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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Mi carezzo una ruga e me la stiro

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sabato, 29 ottobre 2005

Magno cum gaudio nuntio vobis

Ehm... volevo dire che quel pezzullo che era finito a sacripantizzarsi, questo qui  intendo dire... ehm... è stato pubblicato pure qui, su supporto cartaceo. Be', forse non dovrei rodomontare così smaccatamente, forse dovrei limitarmi ad ammettere che con molta umiltà ho appena appena sorriso vedendo il mio nick tra gli altri nomi nell'editoriale o il titolo del mio pezzo lì tra il "pescato nella rete". Come sarebbe a dire non dovrei rodomontare? No, no! Lo faccio, altroché se lo faccio. E voglio pure fare uno spot pubblicitario. Mi è congeniale l'aplomb di donna Sofia. In pratica vi dirò...
ACCATTATAVILL!!!

postato da: fuoridaidenti alle ore 14:09 | link |
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giovedì, 27 ottobre 2005

Qualche scampolo aerobico e poi l'apnea

Riallacciandomi al post precedente, zass mi faceva notare che "troppa acqua fa male". Ne convengo e vorrei tranquillizzare tutti. Ne sono ben consapevole. Direi così tanto consapevole, che poi ieri sera a cena mi sono scolato, giusto per dare un pelino di sostanza a tutta quell'acqua, un'ottima bottiglia di "TARAPACA". Confesso che non l'avevo ancora mai assaggiato. Voglio dire, uno parte prevenuto quando ti propongono uno Chardonnay cileno a poco meno di 5 euri la bottiglia. Inoltre un vino bianco che fa 13,5 gradi, voi capirete, è difficile che risulti poi ben calibrato no? Be', ho dovuto ricredermi. E' un vino eccellente. Se vi capita, che ne so, andando a fare la spesa al supermercato di imbattervici, ricordatevelo. "TA-RA-PA-CA".

Dopo i consigli per gli acquisti volevo dire un'ultima cosa. Giusto per esperire cosa significhi il ruolo, diciamo, di novello Sisifo, ieri ho fatto una capatina in biblioteca. Esistono ancora, lo sapete? Le biblioteche pubbliche, dico. Io era da un bel po' che non ci andavo. Avevo sentito della querelle del balzello, il tributo sì il tributo no e via dicendo. Be', mi sono detto, andiamo un po' a vedere come stanno le cose. Ci ho trovato un tot di pensionati che leggevano tre quattro quotidiani cadauno, manco fossero Biagi o Scalfari, e già s'erano accaparrati con rictus ferino riviste come "Panorama" "L'espresso" ma addirittura "Limes" e tanta altra bella robetta aggratis. Ed allora pure io (mica so' fesso!) mi sono portato a casa tre libri del buon CarloEmilio. Tutta roba che da un pezzo volevo leggere e poi, hai visto com'è? scheduli for a quiet moment che non arriva mai. Sicché, prima che mi prenda definitivamente la gaddite (ed io sono ricettivo senz'altro a questa patologia) ho pensato "fammi postare ancora qualcosa di comprensibile". Magari solo per al (he he).

Per un po' non mi vedrete con questa frequenza. Ho deciso di tuffarmi tomo tomo in questi tomi; per pull-boy adoprerò un romanzo di Marìas, e per palette altri due dei suoi deliri. A dire il vero ho in mente la traccia di un racconto. Che radica in quel che mi porto dentro di Borges. Ma mi sa tanto che poi, alla conta dei fatti, verrà fuori, se verrà, con uno stile un bel po' bastardo. Au revoir.

