Oltre i vetri del locale le ho vedute. E' stato un attimo, il tempo di due passi, pure meno. Si sono dette qualcosa, forse, non so; lo immagino, io non mi sono fermato. Quella che mi dava le spalle s'è girata, non so se per qualche motivo che non fosse per inquadrarmi, avvisata dall'altra, non lo so. Fatto sta che il mio vantaggio in termini temporali e prospettici era abissale, e dunque... un passo, un altro, ero già fuori portata. Come si dice; mi trovavo in un blind spot. Due passi - dunque - due secondi, pure meno. Pensa tu quanti gesti, che scaramucce, quante e quali strategie, ragionamenti, dialoghi ingarbugliati puoi imbastire con un taglio espressivo, nell'accenno di un gesto. Due passi, due secondi, pure meno. Ho imboccato per un vicolo stretto verso i giardini. Alla mia destra ponteggi e cartelli d'avviso. Attenzione. Lavori in corso. Pericolo. Restaurano le mura antiche qui nel centro. Rallento e do un'occhiata in giro. Mi attraggono certi particolari ininfluenti su cui non ci si ferma, non si indugia. Prendi le piante che crescono negli anfratti tra le pietre. A due metri d'altezza una violetta spicca sul fondo caldo di arenaria argillosa. Un contrasto cromatico elegante: verde, viola, ocra brunito. Una violetta. Simboleggia il pudore, la modestia, la timidezza. Mi ha trafitto, sai, qualcosa in quel momento. La pervicacia - forse - il destino di dove abbia attecchito, la solitudine - forse - non lo so. In basso c'era molta erba a ciuffi e muschio e pietra zuppa e qua e là il giallo dei pisciacane. La bambina ha cominciato ad andare a gamba zoppa. Noi due soltanto, nel vicolo nessun altro. Il vento pure (che oggi tirava forte, certo, hai visto i mulinelli, le locandine dei giornali tutte in terra) lì non è entrato e ci ha lasciato in pace. Ho provato il desiderio di vederti e il dolore per un'immotivata nostalgia.