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Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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mercoledì, 26 aprile 2006

Railway happens (1/3)

"'O pozzan' accirer' 'a stu curnut'!", sento distintamente oltre il filtro spugnoso delle cuffie. E' da poco che ci siamo messi in moto, siamo ancora nel granducato di Toscana, ho appena trovato il posto dove assettarmi, m'accingo ad un sollucchero di jazz, l'alternativa essendo la lettura d'un romanzo cui mal s'addice la minima distrazione (si rivelerà poi una vera meraviglia. Antonio Pizzuto, "Si riparano bambole". Ne lessi e rilessi mirabilia qui).
"'O pozzan' accirer' 'a stu curnut'!", ripete la voce con enfasi declamatoria. Nel corridoio c'è trambusto, affanno, tentennamenti catarrali, biascichìi. Poi vedo far capolino una signora, di là da una valigia ch'è più pietra angolare che valigia. Studia la pianta dei posti. M'alzo. Le chiedo il suo qual è. Mi dice il 34. Quello di fronte al mio. M'offro di metterle a dimora il bagagliume. Manco m'arisponne. M'adopro. Vuolsi che il remigar di braccia natatorio mi tenga il tono tònico a dovere, porto a traguardo il grave, con un ìssa! muscolare, là sulla griglia alluminica alla bisogna adibita. Ma in mezzo al corridoio del locomosso sferragliante punto il trambusto non accenna a scemare. Muta in asma l'affanno, sbuffa, anzi monta in marea di strascichi, di pene, di sfriccichìo di buste plastificate et indistinta alia, presumo involti, pacchi, pacchetti, carte di giornale. La vecchia codazzo avèa a comporre una trimurti la cui chiusa occhialuta, sovrappeso e scatarrante erompe sulla scena per aggiornare l'uditorio che l'augùrio, a voce ignota atque gracchiante al cellulare, fosse d'esser rapita del suo bene, ossìa la vita, "'O pozzan' accirer' 'a stu curnut'!", cui seguisse repente anche un deliquio, un percolare imprecisato di sostanze, copioso infine a rinsecchirgliene le spoglia. "Puozz' sculà! Stu curnut'!". Ed ero ancora in terra di granducato.
postato da: fuoridaidenti alle ore 14:40 | link |
categorie: casi umani
venerdì, 21 aprile 2006

Libri

Fino ai quaranta si fischia e si canta
Dopo i quaranta 'na fitta de qua, un dolore de là...


"La Tata e L'iceberg" di Ariel Dorfman non m'è piaciuto affatto (aveva ragione QuotaZero ad inarcare le sopracciglia). Mi porta comunque a quota 24 da inizio anno. Perché non m'è piaciuto? L'ho dimenticato. M'ha appiccicato però un senso, come dire, di prolissità (e detto da me è quanto dire). M'è parso inoltre che la trama fosse in un certo senso inconcludente forzata e stiracchiata in più di un punto.

Invece una gran bella sorpresa si è rivelata l'opera della dottoressa EvaCarriego, alias Lina Dettori, "La famiglia immaginaria". Ci sono effettivamente, ma questo è un discorso che rischia di portarci a Nowhereland, scritture che assumono un sapore assai diverso quando vengono trasferite sulla carta. Voglio dire, al di là del fatto che la preferenza di leggere delle parole da uno schermo piuttosto che da un foglio sia imputabile o meno ad una questione generazionale, è pur vero che se non scegliete un bel bicchiere da degustazione e non lo fate riposare quanto occorre, oppure se non avete l'accortezza di stapparlo ad una determinata temperatura, allora il vernacolo d'un Brunello o d'un Barolo non si distinguerà mica poi tanto da quello d'un Ronco o d'un Tavernello. Beh, "La famiglia immaginaria" la ritrovate nel blog di EvaCarriego. Io vi consiglio di comprarlo. Oltretutto è stampato da dio. E vado a quota 25.

Riletto il grande Alan Bennett ("La signora nel furgone", "La cerimonia del massaggio", "Nudi e crudi", "La pazzia di Re Giorgio"). L'ho invidiato, ovviamente. Fluidissimo, intelligente, te lo sciroppi uno via l'altro che manco te ne accorgi. E vado a 29.

