CalMa

Chi sono

Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 25 gennaio 2007

La donna dentro la foto della donna

E' intriso di decadenza questo posto. Il proprietario è un pittore scozzese cinquantenne. Ha i capelli raccolti in una coda e un diamante gli luccica all'orecchio. Ci sono libri antichi, pergamene, polvere, utensili arrugginiti: un falcetto, ferrature di bestie, una grattugia, la chiave di un portale, un macinino, uno schiacciapatate, l'attrezzo per tostare orzo e caffé. Ci sono mantovane di velluto alle finestre, divani capitonné, poltrone, sedie, una coperta patchwork e tappeti, tappeti ovunque, un tripudio di tappeti: macchiati, bruciacchiati, impolverati, consunti, lisi, sdruciti, sfilacciati. Il camino è uno sbadiglio tra le pietre. Opprime il soffitto di quercia a cassettoni. Sono alle prese con il computer del pittore, l'unico anello che lo lega al mondo. Non c'è televisione qui, né radio. L'impianto stereofonico, in compenso, è assai sofisticato. Diffonde adesso "La morte e la fanciulla" di Franz Schubert. Il pittore afferra un mazzo di foto. Luccica l'orecchino. Ne sceglie quattro. "La migliore", mi dice e me le porge.

La prima
Ci sono due decolleté con tacco a spillo. Vinaccia, in raso, hanno la suola dorata. Poggiano sul pavimento, quella sinistra adagiata su un fianco. Così - come la prospettiva le propone - disegnano un cuore scuro stilizzato. Occhieggia una nebulosa in mezzo ai tacchi: il riflesso del flash, probabilmente.

La seconda
La donna nega il volto all'obiettivo. E' seduta sul ciglio bianco di un divano. Indossa un abito da sera rosso rubino. Nessun particolare mi cattura quanto il gioco dei tendini del collo. Suggerisce un prolungamento a quel negarsi che ne stravolge in qualche modo il senso. Negandosi, contemporaneamente si concede. A qualcun altro, a un'ossessione presente, chissà, a un ricordo. Rivendica - nel mutismo dello scatto - la possibilità di una piega metafisica, un rovescio, come a dire "Non sono quel che pensate d'aver vinto". Lo scatto è volutamente sfocato e sottoesposto. Sfumano - l'abito, l'incarnato e tutto quanto - in un albume che omologa le cose. Le addolcisce, sembra le anestetizzi.

La terza
Stesso divano, lei siede decentrata. Il panneggio dell'abito rivela una struttura complessa e articolata. Si distinguono rose, foglie e ghirlande di un giallo tenue. Due spalline tengono su il corpetto del vestito. Una - quella destra - è scivolata. Su un bracciolo è adagiato un drappo verde. I piedi, nudi, sono sulla seduta. Evocano la disposizione delle scarpe. I capelli nascondono il suo volto. Non del tutto. "Qui" - pare sussurri - "Voglio mi guardi".

La quarta
Mi chiedo perché abbia scelto questa foto. L'inquadratura tronca la donna della testa così che il gesto in cui è rimasta intrappolata - mentre trattiene una stola sulle spalle - appare goffo adesso, e inconcepibile, sbagliato. La grana del fotogramma non è nitida, tutt'altro; è piuttosto fumosa e lattescente. Si tratta di un provino da scartare. C'è un tavolo, sulla sinistra, dove sono dei libri accatastati, e c'è un'inquadratura in bianco e nero di un'altra donna che ha un'espressione assorta. E allora penso alla circostanza che questa donna, il cui sguardo pare abbracciare il vestito dell'altra, e la sua stola, e la testa e tutto quello che a me e a chiunque è totalmente precluso, questa donna, che alberga nella foto di quell'altra, è in fin dei conti una metafora di tutti, e qualche volta non è nel dirsele le cose, quanto sapere di potersele raccontare.
postato da: fuoridaidenti alle ore 21:17 | link |
categorie: fumus et fragmenta, minimal stories

Commenti