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Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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domenica, 02 settembre 2007

Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato



Tu sei una che assomiglia molto, come tipo, all'attrice americana Julia Roberts. Per la magrezza, gli occhiali di Gucci e quel cappello che s'affloscia sul tuo sorriso largo in controluce. E poi per lo spolverino stazzonato e le tracolle - due - molto capienti e chissà che ci porti.
L'altra invece non è come quando l'ho conosciuta. Fu a Firenze un Ottobre e aveva capelli sale e pepe cortissimi. Stonavano sulla sua fronte da bambina. I lineamenti sì, sono gli stessi: naso sottile, bocca piena e dai contorni netti. Gli occhi invece - eccetto che il colore - mi chiedo quante lacrime abbiano pianto e trattenuto da allora.
Sono due giorni che questa cosa che ho dentro non trova le parole giuste in cui morire. S'appiglia a qualsiasi forma, che sia voce che canta o vecchie foto o perfino l'imperturbabilità della mia tartaruga sotto il sole. Provo a darle un gamberetto e lei niente, si volta e scivola piano nell'acqua, con eleganza.
Ieri sera provavano lo spettacolo in piazza i falconieri. Non so se è stato un incidente, forse la confusione, la gente accalcata, ma a un certo punto un falco è sfrecciato via verso il tramonto e uno stormo di piccioni s'è levato dai cornicioni e dal campanile della piazza. Una nuvola d'ali scure ha disegnato compostamente la traccia d'una disperazione ancestrale, dimenticata. E noi lì sotto a goderci l'imprevisto. Poi il falco ha scelto un albero del parco e si è posato su un ramo alto, che il sole illuminava. Il falconiere l'ha chiamato. Si batteva su un braccio e lo muoveva in su e giù.
Ciò che ho dentro cerca continuità che la mente ripugna. Un senso, il segno forse di un dio perduto. Ieri notte, per via di parole lette per caso, ho preso in mano un libro cui tengo molto e l'ho sfogliato. Dentro c'era un foglietto scarabocchiato. Ho cominciato a rileggere quel libro e ho deciso che me lo porterò in questo viaggio.
Stamattina sentivo l'urgenza d'entrare in una chiesa. Sono entrato che il prete stava dicendo "scambiatevi un segno di pace". Allora ho dato la mano a una signora che ha ricambiato la mia mollezza con vigore. Mi sono seduto e ho lasciato scorrere lo sguardo. Altra bellezza chiedo e non so quale.


J.S.Bach Cantata BWV 47 Wer sich selbst erhöhet, der soll erniedriget werden
postato da: fuoridaidenti alle ore 18:20 | link |
categorie: minimal stories

L'ho ritrovato (tanto qui c'è stato casino fino alle 4,30)

Era bene in carne Molly, molto attraente. Ma avevo quella brutta inclinazione per i fantasmi. Forse non era neanche colpa mia. La vita ci obbliga a restare troppo spesso con i fantasmi.
- Tu sei molto affettuoso Ferdinand, mi rassicurava lei, non piangere per me... Tu sei come malato dalla voglia di saperne sempre di più... Ecco tutto... Insomma devi fare la tua strada... Di là, tutto solo... E' il viaggiatore solitario quello che va più lontano... Partirai presto allora?
- Si, vado a finire gli studi in Francia, e poi tornerò, l'assicuravo io.
- No, Ferdinand, non tornerai più... E poi non sarò più nemmeno qui..."
Arrivò il momento della partenza.
Andammo una sera verso la stazione un po' prima dell'ora in cui tornava dalla casa. Sulla banchina della stazione, aspettando il treno con Molly, passarono degli uomini che facevano finta di non conoscerla, ma bisbigliarono delle cose.
- Ecco che sei già lontano, Ferdinand. Tu fai, vero, Ferdinand, esattamente quel che hai voglia di fare! Ecco quel che importa... E' solo questo che conta..."
Il treno è entrato in stazione. Non ero più molto sicuro della mia avventura quando ho visto la macchina. L'ho abbracciata Molly con tutto il coraggio che mi rimaneva in corpo. Avevo una gran pena, autentica, una volta tanto, per il mondo intero, per me, per lei, per tutti gli uomini.
E' forse questo che si cerca nella vita, nient'altro che questo, il maggior dolore possibile per diventare se stessi prima di morire.
Sono passati degli anni da quella partenza e poi ancora anni... Ho scritto spesso a Detroit e poi altrove a tutti gli indirizzi che mi ricordavo e dove potevano conoscerla, Molly.
Non ho mai ricevuto risposta. Ora il casino è chiuso. E' tutto quello che ho potuto sapere.
Buona, ammirevole Molly, vorrei se può ancora leggermi, da un posto che non conosco, che lei sapesse che non sono cambiato, che la amo ancora e sempre, a modo mio, che lei può venire qui quando vuole e dividere il mio pane e il mio destino furtivo. E se lei non è pù bella, non fa niente. Ci arrangeremo. Ho conservato tanto della sua bellezza in me, così viva, così calda, che ne ho ancora per tutti e due, e per almeno vent'anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.

(Louis Ferdinand Céline - Viaggio al termine della notte)
postato da: fuoridaidenti alle ore 11:04 | link |
categorie: sciapò
sabato, 01 settembre 2007

30 Agosto 2 Settembre le giornate dell'artigianato storico.

Come nelle migliori fiabe, come nei sogni, con l'ultimo rintocco di mezzanotte o ai primi raggi del sole Mariottini si sciolse. Chi è Mariottini? Vatt'a legge i commenti al post precedente - o viandante - e poi 'l saprai. Fino alle 4 e 30 invece qui sotto si cantava. Bicchierate, "Ar-gen-ti-na! Ar-gen-ti-na!" (perché Argentina poi? boh!), "Brin-di-sino, larà-llarà-llarà", "Oste! Portace da beve'!", e via discorrendo. E martellava il fabbro, ciufolavano i ciufolanti, zoccolavano somari muli e altre sparute cavalcature, giocolavano i giocolieri, agliottevano con noncuranza il foco i magnafoco, trampolavano un po' tutti: i trampolieri senz'altro, e gli avventori, e poi i turisti, gli innamorati, e i cani sciolti nella calca. I miei infissi a doppia tenuta stagna nulla hanno potuto. In realtà il brusìo s'infiltrava nei muri sicché... Era da un pezzo, da poco prima della mezzanotte, che ero bell'e ito a cuccarmi di un sonno che giva e che veniva, ondoso e disturbato. Lambivano la soglia della coscienza sti trojai giù qui nel vicolo. Tuzzuliavano. "Eddài! resta! resta con noi!" Poi c'è stata quiete e silenzio all'intrasatta. Sprofondai, prolassai dentro un nulla corroborante. Ma durò poco. Alle 6 e trenta furono vetri infranti a risvegliarmi (la raccolta differenziata 'ccident'a tutti!) e il frastuono di spazzatrici reiterato, operatori jastemmanti la levataccia e certo la moltitudine di rumenta da careggiare. Son le giornate dell'artigianato storico medioevale. Lo sgrullo d'acqua generoso e tonitruante del pomeriggio di ieri non le ha spente. Ora c'è un sole come a dire "Tutto è passato! Sorridi adesso (e intanto para il culo!)". Per me, qui nel cuore del cuore della festa, tutto, credetemi, ancora ha da venire.
postato da: fuoridaidenti alle ore 10:44 | link |
categorie: fanculamenti, fumus et fragmenta