Ehm... volevo dire che quel pezzullo che era finito a sacripantizzarsi, questo qui intendo dire... ehm... è stato pubblicato pure qui, su supporto cartaceo. Be', forse non dovrei rodomontare così smaccatamente, forse dovrei limitarmi ad ammettere che con molta umiltà ho appena appena sorriso vedendo il mio nick tra gli altri nomi nell'editoriale o il titolo del mio pezzo lì tra il "pescato nella rete". Come sarebbe a dire non dovrei rodomontare? No, no! Lo faccio, altroché se lo faccio. E voglio pure fare uno spot pubblicitario. Mi è congeniale l'aplomb di donna Sofia. In pratica vi dirò...
ACCATTATAVILL!!!
Riallacciandomi al post precedente, zass mi faceva notare che "troppa acqua fa male". Ne convengo e vorrei tranquillizzare tutti. Ne sono ben consapevole. Direi così tanto consapevole, che poi ieri sera a cena mi sono scolato, giusto per dare un pelino di sostanza a tutta quell'acqua, un'ottima bottiglia di "TARAPACA". Confesso che non l'avevo ancora mai assaggiato. Voglio dire, uno parte prevenuto quando ti propongono uno Chardonnay cileno a poco meno di 5 euri la bottiglia. Inoltre un vino bianco che fa 13,5 gradi, voi capirete, è difficile che risulti poi ben calibrato no? Be', ho dovuto ricredermi. E' un vino eccellente. Se vi capita, che ne so, andando a fare la spesa al supermercato di imbattervici, ricordatevelo. "TA-RA-PA-CA".
Dopo i consigli per gli acquisti volevo dire un'ultima cosa. Giusto per esperire cosa significhi il ruolo, diciamo, di novello Sisifo, ieri ho fatto una capatina in biblioteca. Esistono ancora, lo sapete? Le biblioteche pubbliche, dico. Io era da un bel po' che non ci andavo. Avevo sentito della querelle del balzello, il tributo sì il tributo no e via dicendo. Be', mi sono detto, andiamo un po' a vedere come stanno le cose. Ci ho trovato un tot di pensionati che leggevano tre quattro quotidiani cadauno, manco fossero Biagi o Scalfari, e già s'erano accaparrati con rictus ferino riviste come "Panorama" "L'espresso" ma addirittura "Limes" e tanta altra bella robetta aggratis. Ed allora pure io (mica so' fesso!) mi sono portato a casa tre libri del buon CarloEmilio. Tutta roba che da un pezzo volevo leggere e poi, hai visto com'è? scheduli for a quiet moment che non arriva mai. Sicché, prima che mi prenda definitivamente la gaddite (ed io sono ricettivo senz'altro a questa patologia) ho pensato "fammi postare ancora qualcosa di comprensibile". Magari solo per al (he he).
Per un po' non mi vedrete con questa frequenza. Ho deciso di tuffarmi tomo tomo in questi tomi; per pull-boy adoprerò un romanzo di Marìas, e per palette altri due dei suoi deliri. A dire il vero ho in mente la traccia di un racconto. Che radica in quel che mi porto dentro di Borges. Ma mi sa tanto che poi, alla conta dei fatti, verrà fuori, se verrà, con uno stile un bel po' bastardo. Au revoir.
P.S. Ho una venerazione per Don Delillo. Però, per l'amor del cielo, cercate di non incappare in "Great Jones Street"! Se dovesse capitarvi, girate altrove, datemi retta.
L'abbraccio dell'acqua mi accoglie rauco e macilento di catarro e d'influenza. Vorrei un microiPod impermeabile da infilare sotto la cuffia di silicone. Metterei le palette alle mani ed il pull-boy tra le gambe e poi nuoterei e nuoterei fino a non sentire più niente. E ci metterei, dentro a quell'iPod, certamente Ruby's Arms*, un bel po' di cool jazz, qualche sarabanda di Bach e come ciliegina finale quella canzone di Imogen Heap** che da quando l'ho scaricata l'avrò sentita almeno un fantastiliardo di volte. La prospettiva, al di là della vetrata, è particolarmente gradevole. Il parco, sullo sfondo, è inondato da un bel sole caldo. C'è poco da dire "Sarebbe meglio che a ottobre facesse più freddo" o "Dove finiremo mai di questo passo"; 'sto sole persistente mette proprio allegria. Io poi mi ricordo che quando avevamo la casa a Massalubrense i bagni li facevo tranquillamente tutti i fine settimana, addirittura fino ai Morti di Novembre. Magari da ragazzi uno 'ste cose le fa un po' più, come dire? spensieratamente, ma comunque se il tempo non t'assisteva non le facevi manco allora no? Be', dicevo, l'abbraccio dell'acqua su un me stesso rauco e catarroso ed anche leggermente incriccato con la schiena stamattina. Bon, anche senza iPod io un po' di cose me le sono cantate dentro uguale e intanto nuotavo. Non c'era nessuno nella mia corsia, l'acqua era calda, non so quanto ho nuotato, ho perso il conto, certamente non meno di due o tre chilometri, sciaff sciaff piano piano con le palette alle mani ed il pull-boy tra le gambe...
Ed è stato come se ti avessi accarezzato tutto il tempo.
