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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Mi carezzo una ruga e me la stiro

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martedì, 30 maggio 2006

Aggiornamento

Robert Bloch           Belle da Morire
A. Camus                 Caligola
José Saramago        La zattera di Pietra
  ""            ""           Il Vangelo secondo Gesù Cristo

Però non ne voglio parlare. Del primo perché è solo una raccolta di raccontini che ho già dimenticato. Degli altri perché sarei fazioso. Ho un debole per Camus e Saramago.
Quarantacinque.
Da inizio anno.
Non male.
postato da: fuoridaidenti alle ore 19:41 | link |
categorie: mi pregio daver letto
mercoledì, 24 maggio 2006

Poi s'andò a cena al Falco d'oro di Ostia

Con una morbida sterzata, a retromarcia, imbocca l'auto l'ultimo varco libero. Poco oltre -cigolando- una catena sbarra ogni passaggio. C'è brezza, il cielo è sgombro, sui marciapiedi tutt'intorno nessuno. "Entrambi d'acqua, condannati a ritornare". Lo sguardo abbracciò silenzioso la lunga schiera di palazzine anni '50. Ovunque i segni della salsedine e del sole. Pensai a certe speculazioni di quei tempi: lotti di terra destinati ai marinai poi requisiti e dirottati al jet set. Ovunque -adesso- democratico il passare, che cretta intonaci e addenta le ringhiere. La donna ha belle e affusolate le mani, occhi profondi e mocassini intrecciati. E' alta, ragion per cui può risparmiarsi le conseguenze del quotidiano uso dei tacchi. Seguiamo la curva del porticciolo, a passi lenti, al riparo dei rischi di un mistero che percepiamo al di là della scogliera. Dentro, come al guinzaglio, tante barche. Dondolano, allineandosi col vento. Sulla cima d'un pennone -in controluce- una donna lavora a qualche cosa. Sembra a suo agio, non ha nessuna fretta, è un grosso ragno che ha premura del suo nido.

postato da: fuoridaidenti alle ore 14:49 | link |
categorie: minimal stories
martedì, 23 maggio 2006

Petali

Ha di certo un suo fascino l'architettura del ventennio; nondimeno inaspettate utilità (in ambiti, intendo, del tutto avulsi da quelli originari). Metti -ad esempio- i portici. Così bianchi e spaziosi, così rigorosamente squadrati e luminosi, sono il luogo ideale dove disporre al meglio i tavolini ad uso d'una clientela dedita al vizio del fumo.
Per quattro lunghi anni non l'avevo mai vista mangiare. "Io non mangio", ripeteva. Ed io, che l'incontravo solamente in pausa-mensa, già lo sapevo che avrei sorbito solo un caffé. Amaro, tutto d'un colpo solo, subito dopo accendendo una sigaretta. Marlboro Oro, mi pare lei fumasse. Col tempo c'eravamo persi di vista. Mettici gli imprevisti, le riunioni dell'ultimo minuto, a lungo andare non l'avevo più cercata. D'altronde -in quanto a questo- neanche lei. Mi tornò a mente nel mezzo d'un mattino molto freddo. Un collega mi raccontava d'una sua amante, una che gli diceva sempre "Io non mangio". Fuori tirava un vento teso. La chiamai. Fu molto felice di sentirmi. L'invitai a pranzo. "Prendo solo un caffé" -mi interruppe- "lo sai, io non mangio". Finì che ci mettemmo a girare per il quartiere, i negozi erano carichi di merce, era periodo di vendite promozionali. In fondo al viale, austera, si stagliava la basilica.  Entrammo. Non so come siete messi voi con la religione, a me quel posto ispirava tutt'altro. Sembrava di stare in un ospedale, oppure agli uffici del comune, o tuttalpiù sull'altare della patria. Facemmo un paio di giri in silenzio. Lei mi disse "Qui dentro siamo entrambi fuori legge", indicandosi l'anulare vuoto. Uscendo, sullo spiazzo, c'erano petali sparsi. Neri. Lo interpretai come un brutto presagio. Ma per fortuna non accadde nulla.

postato da: fuoridaidenti alle ore 09:58 | link |
categorie: minimal stories
lunedì, 22 maggio 2006

Note a margine di una festa domenicale

Grigia quella porosità che t'imprigiona
cui torno a volte, come i saluti alla stazione.
In fondo tutto è un misurare di distanze.
L'amica, che è ingrassata, non sa ancora se mi ci porta poi a mangiare lì ai quartieri.
Ma ho costole perdute, com'è giusto che vada.
Passeggiano oltre lo specchio degli occhiali.
Intorno è fumo di salsicce sulla brace, e a mezzanotte di fuochi d'artificio.
E non ho fatto caso, mi son detto, se è tempo ancora di lucciole tra il grano.

