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Blogger: fuoridaidenti
Pantofolaio, specie se è freddo, è acceso il camino ed oltre al libro non c'è nessuno tra i coglioni

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giovedì, 27 marzo 2008

Sinistra e Destra

Ciascuna al lato - sinistra e destra - a sé corrispondente, poggiano lungo le cosce flesse del mio corpo sì che passa quanto basta di spazio onde evitare che sudino tanto i palmi che le cosce, là dove queste a quelli son congiunte.
E' quasi l'alba, fa caldo sotto il piumone.
Si sono incontrate e scontrate, nella notte, sinistra e destra, più volte, bisbigliandosi cose a modo loro (vale a dire loquendo tattilmente, abborracciando, come può questa lingua parziale e in fondo muta; lingua di pelle, mediazioni di dita).
E' capitato che siano state interrotte nel mezzo d'un vivace scambio di opinioni e perciò dunque abbiano provato dispiacere, rammarico, sgomento, impotenza, frustrazione, un senso di per nulla sgravato, d'incompleto; insomma, un malloppo di cose dentro il gozzo (metaforicamente parlando, stante il caso).
E' capitato poi che un certo raccontare, vuoi per il tema, vuoi per il modo d'esporlo (come dire? una carezza leggera verso il polso, lì dove pulsa la vita, lo sapete, è come se venisse risucchiata e percepita fin nell'imo, come un tiro di coca, dritta diretta dove simboli, parole, inconscio individuale e collettivo fanno una massa fusa tuttosenziente e in fin dei conti di sé propriocettiva) abbia preso derive inaspettate, spumeggiando e schiumando e tracimando.
E' capitato (d'altronde, stando lì a mescolare, a permutare, a combinare, direi pure giocoforza!) che sia venuta fuori, perlomeno abbozzata, una parabola di cui non vergognarsi.
Ora s'intrecciano (mi rado? non mi rado?).
Cantano i merli (da quanto? non me n'ero accorto).


"Ci sono due tipi di verità: le verità semplici, dove gli opposti sono chiaramente assurdi, e le verità profonde, riconoscibili dal fatto che l'opposto è a sua volta una profonda verità"
Niels Bohr
martedì, 25 marzo 2008

Sapete se Virginia ten'a cosa che bolle?

Schiantano, e di molto, tanto i colleghi umbri che quelli toscani (pur senza comprendere appieno; anzi, comprendendo assai poco).  Evidentemente c'è qualcosa di universale. Play
postato da: fuoridaidenti alle ore 16:34 | link | commenti (2)
categorie: sciapò
sabato, 22 marzo 2008

Se non è invano è bene allora nominarlo

E' appiccicata al frigo, e si chiama Nzigire. Quando è arrivata (io non la volevo; e non volevo figli, pappagalli, tartarughe, cani, gatti, non volevo niente; volevo starmene senza pensieri per la testa, vivere di vini e cene a lume di candela, di cinema, vestiti e belle donne, tennis e nuoto e magari qualche viaggio) quando è arrivata era pinzata su un cartoncino grigio. L'abbiamo aperta (quelle scarpe, dio mio! dio, quelle scarpe, dio, dio, da contadino, dio santo, due misure di troppo perlomeno, e quegli stinchi, hai visto che sottili? guarda, dio mio, quelle scarpe, non ci sono parole) l'abbiamo aperta ed ecco lì, Nzigire che guarda l'obiettivo, timorosa. Le hanno detto senz'altro di tenere, immagino, una posa aggarbata ed acconcia e lei la tiene, ha la grazia d'una ballerina triste e non descrivo (dio santo! quelle scarpe, non ci sono parole) non descrivo quel che vedono gli occhi, vale a dire come cazzo è vestita (dio! quelle scarpe) o le macchie sul pavimento (olio di macchina? i banchi, dio! quelli lì sono i banchi della scuola! è dunque questa una scuola, la sua scuola!? )
Ci sono poi dei segni sulla foto, come di penna, qualcuno ha scritto sul rovescio.
La libero dal suo cartoncino.
Leggo il nome: Nzigire.
L'anno di nascita: 1998 (e il mese? il giorno?).
La classe: 3°C.
Il nome del padre.
Il nome della madre.
L'indirizzo per l'invio di eventuali pacchi o la corrispondenza.
L'ultima scritta: Orfana (di padre? di madre? di tutt'e due? dio mio! dio mio! dio mio!).
E' appiccicata al frigo, Nzigire, da due mesi, tra disegni di bambini, foto nostre (al mare, ai giardini), calamite buffe. Scivolo verso il patetico? C'è caso. E d'altro canto cosa credete che mi importi? Non c'è più molto intorno che mi corrisponde. Tra qualche giorno ci saranno le votazioni. Metto da parte cose: matite, fogli, giocattoli, la corda per saltare, qualche vestito leggero, denaro. Ascolto Bach, partita BWV 825, suona R.Bahrami. Sarabanda. Non c'è nessuno, niente, men che meno parole. S'è acceso il forno, con un tic, programmato da prima. Dentro, due sgombri freschi, la nostra cena sontuosa.
postato da: fuoridaidenti alle ore 19:42 | link | commenti (12)
categorie: fumus et fragmenta
martedì, 18 marzo 2008

