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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

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mercoledì, 28 marzo 2007

La consapevolezza di un pezzo di un puzzle

Uno dei motivi per cui quando entri in questa catena non puoi più cancellarti impunemente è il fatto che prima o poi trovi uno spunto in giro, una riflessione, qualcosa che ti colpisce. Ora, pensa se chi t'ha offerto questo appiglio, che tu hai linkato e sviluppato fino a farne un frammento di te, te lo cancella. Non si fa. Al massimo si lasciano le cose come stanno. Questa è correttezza: avere la consapevolezza d'essere un pezzo di un puzzle (e l'allitterazione è messa apposta), contribuire  a comporne il senso. Se c'è qualcosa che mi ossessiona (ed ossessiona tutti) è l'esperienza della perdita. Gli ultimi libri, ma forse tutti i libri che ho letto, per non dire dell'arte e alla fin fine dell'agire in generale, hanno a che fare con questo. Ed anzi, adesso che ci penso, scrissi una cosa intitolata "Morire, tutto sommato, è come un disperdersi di cose" che era una sorta di silloge, a mio modo, della perdita. Oggi qui leggo di perdite (ieri sera mi gocciava la lavastoviglie guarda caso). Il pezzo di Hanging si chiude con queste parole:
Perdere qualcosa che si era già perso può sembrare un paradosso.
Eppure questo tipo di perdita esiste, ed è assai più profonda e dolorosa di qualunque altra.

Io non sono del tutto sicuro di poter sottoscrivere questa affermazione. Sarà perché non riesco a figurarmi circostanze in cui "perdere qualcosa che si è già perso" è possibile. Mi suona come illusorio (per quanto suggestivo, non lo nego). L'unica vera perdita sensu strictu è la morte che è nello sfondo e in ogni dove. Quanto al resto, finché c'è vita c'è speranza. Banale, ma tant'è.
Perdere qualcosa può avvenire all'improvviso, e in questo caso c'è ben poco da dire e da fare. Ma ci sono perdite striscianti, se vogliamo, in cui ci si imbatte per caso, sfiga o culo che sia. E queste dicono del rischio connaturato al silenzioso scorrere del tempo.
Ieri mi hanno fatto una lastra al quarto e quinto dell'arcata superiore.
-Vedi? E' una situazione all'inizio. Se non la teniamo sotto controllo col tempo l'osso si consuma.
-E...?
-Con gli anni arriva alle radici ed il dente è fottuto.
-Ma... sintomi non ce ne sono? Che ne so, sanguinamento delle gengive, robe così.
-Tutte puttanate. La prevenzione, lo spazzolino, il filo interdentale. Ci fai qualcosa, certo, chi lo nega? Ma fino a un certo punto. Agisce sotto, ma noi lo teniamo sotto controllo.
postato da: fuoridaidenti alle ore 09:24 | link |
categorie: fumus et fragmenta

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