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lunedì, 29 gennaio 2007

La lettera A

Sono onorato di pubblicare qui questo pregevole post di Linnio Accorroni.

La lettera A
Che il colore bianco sia il colore dell’orrore ce lo aveva già insegnato e mostrato diffusamente Melville in quell’opera-mondo che è Moby Dick; per cui nessuna sorpresa quando, nella foto a colori apparsa sabato 13 gennaio su La Stampa a pagina 7, ciò che più colpiva era il candore abbagliante delle pareti dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bezzi. Quel bianco ‘che più bianco non si può’ era poi replicato e richiamato dalla nivea fodera che copriva il divano:‘Sfoderabile-lavabile a quaranta gradi, s’intende, però delicato’ ci fornisce premurose e convincenti istruzioni per l’uso la giornalista Stefania Miretti nel pezzullo a commento della foto. Lì, i due vicini della porta accanto, dopo una dura giornata di lavoro e fatica (netturbino lui, donna delle pulizie ad ore lei), si saranno sdraiati ed avranno guardato la Tv. Magari spesso si saranno addormentati davanti allo schermo piazzato strategicamente per consentire una perfetta visione sia per chi era sdraiato sul divano bianco, sia per chi riposava sulla poltrona, bianca anch’essa. Magari, chissà, su quel divano avranno pure fatto l’amore qualche volta quei due: lei dalla vocina cortese e dalla cadenza accattivante, lui corpulento e laconico, con quegli abiti stazzonati e i modi un po’ bruschi: oh, Olindo, mon semblable, mon frère…Sarebbe stato tutto perfetto: peccato per quelle urla, per quei pianti, quei rumori, quelle grida e quel viavai continuo che guastavano le loro giornate. Un altro particolare colpisce dalla foto che sembra rubata nel suo aver catturato di sbieco questi frammenti di interni: tra il mobile a muro, al cui interno, in posizione totemica, campeggia l’apparecchio televisivo e la parete, ci sono due ripiani in cui sono scrupolosamente allineati, in rigoroso ordine di grandezza, pochi, colorati volumi. La giornalista, che ha avuto modo di penetrare in questo antro di affetti e devozioni domestiche, ci dice che erano le ‘prime copie di collane allegate ai giornali’.

Che il profluvio di libri allegati ai giornali abbia effetti nefasti ed imprevedibili sulla psiche di tanti nostri connazionali è confermato anche da una lettera che si legge sul Manifesto, sempre di sabato scorso. Nella pagina delle lettere il signor Paolo Borsoni scrive infatti, lamentandosi del fatto che un suo amico, approfittando dell’astuto stratagemma ( primo libro in omaggio) adottato dai giornali italiani, avesse tirato su un’intera libreria composta da molti e svariati volumi, ma tutti concernenti la lettera A. Questo amico è anche lui figlio emblematico dei tempi nostri almeno quanto lo è Olindo Romano: sa tutto sulla lettera A e continuamente parla, con somma acribia, di acelomato, di alcelafo e dei pericoli dell’apoastro. Ovvio però che tutta quella parte dello scibile umano che non comincia con A non gli appartiene e non lo interessa. Che fare, allora? La modesta proposta avanzata dal Paolo Borsoni autore di questa missiva al Manifesto è che , per una volta tanto, i giornali partissero con le loro campagne promozionali dalla lettera…Z.

Linnio Accorroni
(atre cose dell'autore sono reperibili su NazioneIndiana)
postato da: fuoridaidenti alle ore 11:40 | link |
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