Peppe e il Nintendo

C'era una volta Peppe, aveva 8 anni e babbo natale gli regalò il nintendo ds peppe il 1° giorno che ci giocò disse
" Cretino perché mi hai fatto perdere e tonto "
il suo babbo gli disse
" Hai mai visto una macchina che butta giù una persona questa è una macchina sei tu che guidi male! "
Peppe disse
" No non l'o mai vista"
e allora smise
postato da: fuoridaidenti alle ore 21:16 | link | commenti (13)
categorie: filialia
mercoledì, 12 marzo 2008

Detriti

Forse è nel gesto del ragazzo, come gli muore l'accelerazione dentro il braccio. Lancia un pezzo di legno, sa dio dove, e disegna una parabola che non convince affatto, nata goffa. Alla catena il cane seguita a latrare e il giorno si va sfaldando in questo spiazzo tra gli operai che smontano, le betoniere, i camion, il nerofumo dei lumi del cantiere. Contemplo i resti della concessionaria d'auto rasa al suolo. Hanno una morte, i muri, nei detriti? Hanno la morte banale degli oggetti? Hanno la morte dei vulcani, delle montagne, dei terremoti, la stessa morte delle frane? Ci è voluto soltanto un fine settimana per radere completamente al suolo la concessionaria. Non c'ero, sono tornato che era già tutto finito. E' stato imboccando la curva, una luce diversa. "Cazzo, lì c'era la concessionaria!" Chissà che sorta di mostruoso macchinario può sviluppare quel potenziale distruttivo. Ci faranno l'ennesimo centro commerciale. I prezzi delle proprietà intorno sono considerevolmente lievitati. Dove c'era un'esposizione di vetture adesso c'è il cantiere. Cumuli di terra rivoltata in onde brune e ordinate, sembra una coltre la terra ripiegata. C'è il casottino degli operai, il cane alla catena e in primo piano la gigantesca montagna di detriti. Il ragazzo lancia il suo legno sa dio dove, e ha una morte ovviamente questo giorno che si sfalda inghiottendosi la concessionaria, i detriti, le montagne, la polvere, le luci, i gesti, i legni, il latrato del cane alla catena. Io penso che quando più tardi accendo il fuoco ripulirò ben bene la stufa, come sempre. E' bello che la cenere finisca nel cassetto e restino solo i detriti del fuoco il giorno avanti, Li sparpaglierò con cura al centro, come fossero un nido di carbone. Sono belli quando prendono di rosso emanando calore. Sono utili. Sono la morte della morte della legna.
postato da: fuoridaidenti alle ore 18:51 | link | commenti (26)
categorie: fumus et fragmenta
giovedì, 06 marzo 2008

Donna Grania di Niccolò (bolognese o modenese)



"Proprio come per la Conservatoria Generale ... il motto non scritto di questo Cimitero Generale è Tutti i nomi, anche se va riconosciuto che, in realtà, queste tre parole aderiscono come un guanto proprio alla Conservatoria, in quanto è lì che si trovano effettivamente tutti i nomi, tanto quelli dei morti come quelli dei vivi...".