P.S. Ho una venerazione per Don Delillo. Però, per l'amor del cielo, cercate di non incappare in "Great Jones Street"! Se dovesse capitarvi, girate altrove, datemi retta. 

postato da: fuoridaidenti alle ore 16:49 | link |
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mercoledì, 26 ottobre 2005

Quotidianità di uno stileliberista

L'abbraccio dell'acqua mi accoglie rauco e macilento di catarro e d'influenza. Vorrei un microiPod impermeabile da infilare sotto la cuffia di silicone. Metterei le palette alle mani ed il pull-boy tra le gambe e poi nuoterei e nuoterei fino a non sentire più niente. E ci metterei, dentro a quell'iPod, certamente Ruby's Arms*, un bel po' di cool jazz, qualche sarabanda di Bach e come ciliegina finale quella canzone di Imogen Heap** che da quando l'ho scaricata l'avrò sentita almeno un fantastiliardo di volte. La prospettiva, al di là della vetrata, è particolarmente gradevole. Il parco, sullo sfondo, è inondato da un bel sole caldo. C'è poco da dire "Sarebbe meglio che a ottobre facesse più freddo" o "Dove finiremo mai di questo passo"; 'sto sole persistente mette proprio allegria. Io poi mi ricordo che quando avevamo la casa a Massalubrense i bagni li facevo tranquillamente tutti i fine settimana, addirittura fino ai Morti di Novembre. Magari da ragazzi uno 'ste cose le fa un po' più, come dire? spensieratamente, ma comunque se il tempo non t'assisteva non le facevi manco allora no? Be', dicevo, l'abbraccio dell'acqua su un me stesso rauco e catarroso ed anche leggermente incriccato con la schiena stamattina. Bon, anche senza iPod io un po' di cose me le sono cantate dentro uguale e intanto nuotavo. Non c'era nessuno nella mia corsia, l'acqua era calda, non so quanto ho nuotato, ho perso il conto, certamente non meno di due o tre chilometri, sciaff sciaff piano piano con le palette alle mani ed il pull-boy tra le gambe...
Ed è stato come se ti avessi accarezzato tutto il tempo.

Credits
Apocrifo
**CrisalideInversa

postato da: fuoridaidenti alle ore 13:16 | link |
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martedì, 25 ottobre 2005

Un agriturismo

Io abito a un tiro di schioppo dal basso granducato di Toscana e l'altroieri col mio amico Giordano, che festeggiava il compleanno (40 anni), siamo andati a mangiare da Roberto. Con quella barba incolta ed i capelli raccolti nel fazzoletto, che poi gli scendono giù con una coda quasi fino al culo, Roberto ha un'aria da pirata, da guascone. Se mai vi prenderà il ghiribizzo di venirmi a trovare un giorno o l'altro, prometto che vi ci porto in questo posto. Nulla di fighettino, anzi, tutt'altro. Lui è il tipo che ancora si sveglia alle 4 di mattina per fare i biscotti con i semi di girasole. E magari ci ha soltanto due clienti, sicché poi i biscotti che gli avanzano (perché ovviamente una volta che ci mette le mani ne tira giù una quantità industriale) finisce che li regala a destra e a manca. Ma tanto che gli frega, è la sua filosofia. Dopo pranzo (e, credetemi, non c'è un limite al consumo di quel che mangi e bevi; tanto ne mandi giù, tanto lui te ne passa, sempre allo stesso prezzo: 25 euri a pranzo 20 a cena) si cazzeggiava tra una grappa e l'altra (micidiale quella d'olive) a prendersi per il culo su chi fosse più contadino e più terragno e cipollaro tra quei mezzopretacci d'umbri papalini e tra i toscani del basso granducato (io non fò testo, son lazzaro borbonico e mariuolo, l'ho premesso), quando gli faccio "Robè, ma come ti viene a te, ancora 'sto spirito, che tutto intorno non si capisce un cazzo co' 'sta globalizzazione". Allora lui un po' s'è rabbuiato, ha indossato una maschera picaresca e m'ha detto "Vedi, quest'anno avevo pensato pure di chiudere. Ma poi m'è toccata 'na tranvata, 'na botta... la mi' moglie..." gli occhi gli han cominciato a luccicare "Ma che dici? Mi dispiace, porca zozza... Ma... ne vien fuori?" "E che ne so? Stiamo a vedere". I bambini s'erano conciati che non vi dico tra quella terra, i cavalli, le anatre e tutto quanto. Lui allora per stornare il luccicore ha montato la mia piccola sul pony, così, a pelo, le ha detto "Tieniti forte alla criniera" e ce ne siamo andati a fare due passi, in silenzio. Il sentiero era tutto cosparso di ghiande. Ogni tanto ne chioccavano giù, rotolando poi sulla breccia. Giù nella forra il bosco, scuro, fumava. Le colline di fronte, sotto il sole, a sorsi s'arrugginivano la nebbia. Se mai vi prenderà il ghiribizzo di venirmi a trovare un giorno o l'altro, prometto che vi ci porto in questo posto.

