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Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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venerdì, 24 novembre 2006

Tu manda, manda ancora, manda ancora

C'è un momento ed un punto rugginosi fino cui ancora e oltre il quale poi no.
La distanza, mi dici la distanza e guardi altrove.
Io ti penso al lambire d'una luce, conica, che appassisce tutto il resto.
E' silenzio.
Tempo e spazio sospesi, prossimi a zero.
La sostanza delle cose senza corpo.
Ti dico, allora, ha il pregio questa distanza
di cui mi parli accartocciando il mondo e guardi altrove
d'ogni cosa quando si trova fino cui ancora.
Intendo dire, con questo, che è incompiuta.
Potrebbe dilatarsi oltre ogni dove
ridursi a un tempo
al roco sciogliersi d'un soffio...
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:28 | link |
categorie: versi diversi
sabato, 18 novembre 2006

Poi dice i gialli che vedi da bambino.

Se volete leggerlo è qui.
postato da: fuoridaidenti alle ore 19:17 | link |
categorie: minimal stories
giovedì, 16 novembre 2006

Tanto per dire

Giornate frenetiche, non capitava da parecchio. Bando alle ciance, andiamo subito al sodo. Ieri sera sono andato a vedere il film "Il mercante di pietre" E' la seconda volta che mi autosòlo con queste cazzatelle infiocchettate ad arte (l'altra volta era "Il diavolo veste Prada"). Dialoghi che non ci azzeccano una mazza, poliziotti che scimmiottano StaschiedAcc trent'anni dopo, Harvey Keitel che ripensando al "Tenente cattivo" l'avess' pigliato a paccheri e carocchie. Insomma, 'na strunzata. Condivido nientepopodimenoché il giudizio di Gianfranco Fini (mi spiace, non ci ho pregiudizi, c'aggia fa'). "Il film ha varie scene che non si riescono a guardare stando seri". Preciso. Effettivamente. 'Na strunzata.
Più tardi ci siamo bevuti un paio di birre al solito bar. Qualcuno ha messo un cd di cover arrangiate dal bassista di Giovanotti, Saturnino. Niente male, ehi, niente male come sottofondo. C'era un pezzo che cercavo da una vita, "Mo' better blues", la colonna sonora dell'omonimo film di Spike Lee. Mi ha messo allegria, ci siamo rimpinzati di arachidi anacardi e patatine fritte. Sono giorni di fiere qui, cioè vale a dire bancarelle, cartacce, zucchero filato, mandorlati, piadine, marocchinerie. E ci ho da fare assai, come non capitava da una vita. Tenetemelo in caldo questo posto, ché poi torno

postato da: fuoridaidenti alle ore 16:59 | link |
categorie:
lunedì, 13 novembre 2006

A tempo a tempo che è quasi ora di pranzare

Tu lo sai, sono capace di restare con quel sorriso sghembo sulla faccia che non si sa se prendo in giro poi me stesso
te
o dove mai mi sia cacciato.
E' che mi perdo nei risvolti delle cose, mi ci vuol poco a abbandonare una zavorra.
M'è bastato che scivolassi dentro il sonno con le parole "Tu però stammi vicino" per percepire uno squagliarsi di stanchezze, mucchi di situazioni che noialtri...
Io lo so bene il mondo mio nello stupore quando osservo tutte le donne che racchiudi:
l'arrampicata d'una bambina sulle gambe,
un padre che ritorna dal lavoro,
la punta d'una matita incerta traccia file di "t" su un quaderno ciancicato,
un fazzoletto assorbe lacrime di nebbia,
il ribollire delle tracce in una piazza.
Ci sono morsi che prescindono dai denti
come d'altronde
certi baci
certe labbra.

