Non so se hai presente quei racconti americani dove la descrizione delle cose, le situazioni, le storie, non hanno, non sembrano avere l'obiettivo d'inchiodare il lettore ad una trama e lasciarlo - di qualunque cosa si tratti, comunque vada a finire - con un insegnamento, una sorta di morale. Danno l'idea di quadri, pictures at an exhibition, astratti o iperrealistici e non si può che osservarli, assaporarne la bellezza, la drammaticità, il taglio, l'incidenza della luce, la maestria dell'autore, l'impatto cromatico. Insomma, è un'esperienza estetica tout court. Ti ho sognato che erano grossomodo le 5. Lo so, perché mia moglie si è alzata dopo un poco e quando ha il turno di mattina si sveglia proprio a quell'ora. Mi è sembrato naturale ripercorrere - questa volta con la coscienza bene all'erta - il sogno che evaporava, provare a non dimenticarlo. Mi avevi scritto un messaggio, come sto facendo adesso. Siamo (do un'occhiata in giro, mi trovo senz'altro nel mio ufficio; oltre i vetri del divisorio c'è gente che si affaccenda, qui invece c'è il silenzio delle piante, dei quadri e delle stampe, qualche libro, le circolari, tre meravigliose pubblicazioni di opere liriche (testo, cd, dvd) che ogni tanto, quando mi prende voglia, ascolto) siamo, dicevo, nella realtà della piena coscienza delle cose, quell'esercizio della mente che - inserito il senso del tempo - analizza, confronta, si concede malinconie e azzarda previsioni e a ben pensarci è come se tutto ciò che ho detto (intendo all'inizio, presentando il contesto del mio sogno) fosse al di là di uno specchio e non mi fossi, non ci fossimo, tu ed io, mai mossi. Mi scrivevi, come sto facendo adesso; tu in un sogno, io in questa veglia confusa. Non mi conosci se non per un contatto una volta; peraltro fu un contatto del tutto incidentale (e ti rimando, come dire, la palla in questo istante, immaginandomela rotolare lungo un campo brullo e desolato; rotola, questa palla, per inerzia; velocità costante, nessuno sbalzo, verso un orizzonte - quale che sia - come in un quadro iperrealista). Mi mandavi dunque un link a cose tue scritte tempo addietro. C'erano tranches de vie, poesie, qualche appunto sparso. Non ho memoria di nulla: nessun dettaglio, nemmeno una parola, forse un'intestazione, qualcosa vagamente di verde e in grassetto. Ho memoria però del senso di condivisione; qualcosa come ciò che provo in questo istante. Ti scrivo da questa parte e tu mi leggi. Sei solo, chissà, incidentale, un desiderio.
(Mi chiedo, quando scrivo queste cose, che cazzo voglio dire)