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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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martedì, 20 novembre 2007

La pappa dolce


La pappa dolce
C'era una volta una fanciulla povera e molto buona che viveva sola con sua madre e non avevano più nulla da mangiare. Allora la fanciulla andò nel bosco e incontrò una vecchia che conoscendo la sua materia le regalò un pentolino. Doveva dirgli "Fa' la pappa, pentolino!" e il pentolino cuoceva una pappa dolce di miglio molto buona e se diceva "Fermati, pentolino!" il pentolino smetteva di fare la pappa. La fanciulla lo portò a sua madre. Ora fame e miseria erano finite e adesso mangiavano pappa dolce ogni volta che volevano. Un giorno che la fanciulla era uscita la madre disse "Fa' la pappa, pentolino!". Il pentolino fa la pappa ed ella mangia a sazietà. Ora la donna vuole che il pentolino la smetta, ma non sa la parola magica e così quello continua a fare la pappa. Poi rivà dalla vecchia e la vecchia gli dice la parola magica.
postato da: fuoridaidenti alle ore 21:00 | link |
categorie: filialia
martedì, 13 novembre 2007

A te dove sei quando servi non ci sei

La sala, spoglia e rettangolare, è ravvivata da festoni appiccicati ai muri. Buon Compleanno. Auguri. Palloncini ovunque. In un angolo c'è un tappeto poggiato sul piancito da cui sorride il muso d'un orsetto grigio. Giacciono sparpagliati dei bambocci. Un lungo tavolo è disposto lungo il lato più corto. Lo ricopre una tovaglia di carta color vinaccia. E' stato suddiviso in due parti. Il salato: sandwich, panini all'olio, torte rustiche, tranci di pizza, noccioline, pop-corn, patatine fritte; il dolce: pasticceria mignon, crostate alla frutta, al cioccolato, una torta ricoperta di zucchero a velo, panna cotta. Su un tavolino sono impilati bicchieri di carta. In secondo piano sporgono bottiglie di bibite, succhi di frutta, aranciate, coca cola, acqua frizzante, acqua naturale, vini bianchi, vini rossi, spumanti. Molti bambini sono già arrivati. Una ventina. Stanno giocando nella saletta di fianco. Quando entra Denise sto trafficando con le bottiglie di vino. Una, un Dolcetto, l'ho appena stappata e sto annusando il tappo. C'è qualcosa che non mi convince. Denise ha una frangia lunga nero-corvino che le copre quasi completamente gli occhi. E' uno stecchino impacciato. Addosso ha un piumino color pervinca. L'accompagnano il padre e la madre, due ragazzi. Assaggio un sorso di Dolcetto. E' proprio andato. Sa di tappo. Imbevibile. Un vero peccato. Nel cono della mia distratta prospettiva distinguo strette di mano sorridenti. Mia moglie prende accordi con i genitori di Denise. Ora che scrivo, a un giorno di distanza, ho sottomano le foto della torta. Le candeline, i bambini tutti assiepati. E' il momento prima del soffio. Denise è l'ultima sulla sinistra: timida, discreta. Tutt'altra pasta Camilla al centro, appiccicata a Beatrice. Soffierà l'istante prima del dovuto per spegnere le candeline alla festeggiata. Denise è fuori da questo piccolo furto di attenzioni. Non le appartiene, ha avuto la festa con gli amici ed è contenta. Addosso ha una gonnina a quadri tutta fatta di pizzi, gli stivaletti col tacco impunturati, il suo golfino rosa ha una rifinitura lucente sui polsi e lungo la bordura del collo che ricorda i capelli d'angelo dell'alberello di natale. Lungo la strada di ritorno chiedo a Denise qual è il numero di cellulare di sua madre. Snocciola le cifre una via l'altra. Questo è del babbo, questo della mamma, questo è il numero di casa. Nessuno che ci risponde. Non c'è problema, stai con noi, con Beatrice, la tua amica. Denise mi indirizza lungo le strade del quartiere con precisione. Arriviamo davanti al suo palazzo. La madre ha gli occhi gonfi, venticinque anni nemmeno, una ragazza che sbarella due passi e quando dico "Denise ha vinto l'angelo d'argento, è stata la più brava",  "'Anvedi", mi risponde e tira su le sopracciglia finché glielo consente il gioco d'escursione dei muscoli facciali, su, due fessurette gli occhi, su, su, zoppicando si volta, sono nell'atrio, Denise è già il bastone di una vecchiaia mi pare, la luce dell'ascensore che si apre, poi si richiude, l'ultimo sorriso, gli occhi sotto la frangia, il rientro ed io a fantasticare le volte che sarà successo "gioca un po' qui che mamma non si sente". Beatrice ha due letti nella sua stanza e mucchi di vestiti e giocattoli e pennarelli e glitter, evidenziatori, colle profumate. Nel retrovisore "Cazzo fai?" senza dire parole niente digrigno.
postato da: fuoridaidenti alle ore 01:01 | link |
categorie: fumus et fragmenta
lunedì, 12 novembre 2007

La storia del ghiro e l'alveare



La storia del ghiro e l'alveare

Il ghiro dorme invece l'alveare mai cioè no.
L'alveare dà pizzico il ghiro però dà morso.
All'alveare bisogna stargli lontani.
postato da: fuoridaidenti alle ore 20:23 | link |
categorie: filialia

