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Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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mercoledì, 20 dicembre 2006

Il regalo di Natale per myself

Venerdì scorso dalle 10 alle 22 tutto il catalogo della minimumfax era offerto a prezzi scontatissimi.
Ne ho approfittato per prendere cose nuove e cose vecchie.

Elenco delle cose nuove (scontate al 30%)
- Il museo dei pesci morti                          di Charles D'Ambrosio
- Orientarsi con le stelle                            di Raymond Carver

Di D'ambrosio nun saccio proprio niente. Sul sito lo sbandieravano come un grande, un evento, uno sfaccimmone. Intanto me lo sono accattato, poi vi dico
"Orientarsi con le stelle" è una raccolta, dice, di tutte le poesie di Carver. Io ci ho buttato un occhio solamente, mo'nce vo', 'na leccatina appena. Non c'è il testo in lingua originale e questa mi pare già 'na bella sòla. Carver si legge facile in lingua (almeno, da quel poco che ho letto). Poi vi dico.

Elenco delle cose vecchie (scontate al 50%)
- Per grazia ricevuta                                    di Valeria Parrella
- Cose che bisognerebbe sapere                    di A.M. Homes
- La sicurezza degli oggetti                        di A.M. Homes
- Altre storie (e altre storie)                        di Ali Smith

Della Parrella lessi "Mosca più Balena" e mi era piaciuto (ne avevo pure parlato qui a suo tempo).
La Homes l'ho presa perché una volta me l'aveva consigliata la sogliola e allora non mi sarei mai potuto esimere dal.
Di Ali Smith lessi "Hotel World", il suo romanzo d'esordio. M'era piaciuto lo stile scabro e innanzitutto, come si dice? il montaggio delle scene. Uno stile molto cinematografico.

I libri sono arrivati ieri pomeriggio. Ho cominciato a divorarmi proprio la Smith.
"Altre storie (e altre storie)" è una raccolta di racconti. Eccetto che per un paio di punti in cui mi pare strizzi un po' troppo l'occhio a DavidFosterWallace, come a dire, mi raccomando, sono una post se non addirittura una post postmoderna  (a esempio c'è un'enumerazione di tutte le controindicazioni e le avvertenze d'uso d'un insetticida che è uno smaronamento che non dico), ho finito l'inciso? sì, dicevo, eccetto questo, ha punte veramente interessanti. E commoventi. E retorica zero, pure quando il tema potrebbe farcela scivolare. Segnalo in particolare un racconto, che tratta il tema dell'anoressia. Si intitola "Virtuale". Tenetelo a mente.
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:45 | link |
categorie: mi pregio daver letto
martedì, 19 dicembre 2006

Ipostasi dell'invisibilità

Metti oggi, organizzano il pranzo di Natale, in ufficio, nella sala riunioni. Nessuno, dico nessuno si accorge che non ci sei. Manco quando vengono a pregare il collega di fianco, e i divisori sono di vetro, tu siedi al tavolo, hai la lampada accesa, di andare, che giù è pronto e si comincia. Mi sono toccato la faccia, mi sono telefonato dal numero interno sul cellulare. C'ero. Chiamavo dall'ufficio. Invisibile ma c'ero.
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:41 | link |
categorie: casi umani, fanculamenti

Alfredo

Alfredo è il nome del mio migliore amico. Oggi è il suo compleanno, ovunque sia. All'epoca ero goffo e lamentoso; e supponente, un ragazzino viziato. Lui si teneva tutto dentro, faceva "shhhh!", inghiottendo il fumo a denti stretti. Alfredo era uno sciupafemmine. Mi soffiò la ragazza, la mia prima. E ci rimasi male. A dirla tutta non era la mia ragazza. Le ronzavo intorno, ci scambiavmo telefonate interminabili la sera. Mi disse che io per lei rappresentavo l'amore platonico, Alfredo quello carnale. Niente, non volevo capire. Sicché ci rimasi assai male quando poi loro si misero insieme. E glielo dissi, a lui, che avrebbe dovuto starle alla larga. Come dire? C'ero prima io, non sono comportamenti d'un amico. Mi seccò. Disse "La scelta spetta a lei. E' così che funziona". Ed è così che crebbi.
Alfredo è l'albero di Natale da vent'anni. Lo compro e lo chiamo col nome del mio amico. Quest'anno solo palle di vetro e luci bianche, qualche disegno di Beatrice, e capelli d'angelo, ma pochi. La notte, come stanotte per esempio, mi piace di rimanerci accanto sveglio. Facesse "shhhh", inghiottendoci al buio a denti stretti.
postato da: fuoridaidenti alle ore 13:30 | link |
categorie: minimal stories
domenica, 17 dicembre 2006

