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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Mi carezzo una ruga e me la stiro

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giovedì, 25 giugno 2009

L'importanza di " A-S-S-S " (*)

Una bambina va a scuola e all'intervallo chiede alla maestra : "Quali sono le cose più importanti nella vita?"
E la maestra: "Gli aggettivi, la matematica..."
E la bimba: "No! A-S-S-S!"
Il giorno dopo ci sono i colloqui e il papà di questa bimba ci va, e mentre la maestra spiega, viene fuori che sua figlia (del papà) ha detto che le cose più importanti nella vita sono A-S-S-S.
E il papà dice: "Certo! Sennò che sono? Gli aggettivi e la matematica?".
Il giorno dopo a scuola la bimba alla maestra: "Quali sono le cose più importanti nella vita?"
E la maestra: "A-S-S-S!"



(*) Ove la S, onomatopeicamente ricalca quella del cantante Jovanotti. Si tratta cioè di una S zeppolosa, quel suono che fuoriesce quando la punta della lingua poggia tra le arcate dentarie anziché sul palato ed impedisce perciò alla S di sibilare correttamente. A-S-S-S!
postato da: fuoridaidenti alle ore 19:39 | link |
categorie: filialia
sabato, 13 giugno 2009

Sferaquantica Un incubo reale

Chick67 (professore, ricercatore, non lo so) è uno tra i tanti che ho conosciuto nella rete (in senso virtuale; non ci siamo mai visti). Ci siamo scambiati opininioni sui libri, in Anobii. Aveva un blog, Chik67, che adesso ha chiuso i battenti. E gli avevo scritto che era un peccato, perché, oltre che lettore, ricercatore e non so che altro, Chik67 scrive molto bene. Stamattina mi ha lasciato un messaggio

"Bentornato su Anobii. Visto che tempo fa mi avevi chiesto del mio blog ti mando l'indirizzo di un instant blog che mi serve per masticare un po' di ore - magari ti ci fai su una risata."

Sferaquantica

Chik67 sta approfittando di un bug per postare da un albergo molto lontano quello che lui ed altri ricercatori stanno vivendo in questi giorni.
Non anticipo altro.
Vi invito a leggerlo.

(Aggiornamento delle 20.30)
Il blog cui il link fa riferimento per ragioni di... privacy è temporaneamente inibito.
Qui habuit habuit habuit.
Qui dedit dedit dedit.



postato da: fuoridaidenti alle ore 10:41 | link |
categorie:
mercoledì, 10 giugno 2009

Ricordandoti

Avevamo litigato per quel post (che cazzata; si potrà litigare per un post?).
Da allora è passato un anno e mezzo.
Un anno  è passato invece da quando sei morto.
Oggi sarebbe il primo anniversario.
Allora mi sono riletto i messaggi che ci siamo mandati in privato.
Da scompisciarsi.
Spomodorando, i termini che usavi.
Spero ci sia Schopenhauer là, e Isherwood, e Simenon, che gli piaceva la figa.
Mi manchi.
TI ho voluto bene.
E' un bene avere un blog inibito ai commenti, alla fin fine.


"...con quell'aria da commiserazione che quando entro in quel blog i miei maroni si mettono a lutto.
stai bene, fratello, problemi non ce ne saranno."
Maria Strofa
postato da: fuoridaidenti alle ore 11:00 | link |
categorie: sciapò
venerdì, 05 giugno 2009

One Very Important Thought



Bangkok, 27/5/09

Ciao Mauro,
un'altra cosina da un altro paese.
Questa non è una cartolina ma il disegno di un bambino birmano che frequenta una della circa 60 scuole che ci sono a Mae Sot, cittadina tailandese al confine con Burma dove si stima ci siano circa 250.000 MIGRANT WORKERS ossia i (illegibile) che passano il labile confine tra la Thailandia e la Birmania per scappare dalle persecuzioni etniche e per trovare un lavoro che dia un poco di sostentamento.
E' un contesto molto interessante e con davvero tanti bisogni dimenticati.
Ecco, le casette qua son così: palafitte in legno e capanne con strutture in bambù e tetti di foglie intrecciate.
E poi chissà, forse questo bambino vorrebbe una bici.