postato da: fuoridaidenti alle ore 08:46 | link |
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domenica, 23 ottobre 2005

Strappi onirici

I colpi secchi della tosse di mia figlia alle 7.07 stamattina m'hanno fatto evaporare su uno sfondo grigiastro una vecchia carampana che non so cosa stesse facendo ma che comunque aveva una coltre bianca di capelli a incorniciarle l'orografia avvizzita del volto col quale mi scrutava senza sguardo. "Chissà perché" - mi sono detto - "chissà percome". Poi mi sono voltato dall'altra parte e dopo un poco mio fratello m'ha dato uno scrollone cazziandomi testualmente così: "Cazzo, ma sei nudo come un verme! E mo' che gli inventiamo a tua moglie, me lo dici?". Effettivamente ero completamente nudo per cui mi sono svegliato con un sussulto pensando "Marò, e mo' che ho combinato ancora?" Poi mi sono guardato intorno, tutto era buio e silenzioso, ed ho capito allora ch'era quello un altro sogno che mi veniva a pizzicare direttamente in quella sorta di limbo traditore che è il dormiveglia. Allora, per tranquillarmi, ho allungato la mano sulla chiappa tenera di mia moglie e a quel contatto mi sono in qualche modo rassicurato, ritrovando le coordinate per il paese di Morfeo, dove evidentemente tampinavo una tipa un po' grassa con gli occhiali ed i capelli trattenuti a torciglione con cui dovevo lavorare a non so più quale progetto. Lei mangiava seraficamente una coppa di Nutella a cucchiaiate e quando le ho detto "Spicciati che c'abbiamo da fare" mi ha risposto "Ma perché proprio io con tutta la gente disponibile?" Al che le ho fatto: "Perché io adoro mettere ordine lì dove c'è confusione. Non per niente il call center alla De Agostini l'ho progettato da solo. 3000 chiamate al giorno, ti rendi conto?". Qualcuno mi spieghi tutto questo che vuol dire per favore.

postato da: fuoridaidenti alle ore 19:24 | link |
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venerdì, 21 ottobre 2005

Poi tutto è andato molto velocemente. L'udienza è stata tolta. Uscendo dal palazzo di giustizia per salire nella vettura, ho riconosciuto per un breve istante il profumo e il colore della sera d'estate. Nell'oscurità della mia prigione semovente ho ritrovato a uno a uno, come dal fondo della mia stanchezza, tutti i rumori familiari di una città che amavo e di una certa ora in cui mi avveniva di sentirmi contento. Il grido dei giornalai nell'aria già calma, gli ultimi uccelli nel piazzale, il richiamo dei venditori di sandwiches, il lamento dei tram nelle svolte delle vie alte, quella sonorità del cielo prima che la notte si appesantisca sul porto, tutto questo ricomponeva per me un itineriario da cieco...

Albert Camus "Lo straniero"

postato da: fuoridaidenti alle ore 11:14 | link |
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martedì, 18 ottobre 2005

Senza nome - Blocco note

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder





Passa
lo so io
lo sai anche tu
come sfilacciandosi
questa distanza d'occhi

dove solo un senso di vuoti da riempire è il mondo
un rumore azzurrognolo
fumoso
un rifrangersi sdrucciolo
scheggiato
il tuo nel mio di sguardo
solitudini
che da sempre
s'accarezzano

Hide and Seek (Imogen Heap)

postato da: fuoridaidenti alle ore 13:09 | link |
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venerdì, 14 ottobre 2005

Quel che mi ispirano le tue fossette di Venere

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder


 