Poi James Hillman, "Puer Aeternus", e ancora sto riflettendo sul concetto di tradimento. I libri di psicologia mi piace piluccarli ogni tanto. Resto esterrefatto dalle conseguenze di certi ragionamenti. Voglio dire, si fanno viaggi davvero sorprendenti. Ci tornerò con più calma su questa cosa, adesso non ho tempo. Promesso. Intanto segno 30 e passo appresso.

Jonatan Coe "La banda dei brocchi". Oh, che dirvi? A me Coe piace. Appena "Il circolo chiuso" passa in second price me l'accatto. Ne "La Banda" c'è perfino un capitolo come la chiusa dell'Ulisse di Joyce. Una sorta di "stream of consciousness". Con i dovuti distinguo, non c'è bisogno d'aggiungere, qui stiamo in un contesto meno pretestuoso e più leggero. Ma resta un gran bel romanzo a mio avviso. E segno 31.

Roberto Bolano. "Un romanzetto canaglia" e "Monsieur Pain". Di Bolano avevo letto "La letteratura nazista in America", dopo un'occhiata a un articolo su Nazione Indiana (che peraltro non ritrovo più e dunque scordatevi il link). Ed ero rimasto affascinato dalla sua prosa cristallina e senza sbavature pur nella catabasi dell'orrore in cui pian piano conduceva il lettore. Questi due romanzetti, che mi portano a quota 33, sono stati come una bella fetta di pastiera napoletana profumata ai fiori d'arancio. "Monsieur Pain", tra l'altro, che tratta di mesmerismo, m'ha riportato alla mente i tiemp' bell' 'e 'na vota di quando Flounder andava per certi locali con dei minivestiti strizzati addosso e i pappagalli appiccicati sopra. Lo so, chi ignora di cosa si stia parlando adesso ci resterà male, ma quel link non lo trovo. Spulciatevi il suo passato, e statevi bene. Ciao
postato da: fuoridaidenti alle ore 09:38 | link |
categorie: mi pregio daver letto
giovedì, 20 aprile 2006

Qual è Fiction? Qual è Reality?

Io Ridge lo ricordavo corvino, mascelluto e con la frangia che gli lambiva i sopraccigli a tal punto che eri legittimato a nutrire più d'un dubbio sul grado di sfrontatezza del soggetto. E Stephanie? Una signora bionda un po' in carne. E Taylor? Una bambola. Oggi Ridge l'ho rivisto incanutito e con la fronte scoperta, Stephanie ammantata d'una nivea pettinatura, Taylor plastificata come "altro da quella Taylor". E allora, intanto che tra i rebbi tre o quattro gnocchi al sugo m'infilzavo, m'è parso così concreto il paradosso per cui la fiction, che è finzione per l'appunto, a distanza di maratona non può che tracimare giuocoforza nella realtà concreta, fatta di carni vizze e rughe e di miopìe che esondano. Realtà. Molto, molto di più di quei reality che invece, ad onta d'una radice etimologica, non possedendo alcun canovaccio che tenga, possono tuttalpiù aspirare ad un anello, due forse, di pista. Per giunta senza ostacoli. Il discrimine, il vero discrimine tra fiction e realtà, è nella capacità di tenere alla lunga. Indipendentemente dalla storia, vera o presunta, che si racconta.
postato da: fuoridaidenti alle ore 16:58 | link |
categorie: melogriflessioni
mercoledì, 19 aprile 2006