                                        Un saluto
                                         Vouvoltar
                                                                           illegibile
                                                                           illegibile

P.S. = Bello il progetto "Cornice"




Non è buonismo da due soldi, caro Vou, ma fammi sapere se, come e cosa fare per procurare, a questo bambino o a un altro, una bicicletta.
Quel post, Cornice, anche se non ha vinto è stato pubblicato qui e ne sono soddisfatto (anzitutto per la disegnatrice e poi per voi, tutti quelli che mi hanno spedito cartoline da ogni parte del mondo).
Ho ordinato qualche copia del libro e sarò felice di mandartene una sicché dammi il tuo indirizzo
Mi trovo nel mio ufficio e ascolto i Boards of Canada (conosci?)
Il titolo del brano dà il titolo a questo post.
E' una coincidenza che mi ha fatto sorridere.
Pensieri molto importanti e in mezzo un mare di cazzate.
Vado; se esiste un dio, ti benedica.
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:50 | link |
categorie: e graziassĂ i
lunedì, 01 giugno 2009

Da questa parte e dall'altra, niente a pretendere, il confine

Non so se hai presente quei racconti americani dove la descrizione delle cose, le situazioni, le storie, non hanno, non sembrano avere l'obiettivo d'inchiodare il lettore ad una trama e lasciarlo - di qualunque cosa si tratti, comunque vada a finire - con un insegnamento, una sorta di morale. Danno l'idea di quadri, pictures at an exhibition, astratti o iperrealistici e non si può che osservarli, assaporarne la bellezza, la drammaticità, il taglio, l'incidenza della luce, la maestria dell'autore, l'impatto cromatico. Insomma, è un'esperienza estetica tout court. Ti ho sognato che erano grossomodo le 5. Lo so, perché mia moglie si è alzata dopo un poco e quando ha il turno di mattina si sveglia proprio a quell'ora. Mi è sembrato naturale ripercorrere  - questa volta con la coscienza bene all'erta - il sogno che evaporava, provare a non dimenticarlo. Mi avevi scritto un messaggio, come sto facendo adesso. Siamo (do un'occhiata in giro, mi trovo senz'altro nel mio ufficio; oltre i vetri del divisorio c'è gente che si affaccenda, qui invece c'è il silenzio delle piante, dei quadri e delle stampe, qualche libro, le circolari, tre meravigliose pubblicazioni di opere liriche (testo, cd, dvd) che ogni tanto, quando mi prende voglia, ascolto) siamo, dicevo, nella realtà della piena coscienza delle cose, quell'esercizio della mente che - inserito il senso del tempo - analizza, confronta, si concede malinconie e azzarda previsioni e a ben pensarci è come se tutto ciò che ho detto (intendo all'inizio, presentando il  contesto del mio sogno) fosse al di là di uno specchio e non mi fossi, non ci fossimo, tu ed io, mai mossi. Mi scrivevi, come sto facendo adesso; tu in un sogno, io in questa veglia confusa. Non mi conosci se non per un contatto una volta; peraltro fu un contatto del tutto incidentale (e ti rimando, come dire, la palla in questo istante, immaginandomela rotolare lungo un campo brullo e desolato; rotola, questa palla, per inerzia; velocità costante, nessuno sbalzo, verso un orizzonte - quale che sia - come in un quadro iperrealista). Mi mandavi dunque un link a cose tue scritte tempo addietro. C'erano tranches de vie, poesie, qualche appunto sparso. Non ho memoria di nulla: nessun dettaglio, nemmeno una parola, forse un'intestazione, qualcosa vagamente di verde e in grassetto. Ho memoria però del senso di condivisione; qualcosa come ciò che provo in questo istante. Ti scrivo da questa parte e tu mi leggi. Sei solo, chissà, incidentale, un desiderio.



