E ci ho trovato delicatissima poesia:
Chi non fa prova, Amore,
della tua gran possanza, indarno spera
di far mai fede vera
qual sia del cielo il più alto valore;
né sa come si vive, insieme, e muore
come si segue il danno e 'l ben si fugge,
come s'ama sé stesso
men d'altrui, come spesso
timore e speme i cori addiaccia e strugge;
né sa come ugualmente uomini e dèi
paventan l'arme di che armato sei.
E ci ho trovato il buon senso su questioni tremendamente attuali:
LIGURIO: Persuadere alla badessa che dia una pozione alla fanciulla per farla sconciare (abortire)
FRA'TIMOTEO:Cotesta è cosa da pensarla
LIGURIO: Come, cosa da pensarla? Guardate, nel far questo, quanti beni ne risulta: voi mantenete l'onore al munisterio, alla fanciulla, a' parenti; rendete al padre una figliuola; satisfate qui a messere, a tanti sua parenti; fate tante elemosine, quante con questi trecento ducati potete fare; e, d'altro canto, voi non offendete altro che un pezzo di carne non nata, senza senso, che in mille modi si può sperdere; ed io credo che quel sia bene che facci bene a' più, e che e più se ne contentino.
L'ambiente che si schiuse al di là dei battenti era il riflesso brunito delle mie aspettative: tetro, barocco, zeppo di mobili scuri, di tappeti, d'arazzi, specchi e consolle dorate dalle gambe sottili. Vellutò un balenìo di pulviscolo, s'accese, galleggiò d'una sua vita silenziosa all'apertura (una striscia concessa, solo quella, e gialla d'ambra), dei micragnosi scuri. Poi si smorzò, e tutto tornò a tacere. Case d'un altro tempo, avare dei toni forti della vita, di quel che non è mesto, invise al chiasso, dunque, e alle urla, alla luce, e a grida petulanti di bambini, umide e intrise d'una penombra greve, lo giaculare del rosario al pomeriggio.
Avevamo telefonicamente negoziato, e non nascondo l'evidente ritrosìa ("Lasciamoglielo, dài, che ce ne importa? Uno di meno, e poi è ridotto a un cencio"), il recupero del telo di lino che, steso fuori ad asciugare, era finito sul loro terrazzo. Me l'ero visto strappare via da una ventata, planare, accartocciandosi scomposto, e rimanere poi appigliato in mezzo ai riccioli di ferro battuto del balcone.
"Dunque -mi lasci dire- l'aspetto all'ingresso".
"Non si disturbi, signora, posso scendere giù nel cortile. Me lo lascia cadere dal balcone"
"Ma cosa dice? L'aspetto"
"La sento, sa? quando parla alla sua figliola"
"Sì. E' una cosa che adoro. Mi piace leggerle le fiabe, inventargliele, raccontarle le cose di tutti i giorni"
"Si ricordi - io lo so bene, ho insegnato per trent'anni - non sono quelle le cose che resteranno. Resterà l'essenziale: la voce, l'atmosfera"
Quando tua madre ebbe i primi dolori io stavo girando per uffici e sindacati. I cellulari ancora non esistevano. Ci furono risvolti comici in quel travaglio; tua madre si rivolse seccamente al primario (e sì che era uno borioso, quello, ed incazzoso assai) e gli disse:
"Ma insomma, ci sono solo infermieri qui dentro? Lei che vuole! Vada a chiamarmi un dottore!".
Ci furono d'altronde risvolti assai drammatici. Avevi l'ittero che non voleva andare giù, sicché passasti le tue prime settimane sotto una lampada con una benda agli occhi. E una mattina, quando vidi che t'avevano infilato sotto la cute della testa pure l'ago della flebo ("Per reidratarla", - mi dissero - "E' normale, tutto normale amministrazione"), andai vicino, molto molto vicino, a sfasciare mezzo mondo.
Il nome che porti - poi lo scoprimmo - è abbastanza comune in Tunisia. E all'epoca ce l'avevi solo tu.
