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Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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lunedì, 30 gennaio 2006

Fossimo presi per incantamento...

Lo sai, papà, cos'è che mi sgomenta? Che a queste prospettive strascicate, all'orizzonte, che c'incatena al corridoio, a queste vie di fuga che, ghignanti, come iene ci hanno rubato l'imprevisto, a quest'indifferenza tutt'intorno in cui stramiamo in silenzio, stanchi cenci, (io che t'osservo, fingo indifferenza, tu che scalpicci, mulinando a vuoto, entrambi stramaledetti e condannati ad un incrocio, ad un espiare nulla) non abbia da contrapporre in fin dei conti altro che un affastellamento parolaio, cantilenare nenie a caracollo, l'urgenza carezzevole che inganni la sorte di sgocciolarsi, alla fine, come piscio, inchiodati, io a questo fiume sordo che ribolle, tu, spero, ancora a quei tramonti africani (t'accendevano lo sguardo, lo ricordo, anche quando "Matare todos!" t'abbaiò sulla faccia il guerrigliero. "Strano", mi raccontasti, "ero proprio sicuro che quella volta ci avrebbero ammazzati. E non avevo la minima paura"). E ti confesso, non mi riesce più di sopportare il peso vuoto di cui m'ingozzo adesso che è tardi e il senso che sottintendo può solo scivolarti addosso senza appigli. T'accodo un acciabattare di pensieri. Stanchi, di questo niente in cui sfumare.

postato da: fuoridaidenti alle ore 21:09 | link |
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mercoledì, 25 gennaio 2006

Svalvolando

Sull'esile equilibrio d'un pensiero, intanto che peregrinamente ragionavo intorno alle dendritiche e misteriose implicazioni d'un eros senza agape (che a breve m'apprestavo a consumare) costì sfociai, e sito assai gradito rivelòssi. Esimermi pertanto non potèi dall'immediatamente fanculare ciò che da qualche tempo già sul gozzo indugiava saliscendendomi con tedio. Orsù! Giteci anche voialtri, svalvolanti! Posto ce n'è per tutti.

postato da: fuoridaidenti alle ore 20:34 | link |
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lunedì, 23 gennaio 2006

Una battuta ruspante

Magari è orograficamente arrazzichita come una prugna secca ma, si sa, in fondo quel che colora una battuta talvolta è solo questione di contesti. La tavola, grezza e scura di castagno, lunga abbastanza ci conteneva una dozzina. Il camino nell'angolo avvampava e lungo il muro di fronte la cucina con file di cappelletti fatti a mano ad asciugare sulla spianatoia. Una poltrona, la televisione su un carrello, il mettitutto con l'alzata a vetri. Oltre quei vetri, torri di bicchieri. Suo genero è un mio amico, ma è juventino. Inoltre tendenzialmente pende a destra, per via di certi affronti che ha subito dai cigiellini; roba passata, oramai sedimenti. Questo fa sì che lui si senta fortemente inibito al suo cospetto. Ma bicchierando, si sa, sovente accade che ci si sciolga imporporandosi le guance. Il fumo poi, metteteci quei cappelletti in brodo, l'arrosto misto, i fiocchi col vin santo... Insomma, quando l'abbiamo messo in mezzo (l'amico, intendo, s'è trovato in minoranza), lui s'è ringalluzzito quanto basta per passare da un'espressione da tapiro a qualcosa di grifagno, di rapace. E allora ci ha raccontato di quella volta che all'ospedale c'era il professore. Non quello che c'è adesso, il piccoletto, quell'altro, quello gigante coi baffi da tricheco e la vociona. Successe che, mentre in sala operatoria preparavano l'intervento per un'ernia, alla monaca, una figliola giovane e aggraziata, con quella voce profonda, perentorio, lui le chiedesse:
"Tenga un po' questo su, sorella, che ho da guardarci sotto".
Fosse cosa voluta, il paziente di qua dalla narcosi, la mano calda, l'istinto primordiale, finì che il professore, sbiecò l'annichilì, la poveretta: 
"Non si preoccupi, sorella, lo lasci pure. Ade' sta su da solo".

postato da: fuoridaidenti alle ore 15:27 | link |
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Il Settimo libro dell'anno

David Lodge "Dura, la vita dello scrittore". Titolo originale "Author, author". 500 pagine. A tratti prolisso un bel po', narra la vita di Henry James. Il pregio maggiore del romanzo è che alla fine ti viene la voglia di (ri)leggere Henry James. E difatti mo' mi spilluzzico "Giro di vite" e così andiamo subito ad otto.

postato da: fuoridaidenti alle ore 08:06 | link |
categorie: mi pregio daver letto
venerdì, 20 gennaio 2006

Cinque strane abitudini (e qui si stoppano)

-Qualora dovessimo fare del sesso insieme abbiate particolare cura della vostra lingerie. Eh sì, sono fissato, lo so. Vi prego, per l'amor del cielo!, d'astenervi dall'indossare il perizoma. Non lo sopporto proprio. Lo trovo volgare, volgarissimo anche indosso alla più perfetta callipigia. Uno slip lavorato va benissimo. Non se ne parli proprio di levarlo né prima né durante.

