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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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giovedì, 29 marzo 2007

S.S. ed io - Le luci della sera di Aki Kaurismaki

Entriamo con due o tre minuti di ritardo. In sala ci sono sì e no cinque persone, otto con noi. Il protagonista del film: una guardia giurata col capello stile Bobby Solo anni '70. Il luogo: la Finlandia (l'ho capito alla fine, quando hanno detto Helsinky. Che poi, ma 'ndo sta Helsinky? Norvegia? Allora so' norvegesi questi? Mah! Poi meno male che S. era di quelli che le capitali le sanno tutte quante a memoria). La storia: quella di uno sfigato. Per esempio, quando i colleghi smontano dal servizio e vanno al bar, a questo nessuno l'invita; piuttosto lo prendono per il culo. Forse in quei due o tre minuti all'inizio deve avere sgarrato malamente, non lo so; fatto sta che a un certo punto - e questo è emblematico senz'altro - mentre lui è dentro un locale, con un bicchiere in una mano e la sigaretta nell'altra (qui è tutto un fumare e bere, bere e fumare) qualcuno lo indica a un tale che si intuisce subito che sarebbe 'o malamente (un tizio allampanato, una facciaccia brutta in gessato nero). E mentre 'o malamente lo guarda fisso, s'apre una porta rossa all'improvviso e Bobby Solo resta schiacciato al muro. Ad uso cartone animato. La porta - manco a dirlo - è quella del cesso. Che avevo detto? Uno sfigato. Insomma, per farla breve, gli fanno il piattino. Un giorno, mentre lui è al bar che si prende un caffé (e 'a sigaretta 'mmocc' pe'nun vede') gli si presenta una bionda. "Posso sedermi?". Il bar è vuoto. Lui le chiede "Perché proprio qui?" "Perché tu ne hai bisogno". E come no? La bionda è in combutta col malamente sicché, dopo che s'è abbabbeato lo scafesso, gli frega le chiavi, rapinano una gioielleria, gli riporta le chiavi, telefonano alla polizia e così lui si fa due anni e mezzo di gabbio. Quando esce, mo' per un verso mo' per quell'altro finisce che ri-incontra il malamente. Lo intofano ben bene di mazzate e lo lasciano straccarellato da una parte. Fine.
postato da: fuoridaidenti alle ore 16:38 | link |
categorie: fanculamenti
mercoledì, 28 marzo 2007

La consapevolezza di un pezzo di un puzzle

Uno dei motivi per cui quando entri in questa catena non puoi più cancellarti impunemente è il fatto che prima o poi trovi uno spunto in giro, una riflessione, qualcosa che ti colpisce. Ora, pensa se chi t'ha offerto questo appiglio, che tu hai linkato e sviluppato fino a farne un frammento di te, te lo cancella. Non si fa. Al massimo si lasciano le cose come stanno. Questa è correttezza: avere la consapevolezza d'essere un pezzo di un puzzle (e l'allitterazione è messa apposta), contribuire  a comporne il senso. Se c'è qualcosa che mi ossessiona (ed ossessiona tutti) è l'esperienza della perdita. Gli ultimi libri, ma forse tutti i libri che ho letto, per non dire dell'arte e alla fin fine dell'agire in generale, hanno a che fare con questo. Ed anzi, adesso che ci penso, scrissi una cosa intitolata "Morire, tutto sommato, è come un disperdersi di cose" che era una sorta di silloge, a mio modo, della perdita. Oggi qui leggo di perdite (ieri sera mi gocciava la lavastoviglie guarda caso). Il pezzo di Hanging si chiude con queste parole:
Perdere qualcosa che si era già perso può sembrare un paradosso.
Eppure questo tipo di perdita esiste, ed è assai più profonda e dolorosa di qualunque altra.

Io non sono del tutto sicuro di poter sottoscrivere questa affermazione. Sarà perché non riesco a figurarmi circostanze in cui "perdere qualcosa che si è già perso" è possibile. Mi suona come illusorio (per quanto suggestivo, non lo nego). L'unica vera perdita sensu strictu è la morte che è nello sfondo e in ogni dove. Quanto al resto, finché c'è vita c'è speranza. Banale, ma tant'è.
Perdere qualcosa può avvenire all'improvviso, e in questo caso c'è ben poco da dire e da fare. Ma ci sono perdite striscianti, se vogliamo, in cui ci si imbatte per caso, sfiga o culo che sia. E queste dicono del rischio connaturato al silenzioso scorrere del tempo.
Ieri mi hanno fatto una lastra al quarto e quinto dell'arcata superiore.
-Vedi? E' una situazione all'inizio. Se non la teniamo sotto controllo col tempo l'osso si consuma.
-E...?
-Con gli anni arriva alle radici ed il dente è fottuto.
-Ma... sintomi non ce ne sono? Che ne so, sanguinamento delle gengive, robe così.
-Tutte puttanate. La prevenzione, lo spazzolino, il filo interdentale. Ci fai qualcosa, certo, chi lo nega? Ma fino a un certo punto. Agisce sotto, ma noi lo teniamo sotto controllo.
postato da: fuoridaidenti alle ore 09:24 | link |
categorie: fumus et fragmenta
lunedì, 26 marzo 2007