(Mi chiedo, quando scrivo queste cose, che cazzo voglio dire)
postato da: fuoridaidenti alle ore 10:11 | link |
categorie: fumus et fragmenta
martedì, 19 maggio 2009

2000 l'ora, una paga di merda

26/8/78
Tu dici che la vita è lavoro ed è così, certamente. Io ricordo com'è fatto il tuo modo di amare, così pieno di sofferenze, di discrezione, mentre ti passi la mano nei capelli e non parli, e lasci che le cose seguano il loro corso e il cuore ti si spezza. Io sto seduto sotto un albero, circondato da odore di paglia e ortiche. Sono stanco e sudato e mi ricordo di te. Semplicemente. C'è un cane che mi ha seguito tutto il giorno nel lavoro (sto raccogliendo le pesche a 2000 lire l'ora, una paga di merda) e ora riposa qui vicino, stanco anche lui. Questo cane ha il tuo sguardo ed è triste e sebbene tu possa pensare che queste siano divagazioni romantiche ti assicuro che è così. Ai miei piedi c'è un canaletto d'irrigazione, ma ora è chiuso e secco. Sassi e fango rinsecchito e qualche mosca, una bottiglia di vino più giù e cicche di sigarette, alcune accese, altre no. Il posto è bello e magari meriterebbe un ricordo migliore, ma io e il cane siamo tristi e stanchi (è la terza volta) e non abbiamo voglia di pensare cose particolarmente complicate. Le cose belle vengono da sé, rimane il problema di comunicarle; con un ricordo, con un odore, forse, con diecimila flashback di nostalgia (è una parola sostitutiva per "amore"?). Sì, caro-vecchio-giovane-padre-amico-compagno-fratello, le mie gocce di sudore, le mie lacrime di questo momento sono tue, come le preghiere al fuoco e alle stelle della notte carica di angoscia e di dolore. La vita è lavoro, è ricerca, è amara ed io non so se cercarla nella lotta allo stato o alla ricerca di dio. L'unica cosa schifosa che ci separa dai prati teneri di un tempo è dimostrare quel che si vale ed io devo fare un po' di danaro a prezzo di sangue per potermi allontanare dalla città mangia-affetti, per poter studiare (mi interessa, sai), per poter suonare, dipingere, piangere, scrivere, leggere. Io soffro quando suono, quando dipingo, quando piango, scrivo o leggo, come te sul letto il pomeriggio e in tutti i posti dove non posso attualmente vederti. Solo così io sento l'amore. Così io vivo e rido e piango. Come ora.

Mauro                                                                          Sommacampagna (Verona)
                                       
Un Bacio a tutti



Succede che metti a posto i cassetti (è una pratica burocratica post mortem anche questa, né più né meno che i vari certificati, girare per uffici, studi notarili, commercialisti), questo me lo ricordo, questo lo butto, questo lo regalo. Nell'angolo c'è un pacco con delle lettere (che non avrei mai letto, e difatti non l'ho fatto, ho letto soltanto questa perché ho riconosciuto la mia scrittura), biglietti di auguri e qualche disegno. Nel 1978 avevo 19 anni, non ero né carne né pesce dopo il liceo, ero (lo sono ancora, ma all'epoca di più) assai inquieto. Ci fu uno scazzo con mio padre un giorno, non ricordo il motivo, preparai le mie cose, uno zaino, la chitarra, aprii la porta di casa e me ne andai (tornai l'anno appresso, ma non ho voglia di parlarne). Non ricordavo d'avere scritto questa lettera, di averla scritta peraltro proprio a lui. Non ricordo di averne parlato in seguito. Ci leggo, trent'anni dopo, i germi di quel che sono diventato. O meglio, mi pare di non essere mai cambiato, di essere sempre stato quello, allora come adesso (certo, più stronzo adesso). Mi pare di avere già detto tutto allora, e molto, molto meglio.
postato da: fuoridaidenti alle ore 21:41 | link |
categorie: fumus et fragmenta, filialia, paternalia
giovedì, 14 maggio 2009

Fragmenta

Mi sei morto dentro tante di quelle volte quest'anno (pensarti morto, immaginarti morto), che adesso che ci siamo (perlomeno così sembrerebbe) mi sento completamente spiazzato, fuori sincrono con lo scorrere degli eventi...

