E' che il sorriso è già nel rostro del delfino, la vita nello sciamare tra gli spruzzi, il gruppo intorno l'abbraccio che rassicura. Ci si identifica, s'incastra perfettamente alla visione che del mondo hanno i bambini. I pomeriggi a sbrodolarsi confidenze. Ha tredici anni, è a un telefono in salotto. So la donna, ciò che allora, nel racconto, è il suo disegno, quello appena abbozzato. Quella al telefono posso solo immaginarla. Oggi veste uno sguardo senza intoppi, dà l'idea d'una baia imperturbata: cioé senza vento e senza increspature. Di qualcosa, non so se rendo, che vada bene cullarcisi o morirci. Dunque il telefono, dicevamo, un duplex, condiviso con la vecchia al terzo piano. Si parla perciò di cose destinate a dare luogo, un giorno o l'altro, ad imprevisti. Era un rischio affidare alla cornetta tumulti e confidenze pomeridiane. Lui sbucò fuori da un'interferenza, come sgusciato dal limbo dei segnali. A un certo punto si parlava in quattro o cinque, non si capiva chi sentiva chi. Lei, l'amica, la vecchia al terzo piano, una voce di donna, un'altro o un'altra che faceva "Pronto? Pronto?" come se stesse al bar o in altro luogo affollato. Restarono alla fine lei e l'amica. Della vecchia, di tutto il resto, silenzio. Almeno così sembrò finché "Ragazze, se la smettete di chiacchierare finalmente potrò fare la mia telefonata" le avvolse entrambe l'onda dal timbro caldo. Faceva l'addestratore di delfini. L'amica chiuse, lei si fermò a parlarci. Si aggiunse tre quattro anni, questo lo fece, le parve fosse un tributo da pagare. E andò avanti per mesi. Telefonate. Senza mai vedersi. Quando partiva, e dovunque andasse, da quel luogo le spediva un souvenir. L'abitudine è un abbraccio che rassicura. Foto, dall'Africa, bellissime, d'animali, dalla Spagna un ditale d'argento, poi la Francia, che era un aprile capriccioso e il 7 lui avrebbe compiuto 40 anni. Le arrivò un pacchettino, come sempre, ma stavolta due giorni prima che tornasse. Il biglietto, scritto a mano, una bella grafia. "Affinché non ti dimentichi del mio compleanno, ti invio il necessario per confezionarlo". E nella scatola mutandine di pizzo. Mi dice "Non l'ho più cercato" e mi fa un verso, con quelle lunghe dita, come a schermirsi di una colpa. Penso ai delfini dalle pance iridescenti. A quel sorriso che è racchiuso già nel rostro.