-Quando mi tiro fuori una caccola dal naso mi piace osservarla con attenzione. Ne misuro il decadere dell'elasticità pigiandola più volte tra il pollice ed il medio. Al termine dell'operazione ne faccio una pallina che sparo via lontano.

-Quando leggo un libro particolarmente interessante è inevitabile che poi la mano destra se ne salga a sfruculiare i capelli. Gratticchia la cute. Qualora dovesse far cadere qualche squama di forfora sono contento. Se la lettura è particolarmente avvincente potrei addirittura spingermi ad assaggiarla.

-Se sono a letto e sto leggendo un libro sicuramente mi sfruculèo il prepuzio con la mano sinistra. Mi limito solo a questo, non cominciate a cercare significati pruriginosi o maliziosi.

-Canticchio dentro di me vecchie canzoni dello Zecchino d'Oro sostituendo i numeri alle parole. Azzecco quasi sempre al primo colpo il numero giusto in modo che la frase musicale finisca sempre con il 10.

postato da: fuoridaidenti alle ore 16:19 | link |
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martedì, 17 gennaio 2006

Un confluire di facce

Originariamente questo post cominciava così: "A ben vedere ci sono certe facce che col tempo tendono a confluire nella stessa". Poi m'è tornata in mente quella volta che con la scuola -credo che mi trovassi in prima media- andammo a vedere le catacombe di S.Gennaro. Non ci giurerei, ma fu probabilmente in quell'occasione che appresi della bizzarra consuetudine, da parte di certe popolane, di "adottare" i morti. Non so se li sceglievano seguendo un criterio ben preciso, né tantomeno se intercorresse tra le parti una sorta di patto sottinteso. Ricordo bene l'ambiente: umido, soffocante, un odore di muffa e di stantìo, la viscida porosità fredda del tufo, lumini ovunque, ex-voto di braccia, gambe, pance, cumuli d'ossa sparsi, tibie,  teschi. Fatto sta che mentre ascoltavamo l'insegnante passò una suora impettita che si fermò (presumo catturata da qualche intemperanza d'uno di noi), ci guardò bene in faccia tutti quanti e infine ci disse: "Cosa ridete, ragazzini? Tutti -un giorno- diventeremo così". Dunque l'incipit originario di questo post m'è toccato cassarlo, esattamente come allora mi si gelò il sorriso, sull'onda tetra e ammonitrice di quel fruscìo monacale che da allora e per sempre s'aggirerà tra quei lumini e quegli ammassi d'ossa.
L'ho osservato ben bene Erri De Luca ieri sera. Riverberava d'un mucchio di facce che ho già visto. Nel silenzio della sala (un po' d'impaccio nell'uditorio attento che si chiedeva "Avrà finito di leggere poesie?") ho preso la mia copia del libro dalla tasca, l'ho sfogliata e poi gli ho chiesto:
"Erri... "Parete Ovest". Leggici "Parete Ovest"".
Lui m'ha guardato (e m'ha guardato Eduardo, Peppino, Nino Taranto, mio zio il capitano, don Ciro il portiere, il barbiere sulle scale del vicolo, l'omino che vendeva le uova casa per casa, il salumiere in piazza, don Mario il verdummaro e un mucchio d'altra gente che sfilava sorniona sullo sfondo inesistente d'una parete -grigia ed umida- di tufo ).
"Parete Ovest", ha ripetuto, come tra sé e sé, "Sai anche la pagina?" 
"Trentotto", gli ho risposto.

Parete Ovest
Sulla parete ovest di pomeriggio finalmente arriva
il sole e scalda l'osso occipitale.
Da centinaia di metri vado sopra centimetri
la faccia contro il muro.
I prismi di quarzite nella pietra dolomia
appuntano spilli di luce biancospina dentro gli occhi.
Due lacrime lubrificano il dorso della mano.
In fondo al diedro il cielo s'avvicina,
ancora una spaccata e lo scavalco.

postato da: fuoridaidenti alle ore 10:44 | link |
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domenica, 15 gennaio 2006

Ieri qualcuno, verso le 6 di mattina, s'è collegato a questo sito e poi se l'è scandito tutto dal principio, mese per mese, con una costanza e una pazienza da scacchista. Minchia! Non tutto è perduto a questo mondo. Amico/a, chiunque tu sia, accetta i sensi più profondi e sinceri di questo mio umile ringraziamento. (ma a fine mattinata... quei coglioni... metaforicamente intendo dire... che sfacelo! che macello!)

postato da: fuoridaidenti alle ore 18:58 | link |
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Solo per tenere il conto di quelli letti

"The black Album" di Hanif Kureishi. Da ricordare per un paio di motivi. L'idea (il reiterarsi dell'imbecillità nel tempo) di bruciare i libri (qui certi fondamentalisti bruciano "1984" di Orwell) che non può non richiarmare alla memoria vari altri falò storici e letterari (p.es. Bradbury di "Fahrenheit 451").  L'aver immaginato con lucida lungimiranza (il romanzo è del 1995) l'acuirsi dei fenomeni legati al fondamentalismo. Per il resto, lo sto dimenticando con il passar delle ore. In ogni caso è il sesto dell'anno.

postato da: fuoridaidenti alle ore 14:38 | link |
categorie: mi pregio daver letto