"Quello che danneggia l'agonia degli uomini è il tralalà...".



postato da: fuoridaidenti alle ore 09:29 | link |
categorie:
mercoledì, 08 aprile 2009

L'Aquila non c'è più

postato da: fuoridaidenti alle ore 19:22 | link |
categorie:
lunedì, 30 marzo 2009

Cornice (Giulia Argnani)



Giulia Argnani, nel blog LaMatitaDiGiulia ha pubblicato la sua interpretazione di Cornice
postato da: fuoridaidenti alle ore 17:42 | link |
categorie: e graziassĂ i
mercoledì, 18 marzo 2009

Letargia (zefiro è dolce, sento Aprile alle porte)

Postare quello che i contatori statistici segnalano è come segnare a porta vuota, si sa.
Date un consiglio, dite qualcosa a sto disgraziato.


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18th March 2009 16:06:18 www.google.it/search?hl=it&q=MI E CAPITATO PIU DI UNA VOLTA CHE MENTRE FACCIO L%27AMORE CON MIA MOGLIE LEI SBADIGLIA E A ME QUESTO FATTO DA MOLTO FASTIDIO&btnG=Cerca con Google&meta=&aq=f&oq=
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postato da: fuoridaidenti alle ore 16:52 | link |
categorie: casi umani, truculenze

In qualche modo, in una qualche misura

Divano di casa mia, 17/3/2009, 22 circa, sto guardando chi c'è e chi non c'è su Feisbùk, mia moglie a fianco uncinetta, la creatura legge qualcosa e tra un poco andrà a dormire, la televisione è appicciata e va in onda  "Ballarò". Guidi, Confindustria. Nel suo intervento conto quattro "in qualche modo". Poi Cipolletta. "in una qualche misura". Ne conto cinque. Conteggio approssimativo il mio, certamente; in fin dei conti sto cazzeggiando al pc. Penso a Pontiggia, Giuseppe Pontiggia, alla sua voce che sembrava uscire con sforzo, voce di gola. Penso a Joyce, "I morti", commentati da Pontiggia. Penso a una strada che adesso faccio molto di rado. La percorrevo almeno una volta alla settimana. Potevo ascoltare la radio intanto che guidavo. Era sintonizzata sul terzo canale. Farenheit. Ecco dove mi porta Pontiggia. Anzi, dove mi porta "in qualche modo, in una qualche misura" Pontiggia. Certe volte ho partecipato a quel gioco che fanno a Farenheit, quello di indovinare il libro. E' passato qualche anno, diversi anni. Chiamavo col cellulare, quasi sempre non beccavo la linea. Una volta ci sono riuscito. Mi hanno risposto. Ho detto il nome del libro. "Il vecchio e il mare". "Esatto, però già è stato indovinato". Vabbe', resta la soddisfazione che qualcuno l'abbia raccolto. Che poi, se hanno già indovinato perché rispondi? stacca il telefono, no? Qualcuno su Feisbùk  mi fa notare che Cipolletta arriva a cesellare addirittura  "una misura che in una qualche misura" e il resto importasega. E' tutto un, come dire?, come dire. A me piace anche scriverlo per inciso, come dire. Penso alla 'O Connor e al linguaggio naturale. Ma se mi stai indicando una ricetta per la crisi economica, una formula che funzioni, che sia, come dire (mo' ci vuole come dire), una terapia, dunque qualcosa di efficace, qualcosa che deve eliminare un problema, cazzo, un problema assai grave, non puoi spiegarti dicendo "in qualche modo". Perché il problema, iocristo, è proprio qual è il modo.