Talvolta sto come tra Scilla e Cariddi

Stavamo alla meno peggio, s'era in diciotto, prenotato per quindici, qualcuno in meno, probabile. Di non previsti ci siamo ritrovati il bambolotto, quello biondo e stempiato, col pisellino piccolo, sempre abbronzato, che razza di mestiere farà sempre abbronzato, mah! Sotto la doccia usa due tre shampoo diversi, noi ci si chiede tutti che cazzo ci può fare, perdere i capelli non è questione di shampoo giusti o sbagliati, almeno credo. Poi c'è il marito della cosa, quella, come si chiama, non ricordo, le hanno dato la proroga in biblioteca, tre mesi, o all'anagrafe mi pare, boh. C'era pure, chissà, un altro o un'altra, adesso non ho bene presente. Insomma, s'era in diciotto. Io ho beccato subito quella che ci tenevo una cifra mi stesse a fianco. Lo so, ci posso chiacchierare di libri e chissà cosa ancora; mi intriga, ha lo sguardo alla Lori del Santo, l'atteggiamento, pare, che puoi aspettarti qualcosa di sconvolgente, oppure  di morbido, non so, spero abbiate capito quel che intendo. E' un poco che l'osservo, io le osservo le donne, che credete? Le ho detto "Stammi vicino, per piacere, parliamo di libri". Mi è parso che non aspettasse altro, pareva un pesce fuor d'acqua, carina è carina assai, e interessante, niente affatto banale, tanto meglio, vediamo come butta, vediamo. Intorno è principiato un brulicare "Comincio col portare gli antipasti?" "Vai, vai, vai facile" Di libri s'è parlato, ha quello sguardo, dicevo, che non sai mai se lei osserva quel che ti pare lei stia osservando oppure chissà quale altra misteriosa prospettiva, un altro piano, una profondità impensata, dentro di te, ti fruga dentro, o segue certi suoi pensieri, chi lo sa. Stappiamo molte bottiglie, chiacchieriamo, mi godo istante per istante questa serata: la compagnia, il cibo, il freddo che punge all'uscita, il trasbordo, la mia macchina, la tua, parcheggia in piazza, l'ho persa, parto di corsa, la ritrovo, gli amici al bar, una caipirina, due. Camminiamo, mi racconta di Jung, di Jodorowsky, le scappa da pisciare, un'unghia appena la luna, il cielo è buio e di ghiaccio, nel parcheggio la brina attecchisce ai parabrezza, alle carrozzerie. Io gironzolo, lei chissà dov'è andata per pisciare, avanti e indietro lungo il verso delle pianelle, le connessioni, nel sottofondo il suo scroscio, fumo discreto, chi l'avrebbe mai detto. Ci lasciamo che sono circa le due. "Ti voglio accompagnare". "Ok, ma a metà strada ritorni". Adesso mi sento come legato a doppio filo a un altro me stesso oscuro che ride e dice "M'avevi dimenticato?"
postato da: fuoridaidenti alle ore 00:41 | link |
categorie: fumus et fragmenta, minimal stories
mercoledì, 13 dicembre 2006

Buràn

postato da: fuoridaidenti alle ore 08:22 | link |
categorie:
domenica, 10 dicembre 2006

Sentirsi come Glenn, vale a dire di musica, e soli

Dove altro, allora, trovarsi lui potrebbe, se non su di una linea assurda di confine, una cesura, un confluire di nebbie o venti tesi, un luogo inabitabile, lunare, ghiacciato, senza colori caldi, senza voci...
"L'aspetto di un barbone, fuori dal tempo, un tipo strano, un'esperienza conoscerlo, averci avuto a che fare".
Ma, cazzo, dico, alla punta delle dita c'era la mia, la nostra, la vostra, l'esistenza di un mondo, di un passato, certe lacrime antiche, esagerate, tre quattrocento anni di storia, di armonie, l'incipit, l'apertura di un'opera, una Bibbia, il "Clavicembalo Ben Temperato", trent'anni che nell'infinito siderale, prossimo a zero, al buio, al niente, viaggia il preludio all'incontro con l'alieno...
Un grazie e basta, null'altro che dolore, tremulo, a gocce, non ti capiranno, non ti capiscono, non possono capirti, bisogna entrarci, ora che è notte, senti? è notte, gli auricolari inchiavardati al midollo, al fuoco, al buio, bisogna entrarci, attanagliati, zavorrati, coscienti di un inizio, di un ricordo, di un centro cui non si torna, è chiaro a entrambi, catarifratti in frammenti di cromìe, di semicrome, schiume d'estasi, universi gnaulati, bofonchiati, sussurri, sogghigni, suggestioni...
Il mondo, intravisto da uno spiraglio sincopato. Quello che, cazzo, in fondo mi è precluso...
...
...
Poi mani bianche d'uccello, uno due piano, tre, quattro ancora che, sìncrone, la chiostra, l'alfabeto di tasti abbandonando, curvano vuoti spazi a prolungare, a smorzare addolcendo riverberi di senso.