C'era solo un signore anziano e aveva addosso dei mutandoni grigi, lunghi fino ai polpacci. Fingendo di cercare qualcosa nella mia borsa l'ho osservato con attenzione. Non era una tuta, quella, e nemmeno un pigiama; erano proprio dei mutandoni lunghi. Comodi, non come i mutandoni d'una volta, quelli di lana grezza che irritavano la pelle; mutandoni moderni, o meglio, postmoderni, progettati con molta cura nei dettagli; c'erano cuciture, ribattiture, sagomature lungo quel che sembrava un complesso campo di forze; c'erano rinforzi, stoffe più chiare ed altre un po' più scure, e tutto pareva dire ergonomia, comfort, tecnica, progettazione.
Aveva un bel viso da attore americano, quel signore; abbronzato, solcato da un'infinità di rughe e un bel cipiglio. Si è seduto e da una borsa tira fuori una scatolina bianca di plastica e la apre. Dentro c'è una catenina d'oro. La mette al collo. Poi, mentre io spiego l'accappatoio sulla panca, lui afferra qualcosa di rosa tra le dita. Sento come un sibilo leggero, una sorta di fischio. Si mette quest'affare dietro un orecchio, poi gira la testa a destra ed a sinistra un po' di volte, torna a sbirciare nella scatolina, sembra soddisfatto. Prende un altro arnese color carne e se lo mette in bocca. Stringe i denti, ho visto chiaramente le mascelle sotto sforzo. Quando esco lui è ancora concentrato, c'erano altri aggeggi rosa e metallo sparpagliati e lui frugava, con quella calma rugosa e sorda, là nel mezzo.
Non riesco a dire ciò che non posso toccare, ciò che sembra anche altro, forse, chissà, potrebbe. E' come se ogni tentativo d'astrazione mi suonasse come esercizio retorico, patetico. L'altro giorno me ne andavo a spasso per il paese quando incontro lo storiografo locale. Eravamo davanti a una chiesa abbandonata, la chiesa di S.Giovanni decollato. Un tempo ci portavano i condannati a morte la sera prima d'impiccarli o di decapitarli. Poi, il giorno di S.Giovanni, che cade in giugno, bruciavano tutti i cappi usati per le condanne. Oggi la chiesa è usata come rimessa. E pensare che dentro ci sono un paio di affreschi attribuiti alla scuola del Signorelli. Anzi, una guida locale afferma che quello a destra sarebbe "del Pinturicchio o d'altro pennello a lui non inferiore".
La tavola riprodotta nella foto si trova nel locale museo del Duomo. E' una "Madonna con Bambino e San Giovannino". Qualcuno sostiene sia un'opera del Pinturicchio. Una voce, non esiste una documentazione, vuole che appartenesse al corredo di Grania, la moglie di Pinturicchio, che qui è morta. Ho fatto un mucchio di ricerche su Grania. Sembra fosse stata una donna scellerata. Ho percorso innumerevoli volte in lungo e in largo i vicoli del quartiere dove pare che un tempo alloggiasse. Ho cercato di ricostruire la toponomastica dell'epoca ma... niente, nella biblioteca locale non c'è niente. Internet mi ha permesso di sapere l'ammontare dalla vendita di certe sue proprietà, e pure quanti fiorini ebbe in eredità. Non so se questa tavola davvero facesse parte del suo corredo. Mi piace pensarlo, pensare che l'abbia voluta tenere per ragioni che in un certo senso me la rendono più umana. Qualcosa come la Gioconda per Leonardo. Io e mia sorella, di fronte a questo dipinto, abbiamo passato interminabili quarti d'ora. Seduti, completamente in silenzio e d'altronde che vuoi dire?
Conosco il luogo dove Grania è sepolta. E' nella chiesa di S.Agostino. Un tempo anche qui c'era qualcosa del Signorelli e addirittura un "S.Nicola da Tolentino" di Raffaello. Oggi invece la chiesa appartiene alle Salesiane ed è praticamente sempre chiusa. Mi sono detto, Mauro, scrivi il tuo pezzo soltanto dopo che hai verificato se c'è una lapide, un segno, un'iscrizione che dica ecco, qui è sepolta Grania. Ma poi ho pensato che, come nel libro di Saramago, hanno ragione quelli del Cimitero Generale. Sebbene la Conservatoria contenga tutti i nomi, tanto quelli dei vivi quanto quelli dei morti, è al Cimitero Generale, che della Conservatoria sembrerebbe una sezione, che prima o dopo tutti i nomi finiranno.
postato da: fuoridaidenti alle ore 17:49 | link | commenti (16)
categorie: minimal stories
giovedì, 28 febbraio 2008

La sorpresa della bambina (Piccole Fiabe)

C'era una volta una signora in cinta che quando gli nasse la bambina fu felicissima (Evviva!! Evviva!!).
Passarono diversi anni la bambina diventò grande aveva 12 anni ed ancora non aveva aperto le finestre.
Il giorno dopo la bambina aprì la finestra e scoprì che non c'éra così tanta luce come pensava ma c'éra uno splendido campo di fiori.


(i disegni. non lo so)
postato da: fuoridaidenti alle ore 22:57 | link | commenti (7)
categorie: filialia
lunedì, 25 febbraio 2008

Buràn: Il Banner

Mi è stato chiesto come fare ad inglobare nel proprio blog il banner di Buràn.
Basta includere nel template le righe sottostanti (dove, lo decidete voi).
Larghezza e altezza, 150 x 150 di default, sono modificabili a piacere.

<a href="http://www.buran.it" target="_blank">
    <img src="http://www.buran.it/img/banner.jpg" border="1" width="150" height="150">
</a>
postato da: fuoridaidenti alle ore 08:30 | link | commenti (5)
categorie: buràn