sanpasquale

"San Pasquale di Bailonne
 protettore delle donne
 datamméllo nu marito
 bianco, russo e saporito
 comme a vuje, tale e quale
 gloriosissimo San Pasquale"

postato da: fuoridaidenti alle ore 12:13 | link |
categorie: fumus et fragmenta
domenica, 14 maggio 2006

Comunicazione di Servizio

Per tutta la prossima settimana sarò off line (a meno di riuscire sporadicamente ad accerede alla rete). Statemi tutti bene.
postato da: fuoridaidenti alle ore 14:57 | link |
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Altri Libri (e sono arrivato a 41)

M'ero scritto un bel pistolotto d'una decina di righe per spiegare per quale motivo, sostanzialmente, questi tre libri di McGrath non m'erano piaciuti ("Martha Peake", "La città fantasma", "Port Mungo"). Ma poi perché tediarci l'un l'atro se alla fine non mi sono piaciuti? Non mi sono piaciuti, punto e basta. Paraculate prolisse, non decollano mai, non irretiscono. E scritte pure male. Magari ne parleremo tra i commenti se a qualcuno interesserà approfondire. Invece molto belli si sono rivelati "Puttane Assassine" e "La pista di ghiaccio" di Roberto Bolano. Il primo è una raccolta di racconti, il secondo un giallo (ma definirlo giallo è molto ma molto riduttivo). Bolano aveva una grande caratteristica a mio avviso, e cioé quella di rendere plausibili certe circostanze assai azzardate e comprensibili certe trame assai improbabili. "Puttane Assassine" si apre con un racconto il cui protagonista è un fotografo, un artista mite, un uomo che ha sempre ricusato la violenza, spedito in India per realizzare un servizio su certe, diciamo così, derive della sessualità. Si troverà a fare i conti con la Madre che è dentro di lui, E questa cosa sconvolgerà la sua vita. C'è un'immagine che difficilmente dimenticherò. Riguarda dei ragazzini destinati ad essere castrati perché dovranno rappresentare, per una settimana, una certa divinità, e la divinità pretende un involucro asessuato. Be', il fotografo resta affascinato, penetrato, nel senso più profondo che il termine fascinazione evoca, dall'espressione di terrore e divertimento che nel medesimo istante trapela dal volto di quei bambini. Bolano, una prece per lui, lo dice benissimo. Le mie parole sono soltanto l'eco di un'eco. E chiudo qui, glissando su "Pista di ghiaccio" e pure su "Letteratura nazista in america". Leggetelo Roberto Bolano, ne vale davvero la pena.
postato da: fuoridaidenti alle ore 09:56 | link |
categorie: mi pregio daver letto
mercoledì, 10 maggio 2006

E siamo a Trentacinque

"Il bello ed il sublime concordano in questo, che entrambi piacciono per se stessi"*.
A dirla tutta la citazione continuerebbe, facendosi via via più incomprensibile (parlo per me, ovviamente). Dunque la stoppo qui, e scusatemi tanto. A me pare già bella densa di senso nonché -e non è cosa da poco- ambigua quanto occorre affinché ognuno poi l'interpreti a piacere. Come montare un puledrino senza briglie.
"Il bello ed il sublime concordano in questo, che entrambi piacciono per se stessi"*.
E direi che descrive esattamente ciò che avrei detto io stesso del romanzo (ma è un romanzo poi?) "Si riparano bambole" di Antonio Pizzuto (con altre parole, è ovvio, e di molto più contorte).
"La soddisfazione è pertanto legata alla mera presentazione"*
. Mi scuserà, maestro, di questo cut and past alla carlona, però non posso esimermi dal farlo in quanto ciò che ho provato, leggendo "Siribambole", è stato puro piacere per sé stesso e per come il piacere si presenta. Potrei dire qualcosa riguardo all'originalità con cui si sviluppa questo labirintico e verboso flashback (e avrei potuto benissimo sostituire assurdità ad originalità, intendendo con questo il tocco fou d'un maestro: azzardato, oltre il limite, troppo avanti, assurdo per l'appunto). Ma non sono all'altezza di farlo. C'è già chi a quest'immenso autore italiano (minchia! Ho provato un brivido d'orgoglio, pride to be) ha dedicato una sezione del suo blog. E visto che l'impone l'ubi maior, sarà meglio che vi leggiate la sua, di rece, che, datemi retta, ne vale assai la pena.

(Per inciso, l'avrei letto due volte, sicché varrebbe doppio, ma non voglio barare).