Riconoscere quando

Dal sottotetto giunge il tubare dei piccioni. Un borsone è sul pavimento dell'ingresso. E' domenica ed è l'alba, pressapoco. Alle tre e mezza lui s'è svegliato, il cuore in gola. In seguito non ha fatto che rigirarsi dentro il letto. Ancora presto. Troppo presto. Ancora. Alla fine s'è alzato, ha accostato le porte, s'è lavato e vestito. Adesso è lì.
A tenui lacrime la pioggia lungo i vetri: obliqua, tormentata, come sfuggente. Lui chiude gli occhi - la tazzina di porcellana di Meissen tra le mani - e aspira, tira su profondamente.
Sette grammi d'arabica ogni cialda. Due giorni prima gli hanno consegnato la macchinetta.
Firmi qui
Non c'è nulla da pagare?
Nulla, una firma soltanto.

Due giorni prima.
Se pensi "aggiungo l'acqua, accendo, aspetto che va in pressione, metto la cialda, abbasso lo stantuffo, pigio il bottone ed ecco fatto" significa sai un cazzo del caffè, tu, e si vede. Bisogna predisporre le cose innanzitutto. Devi sparare un litro d'acqua bollente nei tubi, nelle valvole e nei filtri. Per assestare, spurgare tutto quanto del tanfo di limatura metallica e di nuovo. Poi c'è il discorso della tenuta delle guarnizioni. Infine regoli la pressione del vapore. Questo sostanzialmente è quanto occorre: l'attenta calibratura preliminare. La fai facile "accendi, pigi un bottone e fatto" che stronzate!
Adesso lui osserva i merli razzolare a caccia di lombrichi sul giardino. Qualcuno ha vangato la terra, rivoltandola. Chissà cosa hanno intenzione di piantarci. I pomodori. E' tempo per i pomodori? Non lo sa.
Ci sono cose che chiamiamo presagi:
-quello che l'ha svegliato
-il tubare dei piccioni
-la pioggia che s'affatica per i vetri.
Altre le impari con l'esperienza, come il caffè. Ci sono cose che ci sbatti il muso e non basta.
Sulla spalla sinistra lui ha una macchia; una voglia - gli è sempre stato detto - di caffè.
Le labbra sue lì la mattina -ogni mattina- un soffio che lui fingeva di dormire. E gli piaceva (dio quanto gli piaceva!) quando assonnata gli attraversava la visuale. Dritta la schiena, e gli occhi a stropicciarsi.
Stringe una sciarpa adesso. Seta al collo. E' stanco e non è stanco, mica lo sa.
Fa un bel cappio a mo' di cravatta e cala il mento. Sente un profumo che riverbera d'altrove.
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:05 | link |
categorie: minimal stories
giovedì, 22 marzo 2007

Roma. Guida non conformista alla città

Abbiamo smarrito Fulvio Abbate.

L’ultima volta è stato visto in una tavola calda ubriaco del successo del suo libro

Roma. Guida non conformista alla città.

Aiutateci a ritrovarlo… in libreria

          Info qui e qui

postato da: fuoridaidenti alle ore 15:57 | link |
categorie:
mercoledì, 21 marzo 2007

Il costo delle cose

Venerdì scorso tra le altre cose è stato il mio compleanno. Tra messaggi, sms, mms, emails, biglietti, lettere, telefonate, pacchi, buoni acquisto, attestazioni di stima affetto solidarietà condolenza e via discorrendo mi è giunta la stazione meteorologica (sic!) che vedete quaggiù.

Le specifiche tecniche le trovate qui
Bell'oggettino. Elegante, discreto, l'avevo collocato tra i libri della libreria all'ingresso. Stamattina però l'ho fatto maldestramente cadere ed il blocco superiore, che è un parallelepipedo di cristallo al cui interno sono incise col laser le icone di pioggia nubi e sole, si è scheggiato. Visto che c'è Internet e siamo in epoca di customer care 24 ore al giorno ecco quanto ci siamo detti la casa produttrice e il sottoscritto. Come dire, è la somma che fa il totale, ma non sempre (o perlomeno come si calcola è sorprendente).

Mi è stata regalata la stazione meteorologica BA900.
Sfortunatamente il blocco di cristallo mi è caduto e si è scheggiato.
Vorrei sapere il suo costo e se è possibile ordinarlo on line.
Grazie.

