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Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

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domenica, 17 dicembre 2006

Talvolta sto come tra Scilla e Cariddi

Stavamo alla meno peggio, s'era in diciotto, prenotato per quindici, qualcuno in meno, probabile. Di non previsti ci siamo ritrovati il bambolotto, quello biondo e stempiato, col pisellino piccolo, sempre abbronzato, che razza di mestiere farà sempre abbronzato, mah! Sotto la doccia usa due tre shampoo diversi, noi ci si chiede tutti che cazzo ci può fare, perdere i capelli non è questione di shampoo giusti o sbagliati, almeno credo. Poi c'è il marito della cosa, quella, come si chiama, non ricordo, le hanno dato la proroga in biblioteca, tre mesi, o all'anagrafe mi pare, boh. C'era pure, chissà, un altro o un'altra, adesso non ho bene presente. Insomma, s'era in diciotto. Io ho beccato subito quella che ci tenevo una cifra mi stesse a fianco. Lo so, ci posso chiacchierare di libri e chissà cosa ancora; mi intriga, ha lo sguardo alla Lori del Santo, l'atteggiamento, pare, che puoi aspettarti qualcosa di sconvolgente, oppure  di morbido, non so, spero abbiate capito quel che intendo. E' un poco che l'osservo, io le osservo le donne, che credete? Le ho detto "Stammi vicino, per piacere, parliamo di libri". Mi è parso che non aspettasse altro, pareva un pesce fuor d'acqua, carina è carina assai, e interessante, niente affatto banale, tanto meglio, vediamo come butta, vediamo. Intorno è principiato un brulicare "Comincio col portare gli antipasti?" "Vai, vai, vai facile" Di libri s'è parlato, ha quello sguardo, dicevo, che non sai mai se lei osserva quel che ti pare lei stia osservando oppure chissà quale altra misteriosa prospettiva, un altro piano, una profondità impensata, dentro di te, ti fruga dentro, o segue certi suoi pensieri, chi lo sa. Stappiamo molte bottiglie, chiacchieriamo, mi godo istante per istante questa serata: la compagnia, il cibo, il freddo che punge all'uscita, il trasbordo, la mia macchina, la tua, parcheggia in piazza, l'ho persa, parto di corsa, la ritrovo, gli amici al bar, una caipirina, due. Camminiamo, mi racconta di Jung, di Jodorowsky, le scappa da pisciare, un'unghia appena la luna, il cielo è buio e di ghiaccio, nel parcheggio la brina attecchisce ai parabrezza, alle carrozzerie. Io gironzolo, lei chissà dov'è andata per pisciare, avanti e indietro lungo il verso delle pianelle, le connessioni, nel sottofondo il suo scroscio, fumo discreto, chi l'avrebbe mai detto. Ci lasciamo che sono circa le due. "Ti voglio accompagnare". "Ok, ma a metà strada ritorni". Adesso mi sento come legato a doppio filo a un altro me stesso oscuro che ride e dice "M'avevi dimenticato?"
postato da: fuoridaidenti alle ore 00:41 | link |
categorie: fumus et fragmenta, minimal stories

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