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Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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sabato, 30 giugno 2007

Chiatto Ciatto Chatto

Non chatto. C'è un bug probabilmente. Risulta che sto chattando da tre giorni. E' falso. Non chatto.
Posto qui, una risposta a n messaggi. Fa caldo. Statemi bene.
postato da: fuoridaidenti alle ore 14:27 | link |
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martedì, 19 giugno 2007

La cifra assurda della divina proporzione

Mi limito dunque a briciole e frammenti.
Le cose - tutte - hanno natura effimera se sono.
Il profilo della costa, sullo sfondo, s'addolcisce, evaporando azzurro all'orizzonte.
Da qui in giù è un catafascio di monumenti, edifici popolari, grattacieli, putrelle, antenne, parabole, abbaìni, gru, fumi densi e odore di catrame.
Tutto può dirsi parimenti sia inghiottito o vomitato dal golfo, e intravedo il porto a malapena.
Le strade in mezzo sono scuciture.
Qualche cupola barocca nel marasma.
M'orienta una tessitura assai intricata di memorie sensoriali e di intuizioni.
Non siamo poi che un negoziare dialettico costante.
Fu lo stupore glauco d'un discorso, la delusione d'un labbro in un saluto, l'ancipite lettura delle cose (un'alba caliginosa decollava e poi il dolore della luce alla controra), la schiuma nera del basalto e avanti il mare.
Fino a prima mi pareva esecrabile ogni dubbio che l'armonia poggiasse su basi razionali.
Ma è sulle schegge invece - resti e scarti - che abbiamo l'obbligo di ripensare il mondo, l'esistenza.

"Commo Iddio propriamente non se po diffinire ne per parole a noi intendere, così questa nostra proportione non se po mai per numero intendibile asegnare, né per quantità alcuna rationale exprimere, ma sempre fìa occulta e secreta e da li mathematici chiamata irrationale..."
L. Pacioli "De Divina Proportione"


Postilla del day after (mi è capitato un paio di volte già in passato, tre con questa. In due anni e mezzo di blog fa una volta a semestre. E' una percentuale che si può accettare, mi dico)

Una ricerca nel web con le parole "divina proporzione" o "sezione aurea" consentirà a chiunque d'affrontare dissertazioni matematiche ed algebriche sul tema dell'armonia. In realtà, quando mi sono messo a scrivere questo post, avevo un obiettivo ben preciso che poi, di fatto, ho completamente disatteso (mi succede spesso; prendo per la tangente e via). Mesi fa mi donarono un saggio di Stuart Isacoff dal titolo "Temperamento". E' la storia dell'accordatura del pianoforte dalle origini ai giorni nostri. Poiché copre un arco temporale bello lungo, ha un approccio multidisciplinare. Tratta di matematica, pittura, architettura, filosofia e ovviamente acustica. Per motivi che non sto a dettagliare l'accordatura in uso attualmente, denominata "temperamento equabile", è il risultato di un lungo compromesso. Esistono altri "temperamenti" (pitagorico, mesotonico, naturale). Seguono logiche di suddivisione assai rigorose. Invece Il "temperamento equabile" prevede che gli intervalli tra i 12 semitoni di una scala siano tutti divisi in parti uguali. Il problema dell'armonia è tutto lì: accettare suddivisioni rigorose vuol dire andare incontro a dissonanze. Ciò che discrimina, ciò che conta alla fine, è il risultato in termini di gradevolezza per l'orecchio (nonché per l'occhio, nel caso delle raffigurazioni). L'armonia dunque è mediare, accettare compromessi e imprecisioni. Molti associano bellezza a precisione, come fosse un'operazione senza resti (o che magari dia risultati in cifre tonda). Be', tutt'altro. La bellezza è una cifra assurda e irrazionale.
postato da: fuoridaidenti alle ore 16:10 | link |
categorie: fumus et fragmenta
domenica, 10 giugno 2007

Sono pieno di un nulla silenzioso

Mi chiedono cose continuamente, qui, e non ho nulla, sono pieno di un nulla silenzioso. La spianata imbrecciata che ho davanti si interrompe con la gobba della pineta. Ho fatto un giro, prima, respirando profondo, il che, si sa, vuol dire evocare le cose, quelle andate; dunque indugiare per strade percorse, echi di voci, occhi di un tempo, i miei e non solo quelli. Ho sbriciolato il tutto tra le ciglia, sotto le suole cricchiavano gli aghi di pino, un tappeto rossastro bello spesso, pareva di camminare su una moquette. Domani parto, starò via per una settimana. Rivedrò i miei, se mi riesce farò un salto a Sorrento. Mi piacerebbe portarci mia madre un giorno a pranzo, mangeremmo vermicelli coi frutti di mare. Mi piacerebbe portarci mio fratello, pescheremmo da un certo molo, ma ho paura che tutto sia cambiato. Mi chiedono cose continuamente, qui, e non ho nulla e il tempo sta cambiando. C'era il sole fino a prima che decidessi di mettermi a scrivere, sarà anche questo un segno di mollare? E' assai bizzoso il tempo da qualche giorno, ma stamattina il cielo era un cristallo tiepido e azzurrato sicché alle nove e mezza ero già in acqua. Solo S. ed io, a bracciate regolari e coi pull boy. E' stato bello, due chilometri in un'ora. Poi la doccia, il rito della crema idratante, il deodorante per le ascelle, un po' di gel. M'ero dimenticato le mutande di ricambio sicché sono tornato che ero nudo sotto i calzoni. La cameriera, prima, non mi ha riconosciuto. Venticinque son tanti e adesso è una signora. Eppure ho cercato, non senza sfacciataggine direi, l'impatto degli occhi suoi quando ha servito l'arrosto e l'insalata. Niente. Questo significa che il tempo m'ha cambiato. Che non ci pensi, si sa, come al cuore che batte e via così. Ma io lo so bene, o perlomeno sarei pronto a scommettere qualcosa, che le è rimasto un bagliore d'allora. Lo tiene stretto, è d'argento e lavorato. Le cinge il pollice, un vezzo come un altro.


Partita n°1 BWV 825 J.S.Bach  Sarabande, R. Bahrami
postato da: fuoridaidenti alle ore 18:06 | link |
categorie: minimal stories
mercoledì, 06 giugno 2007

Falso allarme

ma che, tu' davvero credevi...
postato da: fuoridaidenti alle ore 18:57 | link |
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