Credits
* Apocrifo
**CrisalideInversa
Io abito a un tiro di schioppo dal basso granducato di Toscana e l'altroieri col mio amico Giordano, che festeggiava il compleanno (40 anni), siamo andati a mangiare da Roberto. Con quella barba incolta ed i capelli raccolti nel fazzoletto, che poi gli scendono giù con una coda quasi fino al culo, Roberto ha un'aria da pirata, da guascone. Se mai vi prenderà il ghiribizzo di venirmi a trovare un giorno o l'altro, prometto che vi ci porto in questo posto. Nulla di fighettino, anzi, tutt'altro. Lui è il tipo che ancora si sveglia alle 4 di mattina per fare i biscotti con i semi di girasole. E magari ci ha soltanto due clienti, sicché poi i biscotti che gli avanzano (perché ovviamente una volta che ci mette le mani ne tira giù una quantità industriale) finisce che li regala a destra e a manca. Ma tanto che gli frega, è la sua filosofia. Dopo pranzo (e, credetemi, non c'è un limite al consumo di quel che mangi e bevi; tanto ne mandi giù, tanto lui te ne passa, sempre allo stesso prezzo: 25 euri a pranzo 20 a cena) si cazzeggiava tra una grappa e l'altra (micidiale quella d'olive) a prendersi per il culo su chi fosse più contadino e più terragno e cipollaro tra quei mezzopretacci d'umbri papalini e tra i toscani del basso granducato (io non fò testo, son lazzaro borbonico e mariuolo, l'ho premesso), quando gli faccio "Robè, ma come ti viene a te, ancora 'sto spirito, che tutto intorno non si capisce un cazzo co' 'sta globalizzazione". Allora lui un po' s'è rabbuiato, ha indossato una maschera picaresca e m'ha detto "Vedi, quest'anno avevo pensato pure di chiudere. Ma poi m'è toccata 'na tranvata, 'na botta... la mi' moglie..." gli occhi gli han cominciato a luccicare "Ma che dici? Mi dispiace, porca zozza... Ma... ne vien fuori?" "E che ne so? Stiamo a vedere". I bambini s'erano conciati che non vi dico tra quella terra, i cavalli, le anatre e tutto quanto. Lui allora per stornare il luccicore ha montato la mia piccola sul pony, così, a pelo, le ha detto "Tieniti forte alla criniera" e ce ne siamo andati a fare due passi, in silenzio. Il sentiero era tutto cosparso di ghiande. Ogni tanto ne chioccavano giù, rotolando poi sulla breccia. Giù nella forra il bosco, scuro, fumava. Le colline di fronte, sotto il sole, a sorsi s'arrugginivano la nebbia. Se mai vi prenderà il ghiribizzo di venirmi a trovare un giorno o l'altro, prometto che vi ci porto in questo posto.
I colpi secchi della tosse di mia figlia alle 7.07 stamattina m'hanno fatto evaporare su uno sfondo grigiastro una vecchia carampana che non so cosa stesse facendo ma che comunque aveva una coltre bianca di capelli a incorniciarle l'orografia avvizzita del volto col quale mi scrutava senza sguardo. "Chissà perché" - mi sono detto - "chissà percome". Poi mi sono voltato dall'altra parte e dopo un poco mio fratello m'ha dato uno scrollone cazziandomi testualmente così: "Cazzo, ma sei nudo come un verme! E mo' che gli inventiamo a tua moglie, me lo dici?". Effettivamente ero completamente nudo per cui mi sono svegliato con un sussulto pensando "Marò, e mo' che ho combinato ancora?" Poi mi sono guardato intorno, tutto era buio e silenzioso, ed ho capito allora ch'era quello un altro sogno che mi veniva a pizzicare direttamente in quella sorta di limbo traditore che è il dormiveglia. Allora, per tranquillarmi, ho allungato la mano sulla chiappa tenera di mia moglie e a quel contatto mi sono in qualche modo rassicurato, ritrovando le coordinate per il paese di Morfeo, dove evidentemente tampinavo una tipa un po' grassa con gli occhiali ed i capelli trattenuti a torciglione con cui dovevo lavorare a non so più quale progetto. Lei mangiava seraficamente una coppa di Nutella a cucchiaiate e quando le ho detto "Spicciati che c'abbiamo da fare" mi ha risposto "Ma perché proprio io con tutta la gente disponibile?" Al che le ho fatto: "Perché io adoro mettere ordine lì dove c'è confusione. Non per niente il call center alla De Agostini l'ho progettato da solo. 3000 chiamate al giorno, ti rendi conto?". Qualcuno mi spieghi tutto questo che vuol dire per favore.
Poi tutto è andato molto velocemente. L'udienza è stata tolta. Uscendo dal palazzo di giustizia per salire nella vettura, ho riconosciuto per un breve istante il profumo e il colore della sera d'estate. Nell'oscurità della mia prigione semovente ho ritrovato a uno a uno, come dal fondo della mia stanchezza, tutti i rumori familiari di una città che amavo e di una certa ora in cui mi avveniva di sentirmi contento. Il grido dei giornalai nell'aria già calma, gli ultimi uccelli nel piazzale, il richiamo dei venditori di sandwiches, il lamento dei tram nelle svolte delle vie alte, quella sonorità del cielo prima che la notte si appesantisca sul porto, tutto questo ricomponeva per me un itineriario da cieco...
Albert Camus "Lo straniero"
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