*Post sottoposto ad opportuna terapia anti-alcoolemica (non mi si dica lo preferivo prima)
postato da: fuoridaidenti alle ore 01:26 | link |
categorie: fumus et fragmenta
martedì, 05 dicembre 2006

Il gioco di berti talvolta è un nubifragio

postato da: fuoridaidenti alle ore 16:10 | link |
categorie:
sabato, 02 dicembre 2006

Là comincia il Messico

Ho contratto un debito verso il prof. Gualberto Alvino e spero finalmente di poterlo onorare. A seguito d'una mia esplicita richiesta, dopo la lettura di questo post dell'amico lentore, Gualbertò Alvino mi inviò gentilmente il suo romanzo inedito "Là comincia il Messico". Che ho letto più volte (sarebbe meglio dicessi "ho divorato"), ma intorno al quale, fino a questo momento, non ho avuto il coraggio di spiccicare verbo alcuno. Perché "Là comincia il Messico" è uno scritto veramente sconcertante. Ha squinternato, scardinato e messo in crisi la pochezza delle mie prospettive sulla lettura. Del resto, e non ne faccio di certo un mistero, non mi reputo che un lettore (e postatore, qui) per hobby. Giovedì scorso ho potuto assistere a Roma ad una conferenza su Antonio Pizzuto. E' stata, quella, una splendida occasione per incrociare sguardi e strette di mano di persone che fino allora erano solo ectoplasmi di rete. Tra questi, Gualberto Alvino. Più tardi in metropolitana, leggiucchiando "Salons" di Manganelli, mi sono imbattuto in un pezzo il cui titolo è "Illustrazioni per libri inesistenti". M'è parso fosse una sorta di mònito a riscuotermi da questa accidiosa e pervicace reticenza a parlarne. "Là comincia il Messico" è purtroppo a tutt'oggi un libro inesistente. Ed è un vero peccato (mi torna alla mente quanto s'è detto a quel convegno, riguardo alla dinamica editori-consumatori, all'appiattimento dei gusti e degli stimoli verso un nongusto ed un nonstimolo omologati). E' un peccato perché Gualberto Alvino vellica e soddisfa pienamente qualsivoglia predilezione per forme espressive gustose e dense di senso, per tutti i barocchismi, (gaddismi, manganellismi, pizzutismi) ("iobocca: perpetuo mastichìo del nonpensarmi"), e contorsioni, e circumvoluzioni, ciò che è eccessivamente scabro o ridondante, ciò che è succosamente compiacente, certi lemmi pastosi, inusuali, desueti, i periodi brevi, secchi e sincopati, e nondimeno quelli dove la prosa s'allunga e tende all'infinito e la punteggiatura assume il ruolo, direi senz'altro la grande responsabilità, di coniugarsi e di fondersi alla metrica realizzando misteriose sincronie. Una danza, il fondo schiena del fantino con la groppa, una qualunque, d'un cavallo che è al trotto, montato all'inglese. "Là comincia il Messico" è un percorso sinusoidale verso il delirio, cui pare alludere l'avvinghiarsi di certi toni e timbri rari, ricercatissimi, austeri, fortemente inquietanti, un incalzare di dissonanze sullo sfondo. Il lentore dice che "è un testo che lascia in secondo piano il significato, a tutto vantaggio della forma". La forma, in fondo, è tutto ciò che aggredisce, ciò che s'infiltra immediatamente nei nostri sensi. Su quest'impatto, sull'esito piuttosto di quest'impatto, il cervello riflette, rumina, medita lungamente. Si ha il senso, leggendo questo testo, che il Messico sia un implicito confine. Una soglia ontologica. Tutto ha un suo senso pieno, tutto si muove in una ribollente sintonia, all'interno e all'esterno di una discriminante. Opinabile, incerta, relativa, forse del tutto e solo affabulatoria. La dedica in un certo senso lo dichiara:"Tante parole, in vista del confine".

Qui
troverete l'ultimo movimento (Allegro moderato assai) di questa straordinaria sinfonia.
postato da: fuoridaidenti alle ore 19:31 | link |
categorie: mi pregio daver letto