Non solo il tempo, io dico tutto sé misura

Ho un amico che recentemente s'è fatto un viaggio nel week-end. E' andato su a Firenze per incontrare una donna con cui da qualche tempo tesse una complicata relazione virtuale. Ha speso 400 euro d'albergo per due pernottamenti, 140 d'eurostar, 250 per un paio di cene e non l'ha neanche scopata. Tirando le somme fanno 790 euro: niente male. Ovvio che su di lui se ne è dette e sentite d'ogni sorta: che era meglio se si cercava una puttana qualunque, una mulatta, una nera, un transessuale, una situazione che "magari io potessi!", se la scopasse lì a cane in una stanza, senza fa' tutte 'ste manfrine, treni, alberghi, cene, un pomeriggio di sesso e vai, festa finita. Io lo capisco invece, e non perché è mio amico. Penso che ha avuto in fondo il suo bel viaggio: s'è arrovellato di dubbi prima di partire, l'organizzazione, la scelta della tratta, l'albergo, orari, luoghi, percorsi da coprire, cosa ordinare per cena, cosa indossare, il taglio di capelli, prendere taxi o metro, la solitudine nello scompartimento, nella stanza d'albergo, avrà letto qualche pagina da un libro e che accidenti di libro portarsi in questo viaggio? avrà fatto telefonate, cercato coperture, che non s'accorgesse di niente, per carità! sua madre o la sua amante o qualcuno dell'ufficio, s'è inventato un congresso, un corso d'aggiornamento, mucchi di cazzate.
Insomma, ha avuto ciò che a una mente pragmatica appare come lo scarto, l'ineludibile contropartita di fastidi e insidie varie disseminate come mine da schivare. E non l'ha neanche scopata.
Concludere, sinonimo di concretizzare, realizzare, contiene in sé già il senso della fine.
Chiudere con. Terminare. Stop.
Ho amanti d'ogni tipo, razza, età. Ne ho con gli occhi dai colori indefinibili e tremendi: grasse, magre, alte, basse, brutte, bellissime, con i capelli lunghi, lisci, corti, mossi, ricci, ne ho che accettano questo stato di cose con leggerezza, che pretendono relazioni esclusive o in condominio, che ignorano perfino d'essermi amanti. Non lo sanno, non lo sapranno mai, voi dite che è importante?
Una di loro ha meno della metà dei miei anni. Mi ha cercato dopo aver letto un pezzo scritto qui un anno fa. Ora non voglio stare a raccontare cosa ci lega, se ci lega qualcosa e quanto, ma c'è un punto inesistente in cui io, vecchio, sono quello che sono sempre stato e in quanto tale, per via di un paradosso che funziona, (di cui so niente, so che funziona in questo modo strambo) la vecchia che è dentro lei può trovare senz'altro un interlocutore con cui ragionare, con cui intendersi bene. Lei nella vita ha due mandorle al posto degli occhi e poi la curva delle sopracciglia mi ricorda Lana Turner. Avrà di certo seni di pietra e gambe lunghe e cosa deve essere, ci penso, non dovrei? quella sua fica che non ha conosciuto lo strazio del parto. Sarebbe bello affondarci, perdercisi a sfinimento e vaffanculo. Però c'è un tempo strano, di me che le mando Ripples o Carpet Crowlers oppure, se mi gira, Ravel, le Mule Variations, lei rilancia con Chiara Civello, Diana Kroll, Carla Bruni perfino, a volte i Sigur Ros, i Radiohead, Brian Eno. C'è un tempo terreno giovane vecchio nero bianco storpio, sé nega figlia figlio me stesso madre padre.
postato da: fuoridaidenti alle ore 11:30 | link |
categorie: fumus et fragmenta
venerdì, 09 novembre 2007

La raccolta dei funghi



La raccolta dei funghi.
Non si sa i funghi potrebbero essere velenosi è difficile riconoscerli perché sono simili

Nella nuvoletta (oh oh, è velenoso! bleah, non si può mangiare)
postato da: fuoridaidenti alle ore 21:39 | link |
categorie: filialia
mercoledì, 07 novembre 2007

I funghi



I funghi si trovano nel bosco e bisogna fare attenzione perché ci possono essere delle vipere.
postato da: fuoridaidenti alle ore 21:09 | link |
categorie: filialia
domenica, 04 novembre 2007

Peppe e i maiali

Peppe andò dai contadini e Peppe vide i maiali piccoli e Grandi.
Però Peppe gli fece una puzzetta in faccia nel naso.
postato da: fuoridaidenti alle ore 10:24 | link |
categorie: filialia
sabato, 03 novembre 2007

Se passi là queste parole trovi che ho lasciato

Per la strada c'erano cartacce ed io camminavo al di qua di una barriera di sbarramento fatta con dei pali di ferro dipinti a strisce bianche e gialle. Macchine ovunque. Rotte, bolgiate, arrugginite, impolverate, vecchie. E il vento, poi, non ti dico, scirocco, un bulicame di robaccia: cassette della frutta, scatole di cartone, avanzi di verdura invenduta, buste di plastica, fogli. Quando ho alzato lo sguardo, la facciata della chiesa. Bruttissima, a dire il vero. Al secondo piano, non so se sia la sacrestia o l'appartamento del prete, ci sono delle veneziane grigie incrostate di polvere, sbilenche. Coprono il finestrone centrale. Ai lati di questo, rannicchiati, due angeli si danno le spalle e suonano le trombe dell'apocalisse. Ti ho pensato. Mi è facile pensarti ogni volta che sto qui. Più facile di quanto già non ti pensi ogni volta che osservo le mie rughe, le mie dita, la cantilena blesa che è il mio modo di dirti e di non dirti non lo so.


(però queste le ho rivedute e corrette, come sempre)

postato da: fuoridaidenti alle ore 19:44 | link |
categorie: fumus et fragmenta