Non dirmi ch'è una questione di possesso
di prevaricazione solamente
la piattaforma su cui avvitando s'innerva questo mio contemplarti
a bocca aperta
nell'infinito rimando di quel gesto armonico che il mio desiderio s'inventa
sulla tua spalla sinistra che
sdrucciola
disegna un fuoripista
su cui la spugna lievemente scivola liberando quel trionfo boccoluto che
lo sento
s'arriccia fin dentro qualche punto di me stesso
come un richiamo odoroso
un'esplosione lucente
qualcosa da rimodulare in qualche modo
che solo la bocca il naso la guancia e le mie mani affusolate sanno
percorrendo
gli indici miei
i purissimi profili dei tuoi fianchi
esplorando la baia morbida
e sicura
della vita
che se ci pensi è ben curiosa la circostanza del duplice significato di questa parola
vita
su cui s'arrotolano le parole e fanno presa i palmi
intanto che il volto scosta il sipario di capelli e avvolge
in un affanno d'odori il mistero della nuca
che accoglie
affamata
la bocca mentre i denti cercano
un tenue affondo
un accenno di morso
l'àncora
cui poi la punta della lingua
arravoglia una traccia tremolante.
postato da: fuoridaidenti alle ore 12:50 | link |
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martedì, 11 ottobre 2005

Anche io ti voglio bene.

E' di una sigaretta che sento d'aver bisogno questa sera. Non importa la marca, e nemmeno che la fumi o meno. Mi basta che bruci, mi basta che faccia fumo. Lunghe spire silenziose voglio vedere dipanarsi verso il soffitto, che è un tempo, questo, che pare si guardi alle spalle con un occhio opaco. Sicché ho cercato in tutti i cassetti, che non sono più i miei almeno da vent'anni, finché alla fine ho trovato un pacchetto di "Assos International" con le avvertenze in greco. Dentro, tre sigarette. Ne ho accesa una, aspirandola con gusto. Non male. In bocca mi s'è arrotolato il tempo. Non può far male tutto il fumo - mi sono detto - non proprio tutto così, senza alcuna distinzione...

Hai affogato in un sorriso, domenica mattina alla stazione, il dolore di vederci andare via. Perché, io lo so bene, era "tutto il tuo mondo" a salire sul treno in quel momento. E non importava affatto che tutto questo avvenisse per una breve vacanza e, tutto sommato, per un motivo allegro. Hai sentito sferragliare sullo sfondo quello che, chissà quando e chissà come, non sarà proprio un treno come gli altri, come dire, uno qualunque, ma semplicemente l'ultimo. E allora hai provato a rivestire con un tocco di spensieratezza quella smorfia trattenuta di dolore. Ma il viso non è una superficie su cui possono attecchire sfumature, ma piuttosto macchie. Sicché sorridevi, agitando la mano, mentre gli occhi, castagne di velluto, luccicavano...

Parole separano, parole uniscono. Scrissi una lettera, qualche tempo fa, cercando carta penna e il silenzio della notte. Mi costò molto, non fu facile, non lo è mai. Era un inizio, un tentativo perlomeno. Poi le cose sono andate come sappiamo, di sole parole non si colmano distanze. Fatto sta che ho una manciata di frammenti di carta che mi riprometto di riassemblare, un giorno o l'altro, per poterti rendere, ancora una volta, il puzzle della mia anima stropicciata. Siamo peggio di quel che dicono le parole, ma quando riusciamo a dirle siamo meglio. Quando riusciamo a dirle, certe volte come adesso, siamo semplicemente quello che siamo.

postato da: fuoridaidenti alle ore 13:40 | link |
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lunedì, 10 ottobre 2005

Chi mi ama mi segua

Qui, per adesso. E magari mi lasci qui un commento.
postato da: fuoridaidenti alle ore 11:44 | link |
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sabato, 08 ottobre 2005

Né FIFO né LIFO. Solo e soltanto RANDOM (*)