Buon giorno,
essendo un prodotto nuovo al momento  non è previsto il cristallo di ricambio.
Di certo le costerebbe quanto la stazione barometrica completa.
Al momento non abbiamo vendita online di questo prodotto, ma a breve sarà
presente su www.teamoregon.it
Saluti

Molto interessante.
In altre parole tutta la tecnologia della stazione, il suo valore effettivo, risiede in quel blocco di cristallo?
Complimenti vivissimi, pubblicizzerò il più possibile questa bislacca e paradossale circostanza.
Saluti


P.S.
(Lo so, lo so, lo so come stanno le cose nella produzione e nella distribuzione e blablabla)
postato da: fuoridaidenti alle ore 14:37 | link |
categorie: fanculamenti
martedì, 20 marzo 2007

Logoi carnali (carnali sarebbe in greco, ma non ricordo come si dice)

Boh, fate un po' come vi pare, ma a me i discorsi di quanto e come e soprattutto se è il caso che le parole nella rete raccontino la carne il tempo che passa il disfacimento gli amori che nascono crescono si riproducono e muoiono interessano niente, ma proprio niente niente. Perché la questione se è vita o letteratura ciò che veicoliamo nelle parole carnali noi qui dentro (e quanto è vita, e quanto è letteratura) non riesco proprio a capirla. Io so che ho una rete di relazioni che qui dentro proprio è nata e nello spazio di poco più di due anni si è estesa come una ragnatela azzeccata alla più grande ragnatela. Scambio un fracco di messaggi di mail di sms mms e chatto every day con un bel gruppo di logoi carnali verso cui provo un affetto sincero e di molto più intenso e profondo di quel che provo ad esempio con un mucchio di carne senza logoi che sfioro di continuo e mi stanno pure sul cazzo. E tutto questo per un motivo semplice, ma semplice semplice assai. E cioè che le logoi carnali vostre, sentimenti disfacimento rammarico rimpianto e la gioia quelle volte che è azzurro quando è azzurro, voi lo sapete, sono molto più carne di questa muta montagna di carne senza logoi che è tutto intorno. E po' nun teng' tiemp' stammatina e manco voglia di approfondire il discorso, ma tanto ci siamo capiti statevi bene.
postato da: fuoridaidenti alle ore 10:52 | link |
categorie: fumus et fragmenta
lunedì, 19 marzo 2007

Autoreferenziale

postato da: fuoridaidenti alle ore 08:09 | link |
categorie: filialia
domenica, 11 marzo 2007

Viola: il pudore

Oltre i vetri del locale le ho vedute. E' stato un attimo, il tempo di due passi, pure meno. Si sono dette qualcosa, forse, non so; lo immagino, io non mi sono fermato. Quella che mi dava le spalle s'è girata, non so se per qualche motivo che non fosse per inquadrarmi, avvisata dall'altra, non lo so. Fatto sta che il mio vantaggio in termini temporali e prospettici era abissale, e dunque... un passo, un altro, ero già fuori portata. Come si dice; mi trovavo in un blind spot. Due passi - dunque - due secondi, pure meno. Pensa tu quanti gesti, che scaramucce, quante e quali strategie, ragionamenti, dialoghi ingarbugliati puoi imbastire con un taglio espressivo, nell'accenno di un gesto. Due passi, due secondi, pure meno. Ho imboccato per un vicolo stretto verso i giardini. Alla mia destra ponteggi e cartelli d'avviso. Attenzione. Lavori in corso. Pericolo. Restaurano le mura antiche qui nel centro. Rallento e do un'occhiata in giro. Mi attraggono certi particolari ininfluenti su cui non ci si ferma, non si indugia. Prendi le piante che crescono negli anfratti tra le pietre. A due metri d'altezza una violetta spicca sul fondo caldo di arenaria argillosa. Un contrasto cromatico elegante: verde, viola, ocra brunito. Una violetta. Simboleggia il pudore, la modestia, la timidezza. Mi ha trafitto, sai, qualcosa in quel momento. La pervicacia - forse - il destino di dove abbia attecchito, la solitudine  - forse - non lo so. In basso c'era molta erba a ciuffi e muschio e pietra zuppa e qua e là il giallo dei pisciacane. La bambina ha cominciato ad andare a gamba zoppa. Noi due soltanto, nel vicolo nessun altro. Il vento pure (che oggi tirava forte, certo, hai visto i mulinelli, le locandine dei giornali tutte in terra) lì non è entrato e ci ha lasciato in pace. Ho provato il desiderio di vederti e il dolore per un'immotivata nostalgia.
postato da: fuoridaidenti alle ore 01:51 | link |
categorie: minimal stories