*I. Kant, Critica del giudizio.

postato da: fuoridaidenti alle ore 18:54 | link |
categorie: mi pregio daver letto
martedì, 09 maggio 2006

Convergenze Oratoriali

Ho scritto un pezzullo qui. Se non siete ancora dei melògmani potreste sempre diventarlo.
postato da: fuoridaidenti alle ore 20:39 | link |
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lunedì, 08 maggio 2006

Il Trentaquattresimo rivendica una rece a parte

Pinkola Estes Clarissa "Il giardiniere dell'anima". Di primo acchito pensavo si trattasse d'una di quelle puttanate uso new-age. Robaccia alla Mark Fisher, per capirsi, o l'ennesima abominevole coelhata (riguardo a cui già demmo, 'orpo se demmo, e quanto! Da restarne ustionati). Sicché quando mia sorella m'ha detto
"Ci metterai un'ora e mezzo. Coi tuoi tempi c'è caso pure meno. Io intanto preparo la cena"
mi sono steso sulla sua bella ceislòng lecurbuasié cromata e ho cominciato con lo studiarmi il tomo. Che presentavasi ben fatto, ben rilegato. L'illustrazione sulla copertina (un albero frondoso, forse una quercia) sfogliando poi le pagine (cos'è il profumo d'un libro prima ancora che azzannarselo con gli occhi!) si replicava ogni tanto qua e là. Buffo e inebriante. L'ho letto e m'è piaciuto. Non è letteratura, questa, non è roba che stuzzica il cultore di stilemi, strutturalismi e compagnia cantante. Non ci troverete lemmi brillanti oppure rari o desueti, né dialoghi succosi, né una certa attenzione a "come suona". Niente di questo. Ma un'ora dopo (coi miei tempi, e i miei tempi, si sa) io mi sentivo tanticchia più sereno. Perché il libro, concepito come una favola in un'altra, è una serena meditazione escatologica. L'autrice è una junghiana, come indica la premessa. Dunque lèggere questa storia (che, se pur con levità, è un excursus doloroso di distacchi, sullo sfondo d'una guerra e le sue miserie) vuol dire in un certo senso vestire i panni del paziente sul lettino. E trovarsi dunque a riflettere, come l'autrice suggerisce, sull'importanza d'una utilità sempre possibile. Anche quando si è nulla. Come la terra a dimora, come i campi a maggese. Un vuoto inteso, dunque, come l'accogliere del pieno. Concetto che ha a che fare con l'oriente. E oriente, sarà pure un luogo comune, m'appiccia a me il senso del giallo. Più gialli allora mi sono apparsi i paccheri di mia sorella tra i pachini e la  rana pescatrice. Ma lei ha il dono raro d'una misteriosa malizia tra i tegami.
"Il segreto"-m'ha confessato- "è nella bustina di zafferano poco prima di spadellare".
Giallo su giallo, tutto affogammo nella Falanghina.

postato da: fuoridaidenti alle ore 13:37 | link |
categorie: mi pregio daver letto
domenica, 07 maggio 2006

E mentre lungo le strade d'Italia si liberavano le scritture

passavo il mio tempo immerso in certe letture, per la strada.
Poi dice Bastian Contrario. Tsé! Mi fa un baffo, mi fa.
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:24 | link |
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giovedì, 04 maggio 2006

L'ottavo personaggio (Il Toro)

Divenne "il toro", non saprò mai se c'era tagliato. Nel senso -intendo- se fosse predestinato. Per via filogenetica, capite. Ho usato l'espressione "se c'era tagliato", me ne accorgo rileggendo. La cosa non mi sorprende affatto, perché in questa vicenda il protagonista fu in fin dei conti un vecchio trinciaforaggio di campagna. Che gli ingoiò tutte e cinque le dita. Aveva tredici anni lui, già gli versavano regolarmente i contributi. Sicché divenne "il toro", tutto sommato, anche (o proprio) per via di quel taglio. Non so se avete presente un trinciaforaggio. E' un grosso imbuto. Dentro, lame molto affilate girano continuamente. Quando io lo conobbi lui portava già quei baffetti, ed era in odore di matrimonio. Come qualsiasi toro che si rispetti, passava la maggior parte del suo tempo affaccendato nelle sue cose. Placido, tranquillo. Avevo poco più di vent'anni, tutto pareva un gioco. Come guardarlo aggiornare la data sul timbro la mattina, tanto per dire. Che cura. Che meticolosità. Col moncherino bloccava l'armamentario sul bancone; poi, con la mano buona, svitava il lungo spillo che bloccava le cifre, le sistemava a comporre la data, fissava tutto, riavvitandoci lo spillo. Intingeva poi il timbro nel tampone. Dava due colpi. Tre. Ne saggiava la stampa. Booom! Booom! Chiudeva infine tutto a chiave in un cassetto. Io, nel frattempo, fingevo di sistemare delle pratiche, di controllare qualcosa al terminale. Ma in realtà lo spiavo. Il toro. Che quando quelli dell'INAIL lo mandarono a chiamare
"Come va?"
"Meglio" -rispose, denudando il moncherino- "come vedete, mi ci taglio le unghie".
postato da: fuoridaidenti alle ore 12:19 | link |
categorie: casi umani
mercoledì, 03 maggio 2006