L'omino alla guida dell'"Ape Web" coi tubolari gialli portava ben calcato sulle orecchie un cappelluccio alla Ellery Queen su cui l'accavallarsi delle ondate d'untume, di sego e d'altri vischiumi imprecisati, oltre ad aver affogato ormai del tutto la trama quadrettata del tartan, formava una variegata mappatura che poteva essere letta e interpretata alla stregua d'una carta geologica: trasgressioni, regressioni, cataclismi, il bizzarro accavallarsi essudativo.
Soffrivano, l'"Ape Web" e l'omino, l'irregolarità di quel tratto di strada secondaria su cui da un po' di tempo a questa parte si stava riversando, causa i lavori in corso sulla provinciale, il traffico pesante degli autoarticolati.
Aveva piovuto di brutto per tutta la mattinata sicché l'ape, che già di suo pareva lì a un dipresso dallo schiantare sotto il carico di legne, vieppiù s'inzaccherava ad ogni buca, collassandoci fin quasi al semiasse e interrompendo - "Orcoìo!" (**) - il tempo giusto dell'affondo fangoso, quel ronzare spetazzante e fastidioso.
"Accamaònna!" (**) - il sobbalzo del manubrio gli estorceva - "su per quest'appettata finirà che mi piglia il brutto male!".
Potrei giurare, seppure mi trovassi giù nel fondo, che non s'accorse affatto di come nacque e morì il corteo di cui lui era, del tutto inconsapevolmente, il primo e più autorevole degli alfieri.

L'automedonte alla guida dello "Scania", alle spalle dell'omino dell'Ape, ruttava allegramente, ben attento alla cadenza, sulle note di "YMCA" dei "Village People".
Riandando mnemonicamente a certe fragranze di fragaglia fritta poc'anzi consumata, lasciò partire infine una violenta scoreggia sull'ultima battuta del refrain.
"Elamadò che afrore!" - disse tergendosi la fronte - "Afrore, veh, da africa. 'Sti neger. Argite a casa!".

Della maestra in pensione -"Insegnante, prego!"- ehm, insegnate Angelina Sinisi non si poteva asserire con certezza adamantina se fosse proprio il corpo in carne ed ossa a veicolare la rossa "Fiesta 1100" piuttosto che non un vecchio dagherrotipo; questo a cagione dell'agghiacciante fissità che il terrore aveva plasmato sul suo volto esangue.
Stringeva lo sterzo - l'insegnante Sinisi - con tale tenacia e tanta ferrea risolutezza, che quasi le si spezzavano le nocche.
Nel contempo pareva pure alitarci, con quel popo' d'incartapecorimento labiale, al punto che non era poi tanto azzardato ipotizzare che fosse, in fondo, quella, una manovra propedeutica all'atto definitivo d'assicurarsi ancor più saldamente la presa del volante a mezzo dentiera.
Nessun contraccolpo pareva subire, di questo drammatico sfracello emozionale, la tricoimpalcatura eretta di fresco dal coiffeur, che era un tripudio di riccioli biancazzurrini diradanti verso una vetta misteriosa; tante lingue, parevano, tutte figlie d'una fiammata pelosa.
Seguiva il camionista - l'insegnante Sinisi - come un'ombra appiccicosa; sembrava una sorta di prolungamento caudale.

Aristide Cibotti da Bologna, alla guida di una Volkswagen Passat bianca, pensava alla sua bella che a pranzo gli s'era presentata con un décolleté, come dire?, così sinotticamente esplicativo, che gli s'era riattizzata fin nell'imo una bruciante e plurifegatosa gelosia.
Grasso al punto tale che la vettura pendeva leggermente dal lato della guida, Aristide Cibotti guardò la strada, poi il retrovisore, incrociò il mio sguardo, che lo sorprese a digrignare i denti, scalò la marcia, sgassò rabbiosamente, e in una nuvolaglia brunita d'oli combusti si bevve insegnante, camionista ed omino dell'ape come, a biliardo, un magistrale filotto.

Serrai dunque la fila, accodandomi al terrore della Sinisi, quando l'automedonte, finestrini abbassati per lo sgasso intestinale e radio a tutto volume, emulò il Cibotti sorpassandosi con fracasso di ferraglia l'Ape che intanto spetazzava a tutto dire.
Riflettendo sulla lunghezza inusitata di certi tempi peristaltici anch'io mi scossi, misi la freccia e m'involai.
Gesto e sorriso, rivolti ai rimanenti, erano carichi d'un affetto crepuscolare.

(*) Teoria delle Code, in senso Informatico
(**)Un tributo a C.E.Gadda, da "Cinema", un racconto de "La Madonna dei Filosofi" 

postato da: fuoridaidenti alle ore 10:36 | link |
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