IN QUALCHE MODO – Emergente, anzi emerso. In alcuni intellettuali avalla l'idea che, «in qualche modo», tutto si possa dire e che si possa dire tutto. Che la prigione è l'unico spazio libero che conosciamo. O che il presente è il ricordo del futuro. In qualche modo.

Giuseppe Pontiggia, "Le sabbie immobili"
postato da: fuoridaidenti alle ore 10:21 | link |
categorie: fanculamenti, fumus et fragmenta
martedì, 17 marzo 2009

Se solo ricordassi il nome, l'etichetta

Finì che mi stravaccai sul divano, la bottiglia appujata sullo sgabello Kartell di fianco, quello che pare un'anfora verde acido; insomma, questa bella bottiglia di grappa morbida barricata (non mi si dica nient'altro, non mi si dica la preferisco secca o che è stu barrique o che il barrique nasconde le magagne perché altrimenti obietto che sì, questo accade sovente, ma la grappa in questione, di cui non rammento il nome, questo a causa di quel che poi avvenne e che ancora non ho detto, la grappa summenzionata, stavo dicendo, che poi a me questa parola, intendo menzionare, fa venire a mente minzione, dunque pisciare, un po' come supporre, supposizione, banale, lo so, ma mi riporta a supposta, suppurazione, sicché brufoli schiattati, pedicelli, lo squizzo di grasso e le madonne tra i denti per queste unghie cattive che vanno a spremerti, a strizzarti, schizza dovunque il grasso del brufolo e stai attenta perlamadonna! c'è caso s'azzecca sul colletto della camicia e magari c'è il filetto finale (non ti dico filetto che mi fa pensare), il filetto di sangue che dà quel punto di colore e di 'nguacchio irrimediabile su quella cazzo di camicia, da un lato lo 'nzevato del pedicello, dall'altro il sangue, mi sa che 'sta bottiglia me la finisco e vafangul' ai cinquant'anni.


On Air
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:36 | link |
categorie: fumus et fragmenta, truculenze
domenica, 08 marzo 2009

Cornice (Ricami di Colla)



Lara Norscia, nel blog Ricami di Colla, ha pubblicato la sua interpretazione di Cornice.

Nel post con cui presenta il suo lavoro Lara cita uno dei miei libri preferiti.
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:39 | link |
categorie: sciapò, e graziassài
venerdì, 06 marzo 2009

Cornice (ad Alessandra, che peraltro non conosco)




E così finalmente siamo on line.
Il merito - come ho già detto - è tutto tuo.
Un ringraziamento va a quelli che mi hanno spedito le cartoline, ovunque si trovino adesso.
Ma voglio dirti due cose, qui, adesso, due cose cui tengo.
Mi hanno commosso quei fili (il colore, il tratto volutamente incerto) con cui hai linkato le cartoline alla bambina (sono radici? ma sì, sono radici).
E mi ha commosso in particolare l'ultima tavola: si porta via, quella bambina,  i  (miei) ricordi come se fossero palloncini e c'è un'ombra tremenda e bella oltre la soglia; infine, la bambina ha il sole negli occhi.
Ogni tavola è in sé una cartolina.
Volevo dirti questo, ringraziarti ancora.
In fondo, ci siamo scritti e illustrati l'un l'altro senza conoscerci affatto, e questo non capita spesso.
Non a me, perlomeno.
E' stato bellissimo.
Grazie, grazie ancora.


M.
postato da: fuoridaidenti alle ore 11:23 | link |
categorie: sciapò
lunedì, 09 febbraio 2009

La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere il burattino: lo mette a letto, e chiama tre medici per sapere se sia vivo

"Vorrei sapere da lor signori" disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio
"vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia vivo o morto!..."

A quest'invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio, poi gli tastò il naso e il dito mignolo dei piedi: e quand'ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:
"A mio credere il burattino è bell'e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!"

"Mi dispiace" disse la Civetta "di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero".

Carlo Collodi (1881) "Le avventure di Pinocchio" Cap. XVI

postato da: fuoridaidenti alle ore 21:43 | link |
categorie: fanculamenti, truculenze