Dice che una volta i guaglioni - ora non so - dopo venivano qui a farsi una sauna. Dipende se c'era voluto il ferro per la questione. Gli toccava una scopata col sentimento ed una cena. E la stecca, certo, e qualche pista buona di coca. Si sa com'è i guaglioni, dopo hann'a sbaria'. Dentro la grotta bastano cinque minuti: poi il guanto di paraffina esce pulito. E' il sudore. Spurghi, letteralmente. Nella grotta cinque minuti sono eterni. La prima volta - che il cuore ti piglia il via - resti vicino all'ingresso e non ti badi a sedere. Poi, se ci torni, ti senti già temprato, sei più sciolto e allora puoi azzardarti a perlustrare. Non ci ha assolutamente un cazzo a che spartire, la grotta, con quel che trovi nei centri benessere. Qui il calore ringhia e t'abbrucia in un silenzio terroso, nero, totale, rotto soltanto da qualche sgocciolio. Devi restare immobile. Immobile. E' una faccenda come i terremoti, la grotta, come i tifoni, le slavine, le onde: non sei nessuno e se soltanto s'incazza... C'è uno streppone secco appeso a un chiodo su un angolo all'ingresso. Certa erba, aromatizza l'ambiente. Puoi prenderne una foglia, volendo, metterla sotto le narici. Dice che apre il respiro, io non l'ho provato. Claudia ed io siamo entrati che lì dentro c'era uno che respirava profondamente. Si controllava in continuazione l'orologio. Poi se n'è andato e dopo poco noi pure. La trafila: la doccia fredda, quella calda, le piscine, quella calda, quella fredda, l'idromassaggio, la piscina scoperta. Ho fatto qualche vasca. Non mi ci raccapezzo a nuotare qui dentro: è acqua termale, è troppo calda e poi ho dimenticato gli occhialini. Quando usciamo c'è qualcuno che sta dormendo sulla sdraio ben rinvoltato tra i teli da bagno. Un signore con la faccia rincagnata russa profondamente...
Chiudo la porta di casa, uscendo, il pianerottolo è al buio. C'è una sagoma, davanti alla finestra per le scale, che sta guardando fuori, per la strada. La metto a fuoco: è Nelly. Mia madre mi ha raccontato di sua madre. Cosa le dico, penso, mi avrà sentito che mi tiravo la porta. Si volta, io sto scendendo il primo gradino. Ha gli occhi gonfi. Nelly. Studiava fino a tardi e io sul terrazzo fumavo. Ciao ciao dai vetri, Nelly, sempre così. Prende a parlare, la voce le trema, sta arginando il dolore. Io sorrido, non dico nulla, ascolto e basta. Penso al silenzio che è perfetto della terra.