"Si ricordi - io lo so bene, ho insegnato per trent'anni - non sono quelle le cose che resteranno. Resterà l'essenziale: la voce, l'atmosfera"
Ho atteso un poco, sotto le coperte, accucchiaiato in posizione fetale. Lo faccio sempre, prima di abbracciarla, non mi va di toccarla a mani fredde. Le ho detto "Buona notte". Mi ha risposto, nel sonno, un pastoso "Hmm". Ed ho sentito agglutinarsi dentro il buio lo sbocco di un dolore, come un respiro essenziale.
Vivere è il tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa.
Dopo il commento di Stratagemma è diventato
Vivere è insistere nel tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa.
Dopo il commento di Flounder è diventato
Vivere è insistere intorcinatamente nel tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa.
Dopo il commento di Elena è diventato
Ricordarsi di vivere equivale ad insistere intorcinatamente nel tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa.
Dopo il commento di Stratagemma è diventato
Ricordarsi di vivere equivale ad insistere intorcinatamente nel pericolosissimo tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa.
Dopo il commento è Brezzamarina diventato
Ricordarsi di vivere equivale ad insistere intorcinatamente nel pericolosissimo tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa. Ovemai l'impresa riuscisse, va da sé che la si potrà raccontare.
Dopo il commento di QuotaZero è diventato
Ricordarsi di vivere equivale ad insistere intorcinatamente nel pericolosissimo tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa. Ovemai l'impresa riuscisse, va da sé che la si potrà raccontare. Talvolta resta soltanto un'impressione, come di cose che s'è sfiorato in un istante.
Dopo il commento di Bustrofedon è diventato
Ricordarsi di vivere equivale ad insistere intorcinatamente nel pericolosissimo tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa. Ovemai l'impresa riuscisse, va da sé che la si potrà raccontare. Talvolta resta soltanto un'impressione, come di cose che s'è sfiorato in un istante. Ed è un malloppo, un gliommero irrisolto.
Dopo il commento di Oltranzista è diventato
Ricordarsi di vivere equivale ad insistere intorcinatamente nel pericolosissimo tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa. Ovemai l'impresa riuscisse, va da sé che la si potrà raccontare. Talvolta resta soltanto un'impressione, come di cose che s'è sfiorato in un istante. Ed è un malloppo, un gliommero irrisolto. "Ha un'origine?", ci si chiede, "E quando? E dove?".
Dopo il commento di Mollie è diventato
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Dopo il commento di Ventoditerra è diventato
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Dopo il commento di TirNaNog è diventato
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Dopo il commento di Riccionascosto è diventato
Ricordarsi di vivere equivale ad insistere intorcinatamente nel pericolosissimo tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa. Ovemai l'impresa riuscisse, va da sé che la si potrà raccontare. Talvolta resta soltanto un'impressione, come di cose che s'è sfiorato in un istante. Ed è un malloppo, un gliommero irrisolto. "Ha un'origine?", ci si chiede, "E quando? E dove?". E' un atto creativo, questo non si discute, cui va concessa tutta la nostra fiducia. Un'interpretazione, come dire?, più crepuscolare, riduce il tutto a un turbinìo di foglie. In ogni caso, a un progetto in via di sviluppo. Da esperire in silenzio.
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Ricordarsi di vivere equivale ad insistere intorcinatamente nel pericolosissimo tentativo di recuperare qualcosa che si è perduto. A cominciare dal ricordarsi cosa. Ovemai l'impresa riuscisse, va da sé che la si potrà raccontare. Talvolta resta soltanto un'impressione, come di cose che s'è sfiorato in un istante. Ed è un malloppo, un gliommero irrisolto. "Ha un'origine?", ci si chiede, "E quando? E dove?". E' un atto creativo, questo non si discute, cui va concessa tutta la nostra fiducia. Un'interpretazione, come dire?, più crepuscolare, riduce il tutto a un turbinìo di foglie. In ogni caso, a un progetto in via di sviluppo. Da esperire in silenzio, ammesso che si riesca a ricordarne il perché.