"Proprio come per la Conservatoria Generale ... il motto non scritto di questo Cimitero Generale è Tutti i nomi, anche se va riconosciuto che, in realtà, queste tre parole aderiscono come un guanto proprio alla Conservatoria, in quanto è lì che si trovano effettivamente tutti i nomi, tanto quelli dei morti come quelli dei vivi...".
C'era solo un signore anziano e aveva addosso dei mutandoni grigi, lunghi fino ai polpacci. Fingendo di cercare qualcosa nella mia borsa l'ho osservato con attenzione. Non era una tuta, quella, e nemmeno un pigiama; erano proprio dei mutandoni lunghi. Comodi, non come i mutandoni d'una volta, quelli di lana grezza che irritavano la pelle; mutandoni moderni, o meglio, postmoderni, progettati con molta cura nei dettagli; c'erano cuciture, ribattiture, sagomature lungo quel che sembrava un complesso campo di forze; c'erano rinforzi, stoffe più chiare ed altre un po' più scure, e tutto pareva dire ergonomia, comfort, tecnica, progettazione.
Aveva un bel viso da attore americano, quel signore; abbronzato, solcato da un'infinità di rughe e un bel cipiglio. Si è seduto e da una borsa tira fuori una scatolina bianca di plastica e la apre. Dentro c'è una catenina d'oro. La mette al collo. Poi, mentre io spiego l'accappatoio sulla panca, lui afferra qualcosa di rosa tra le dita. Sento come un sibilo leggero, una sorta di fischio. Si mette quest'affare dietro un orecchio, poi gira la testa a destra ed a sinistra un po' di volte, torna a sbirciare nella scatolina, sembra soddisfatto. Prende un altro arnese color carne e se lo mette in bocca. Stringe i denti, ho visto chiaramente le mascelle sotto sforzo. Quando esco lui è ancora concentrato, c'erano altri aggeggi rosa e metallo sparpagliati e lui frugava, con quella calma rugosa e sorda, là nel mezzo.
Non riesco a dire ciò che non posso toccare, ciò che sembra anche altro, forse, chissà, potrebbe. E' come se ogni tentativo d'astrazione mi suonasse come esercizio retorico, patetico. L'altro giorno me ne andavo a spasso per il paese quando incontro lo storiografo locale. Eravamo davanti a una chiesa abbandonata, la chiesa di S.Giovanni decollato. Un tempo ci portavano i condannati a morte la sera prima d'impiccarli o di decapitarli. Poi, il giorno di S.Giovanni, che cade in giugno, bruciavano tutti i cappi usati per le condanne. Oggi la chiesa è usata come rimessa. E pensare che dentro ci sono un paio di affreschi attribuiti alla scuola del Signorelli. Anzi, una guida locale afferma che quello a destra sarebbe "
del Pinturicchio o d'altro pennello a lui non inferiore".
La tavola riprodotta nella foto si trova nel locale museo del Duomo. E' una "
Madonna con Bambino e San Giovannino". Qualcuno sostiene sia un'opera del Pinturicchio. Una voce, non esiste una documentazione, vuole che appartenesse al corredo di Grania, la moglie di Pinturicchio, che qui è morta. Ho fatto un mucchio di ricerche su Grania. Sembra fosse stata una donna scellerata. Ho percorso innumerevoli volte in lungo e in largo i vicoli del quartiere dove pare che un tempo alloggiasse. Ho cercato di ricostruire la toponomastica dell'epoca ma... niente, nella biblioteca locale non c'è niente. Internet mi ha permesso di sapere l'ammontare dalla vendita di certe sue proprietà, e pure quanti fiorini ebbe in eredità. Non so se questa tavola davvero facesse parte del suo corredo. Mi piace pensarlo, pensare che l'abbia voluta tenere per ragioni che in un certo senso me la rendono più umana. Qualcosa come la Gioconda per Leonardo. Io e mia sorella, di fronte a questo dipinto, abbiamo passato interminabili quarti d'ora. Seduti, completamente in silenzio e d'altronde che vuoi dire?
Conosco il luogo dove Grania è sepolta. E' nella chiesa di S.Agostino. Un tempo anche qui c'era qualcosa del Signorelli e addirittura un "
S.Nicola da Tolentino" di Raffaello. Oggi invece la chiesa appartiene alle Salesiane ed è praticamente sempre chiusa. Mi sono detto, Mauro, scrivi il tuo pezzo soltanto dopo che hai verificato se c'è una lapide, un segno, un'iscrizione che dica ecco, qui è sepolta Grania. Ma poi ho pensato che, come nel libro di Saramago, hanno ragione quelli del Cimitero Generale. Sebbene la Conservatoria contenga tutti i nomi, tanto quelli dei vivi quanto quelli dei morti, è al Cimitero Generale, che della Conservatoria sembrerebbe una sezione, che prima o dopo tutti i nomi finiranno.