Railway happens (3/3)

Ora, diamo un'occhiata radente a come sono disposti i posti sulla scena. Il mio è quello accanto al finestrino. Di fronte ho la vecchia, al mio fianco la gossipara ( "Nun me mett' scuorn', signò, dieci chili di carna rossa e quattro palatoni  c'aggio purtat' a figliem'. Dint' a 'sta valigia ca stu giuvinott' m'ha aiutat' a aizà"*), al cui cospetto si staglia, monumentale, la terrea figura dell'occhialuta al cellulare, cui alla sinistra, tristemente, un'altra donna siede, la seconda della trimurti. Che non spiccica verbo, chissà perché. Resta un posto vacante, si fa per dire. E' ingombrato da pacchi, pacchetti pacchettini e buste di plastica.
"Signò" -fa l'occhialuta a quella che le è di fronte- "nun 'o support' proprio a mio cognato. Mia sorella nun se l'aveva piglià. Ma vi pare possibile ca chistu strunz' tra 'a mugliera e 'a sorella nun sape che sponna (sponda) adda piglià?"
"Sono faccende assai ingarbugliate, cara signora. Meglio non metterci il becco"
"Il becco? Vuje dicite? 'E ccorna, dicess' ije!"
Il cielo era gonfio di pioggia. Girai pian piano la rotella del volume. Cristallina, come un abbraccio sonoro, una densa cascata m'inondò. Hhhmmm... smooothy. Ancora un'ora, mi dicevo, ancora un'ora.


"Non mi vergogno, signora, dieci chili di carne rossa e quattro pagnotte ho portato a mio figlio. Dentro a questa valigia che questo giovanotto mi ha aiutato ad alzare"*
postato da: fuoridaidenti alle ore 10:40 | link |
categorie: casi umani
martedì, 02 maggio 2006

Railway happens (2/3)

La vecchia, a me specchiandosi, incurante (o forse avvezza ancor più di chi scrive; pratica, allora, di multitasking, multimedia), sorvolando glissò su quelle cuffie, che Rea Danilo diffondevano in cristalli, per aggiornarmi d'un suo figlio e d'una volta, colà a Firenze, alla visita per la ferma. Assentii. Nuovamente. Poi ancora. Più e più volte con il capo replicai (a tutt'altro votato, comprenderete certo, con la mente e con l'anima e col cuore). Mi parve di tralasciar pur tuttavia lacerti succosi assai di quel suo eloquio, che persi però non furono datosi che li bevve, con una sete che mai avrei immaginato, la donna alla mia destra, fin lì irretita, in una cèrea nonché compunta comprensione, dalle vicende su certe pagine di "Chi". Che prese allora a cinguettare con la vecchia, scoprendo -va là!- comuni parentele, disseppellendo da un sacello abbandonato la storia del farmacista del paese.
Zoppo, occhialuto, "funn' e buttegli' chelli llent' parevan'"*, il pover'uomo, un tantinello micragnoso, lavava e si stirava le camicie, votato ormai alle angherie d'una Santippe. "Nu mascul' vestut' a femmena!"**. Ma la riscossa avvenne -come in certi romanzi appassionanti- per via d'un incrociarsi luccicoso che -galeotto- li trafisse all'Ite!. Sicché "'a lassaj' a chella mezafemmena e se mettett' cu' chesta bbrava figliola"***, che prole ruspante, lesta, gli sfornò, a imperituro sigillo sul cuor suo e sul conquibus mobiliare e immobiliare.
"Pecché 'o lupo, pe' magnà, nun s'ammisuraj, e allora rimanett' 'ntrappulat', mentre 'a volpe, cchiù furba, s'ammisuraje e accussì putett' fuì"****.


"Fondi di bottiglia quegli occhiali parevano"*
"Un maschio vestito da femmina!"**
"La lasciò a quella mezza femmina e mi mise con questa brava figliola"***
"Perché il lupo, per mangiare, non si contenne, e allora rimase intrappolato, mentre la volpe, più furba, si contenne e così poté scappare"****
postato da: fuoridaidenti alle ore 10:12 | link |
categorie: casi umani