Ieri sera sono stato ad un concerto blues.
Suonava un gruppo americano che non avevo mai sentito.
Il leader è un ragazzo che non ha ancora vent'anni.
Si chiama
Eric Steckel.
Ha attaccato con un pezzo morbido, dal riff caldo e tirato in tonalità minore.
Io mi ero preso una Corona ghiacciata in bottiglia con uno spicchio di limone e stavo in piedi, appoggiato alla porta di un bar.
L'acustica nella piazza era penosa e il tecnico del suono zazzicava continuamente alla console.
A mano a mano che il concerto è andato avanti il solista si è come esaltato e - sarà stata l'irruenza della giovane età - ha cominciato a esagerare con gli svisi.
Non era più blues.
Niente polvere, fatica, costrizione, solitudine, se vuoi un dio, un amore, una nostalgia.
Cos'era? mi sono chiesto.
Niente, uno sfoggio di bravura.
Il mestiere, la professionalità.
Nel pomeriggio ero stato a correre lungo il fiume.
Nove chilometri, andatura leggera senza mai strafare.
Ci ho messo poco meno di un'ora, fermandomi una volta soltanto per guardare uno scarabeo attraversare il sentiero.
Pareva cogitabondo.
In cuffia avevo un medley di cose buttate giù a casaccio.
C'era di tutto.
Correre, ancora mi affatica.
Mi piace - certamente non quanto nuotare - ma mi affatica.
Ho notato che mi riesce più facile distrarmi se non ho una compilation di cui so la sequenza.
A un certo punto (costeggiavo il fiume in una zona brulla sicché vedevo i pesci e la vegetazione sul fondo) senza accorgermene ho aumentato l'andatura.
E' partito un pezzo di Michael Bublé.
Una canzone, se non ricordo male, che cantava Frank Sinatra.
That's Life
Non è il genere che metterei dentro l'ipod per correre o nuotare, tuttavia me la sono ricordata come se l'avessi saputa da sempre ed è stato divertente.
Correvo e cantavo e mimavo il gesto di suonare piatti e percussioni.
I've been a puppet, a pauper, a pirate, a poet, a pawn and a king.
I've been up and down and over and out and I know one thing:
Each time I find myself, flat on my face,
I pick myself up and get back in the race.
E' la vita.
E' quello che la gente sostiene.
Adesso, mentre sto qui che scrivo ascolto un pezzo di chitarra acustica.
Un a solo.
Si intitola "
Tuscany", lo suona il chitarrista di ieri sera.
E' un pezzo che lo riscatta della ridondanza della prestazione col gruppo.
Questo è senz'altro blues, quel che intendo per blues.
Come leggersi un racconto di
Pancake, fumare, bersi una birra con la testa chissà dove.
E' un pezzo facile.
Note tirate, armonici, lo trovo assai espressivo.
Deve dare molta soddisfazione suonarlo.
Quasi quasi.