Segni di decadenza li percepisci

nel momento in cui -chissà chi t'ha cecato- ti lanci nell'impresa fallimentare d'accaparrarti un biglietto dal sito di "TrenItalia". L'altra volta mi disse parecchio culo, beccai l'offerta "HappyTrain" e con 10 euri viaggiai in prima classe (non funzionavano i riscaldamenti, ma questa è un'altra storia). Memore dell'esperienza ci riprovo quest'oggi, stando parecchio attento a ricalcar le tracce avìte.
Ma quando il dito è già pronto per confermare...
"Siamo spiacenti, la soluzione individuata non è disponibile"
Mi dico "Vabbé, c'è sempre l'alternativa "Viaggia a 15 euro"".
Riformulo la richiesta. Primo step...secondo step...terzo step...tutto bene. Arrivo alla conferma e...
"Siamo spiacenti, la soluzione individuata non è disponibile"
Mi dico "Vabbé, vuoi mettere il contatto umano? Hai visto mai, qualche errore di procedura".
Chiamo l'890... Dopo tre squilli risponde una voce preregistrata che avverte
"L'assistenza costa tot e tot, se va a buon fine aggiungerci altri tot"
.
Io pigio il 2, che equivarrebbe a "Per Prenotazioni e via discorrendo". Mi sbattono subito giù. Riprovo (che so' de coccio). Stavolta prima di chiudere hanno perlomeno l'accortezza d'avvertire che "al momento gli operatori sono tutti occupati". Sicché l'hung up sarebbe -come dire- qualcosa che vi conviene. (Noi lavoriamo per voi, pure quando non lavoriamo). Ve lo consiglio un giretto, se avete i nervi a fior di pelle e l'esigenza di prenotare un treno. Intanto non posso esimermi dall'auspicare che Trenitalia (ex o non ex Ferrovie dello Stato) s'alloghi colà dov'è d'uopo e giusto che sia.
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:42 | link |
categorie: fanculamenti
lunedì, 17 aprile 2006

Quel che manco il polimero poté

fu restaurare quello stacco iniziale (invero assai impietoso). Avete presente, no? Il palmo a quarantacinque gradi, là sul pavimento, quell'area neutra che già mira le terga, laddove se fosse opposto a dove trovasi sarebbe punto ideale per l'impatto tra il budello incordato e la palla a disegnare pregevolissimi top-spin. Dicevo, manco il polimerò poté, e Raffa ed EnzoPaolo, intanto che il Sorcino implorava risposte a quel dilemma, "Lui chi è?", dovettero anelare a una regia un po' compiacente, ad un piano americano voglio dire. Che mai compiacque (fu intenzionale? fu impietosa negligenza?). E dunque tutti osservammo, ad onta del tricobiondume sfavillante, che ruggine trovavasi trentacinque anni dopo dentro il gesto che, una volta elasticando, ricordavamo incipitare quel refrain. E la salita, "Ahùm! Tuca tuca tùuca... Ahùm! L'ho inventato ìiio ", felpata un tempo, incedere felino, grondava adesso di sudore da climbér.
postato da: fuoridaidenti alle ore 10:05 | link |
categorie: melogriflessioni
venerdì, 14 aprile 2006

Anche se è Venerdì Santo

Sai com'è, ce lo dovevo proprio mandare. Per forza.
postato da: fuoridaidenti alle ore 09:38 | link |
categorie: fanculamenti
giovedì, 13 aprile 2006

Faccio in fretta a legarmi alle persone

Noi siamo di parole e di silenzi (profondi -questi- come note già morte). Apparteniamo a cose sbriciolate: frammenti, strappi, sbaffi nervosi, scarabocchi. In un rigo brillammo, talvolta ci concepimmo in un appunto, tra concetti confusi e assai contorti, ancoràti ad un impulso tremolante. Lì, sciampanati, in mezzo ad altre robe: matite, penne, fogli stropicciati, cifre di conti, liste della spesa. Bruniti in mezzo a macchie di caffé. Noi siamo lacrime, simboli rochi per la mente. Ne converrai, noi siamo provvisori. Lo so, mi dici "E' un attributo delle cose. E un concetto banale. Risaputo. Ritrito". Ma tuttavia noi questo ciangottare -che schiuma, lo sai bene, dentro il nulla- questo alternarsi di segnali e di silenzi l'abbiamo attraversato tante volte. Siamo morti e rinati in questo modo. Nel non vederci -e in questo non toccarci- nello sfiorarsi è dunque il nostro senso. E' lì che siamo il meglio di noi stessi. Che dirti? Io non ho amici. O -perlomeno- non veri come voialtri. Li ho persi. E' quel che accade quando emigri. In questi casi ci s'affida un po' a tutto. E tutto è nulla. Fòsfori. Barbàgli. Posso giocarci, ninnarmi quando ho sonno.
postato da: fuoridaidenti alle ore 23:22 | link |
categorie: fumus et fragmenta
mercoledì, 05 aprile 2006

Outing per la Maièlla!


Se pure voi vi sentite del bel numero ditelo forte e chiaro sul vostro blog.
E magari passate pure la voce.

Copyright by ParoleValigia
postato da: fuoridaidenti alle ore 09:41 | link |
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