You can't go Home Again (Enrico Rava e Paolo Fresu)
postato da: fuoridaidenti alle ore 13:13 | link |
categorie: versi diversi, fumus et fragmenta
mercoledì, 08 novembre 2006

Gioca con i fanti e lascia stare i santi

E' un periodo questo che davvero non ho nemmeno il tempo di guardarmi con calma in faccia alla mattina. Sono a Roma, mi sono scordato di portare: rasoio, caricabatterie dei telefonini, lenti a contatto, amuleto Winnie Pooh di cui a questo post e chissà che altro ancora. Usurpo questa città per lungo e largo a botte di metropolitana (linea A con passaggio alla B una volta giunto a Termini e viceversa poi al ritorno), camminate a passo veloce tra giapponesi a grappoli sciamanti già alle 8 appresso a bandierine gialle e bianche (gnente gnente che il Vaticano gestisse quacch'agenzia di viaggi directly?). E la mattina poi (ah! le parsimoniose sorelle!) mi sveglio che il riscaldamento non è manco stato appicciato (non guardate adesso che è una giornata da dio, pensate alle sei e mezza sette con la condensa ai vetri). La doccia è un morso nei reni, un bel morso scozzese (bollente prima, gelato dopo). Perimetralmente a stento mi contiene devo dire (e sì che non ho un'epa prominente, non sono sovrappeso, scendo giù dritto come un fuso, come un tuffo dal trampolino). 'Sta cazzo di tendina! Lo sapete come succede, no? L'acqua riscalda l'aria, provoca un risucchio, la stoffa s'azzecca addosso, che incazzamento a primma matina! Eppure c'è una cosa, due parole soltanto consentitemi. Le devo al libro che sto leggendo a smozzichi e lacerti  tra una fermata e l'altra d'autobusse, di metro, di pause pranzo, caffé, d'aperitivi, cene, telefonate,  essemmesse, chattate e via dicendo. E.L.Doctorow è l'autore. S'intitola "La città di dio" ed è un libro della madonna (non s'offenda nessuno che questa è casa mia e qui comando io). Tre euri su una bancarella a Napule la scorsa settimana. Vomero. Davanti alla scuola elementare in  Via Luca Giordano. C'erano altre tre copie. Se passate di lì...

postato da: fuoridaidenti alle ore 11:35 | link |
categorie: mi pregio daver letto
martedì, 07 novembre 2006

Spazio a disposizione dell'utenza

Servitevi pure. Appena posso dirò anch'io la mia (occhio al tag eh!)

postato da: fuoridaidenti alle ore 09:54 | link |
categorie: fanculamenti
domenica, 05 novembre 2006

Every day I lose a little bit of

"Tchsshhglùp!!" (Tch l'impatto, sshh la scivolata, glùp l'inghiottimento) e nella tazza finisce il mio bel braccialetto d'acciaio targato Morellato. Ora è inutile che stiate lì a pensare quanto possa essere durato effettivamente l'impatto, quanto la scivolata, quanto l'inghiottimento. E' andata così. Ho sentito fare "Tchsshhglùp!!".  La Bibi m'ha detto "Papà, e adesso?" Le ho risposto "Che me ne fotte, è la terza volta che me lo perdo vuol dire che è destino". Swosssshhhh! Fa lo sciacquone una volta attivato, e bolle e bolle di detersivo igienizzante secreto dal dispenser a mo' di rete aggrappato al bordo della tazza del cesso coprono tutto per un buon quarto d'ora profumando a lavanda. Quando ritorno il braccialetto luccica sul fondo del sifone. Dico "Lo vedi? Finché non è ora nun ce sta nient'a fa'". Lo recupero, d'altronde era un atto dovuto. Volevo inciarmare allora un post che fondamentalmente trattasse di bilanci. Come dire, ho perso il mio braccialetto e ho guadagnato in leggerezza. Invece il braccialetto non l'ho perso. L'ho lavato, certamente, e lucidato. E reindossato, chevvelodicaffa'. Perdo intenzionalmente invece tutti i link ottemperando a quanto stabilito dal titolo della presente. Statev' bbuon'.

postato da: fuoridaidenti alle ore 19:12 | link |
categorie: fumus et fragmenta