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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Mi carezzo una ruga e me la stiro

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giovedì, 12 aprile 2007

Riallacciandomi all'ultimo post parlerò un po' di libri va'.
"Confessioni di un cuoco eretico" di David Madsen. Stamattina ho fatto un giro sul sito dell'editore e ho ordinato gli altri romanzi di Madsen ("Memorie di un nano gnostico" e "Amnesie di un viaggiatore involontario"). Madsen è uno che ha stile, c'è poco da discutere: denso e pastoso (usa lemmi quali redolente e icore, per esempio) scivola tuttavia scorrevolmente. Dà l'idea d'una salsa equilibrata: stuzzica e non stomaca mai (e sì che qualche passaggio fuori le righe questo cuoco lo riserva senza meno). Non amo le recensioni che riassumono le trame. Forse perché - eccetto i casi in cui stile e musicalità rasentano lo zero, sicché è il dipanarsi nudo degli eventi a dare senso alla lettura - del "fatto raccontato" non mi interessa poi molto. Alla fine non resta che una sorta di fondo di cottura, sintetizzabile con un "M'è piaciuto, Mi ha trasmesso emozioni". Oppure no. Polare. Manicheo.

I due libri delle edizioni estemporanee (presi a Napoli allo stand di "Galassia Gutenberg") si sono rivelati una piacevolissima sorpresa.
"Scommetto che Madonna usa i tampax" è una raccolta di brevi racconti di scrittrici cubane e portoricane. Senza far torto agli altri spendo due parole su quello che m'è piaciuto di più. Si intitola "Marina e il suo odore" ed è uno straordinario esempio di quel che si può intendere con "semantica degli odori". Marina è una che ha il dono di secernere qualsiasi odore, reale o metafisico che sia. Ha un odore la malinconia, l'amore stesso un odore, e la passione. Immaginate il mix, lì dove tutto è speziato già di suo.

"Perversione all'avana" di Mejides l'ho letto due volte di filato e volentieri. E' un libro che, ad onta della sua  brevità (circa 200 pagine), esige molta attenzione. La storia ha infatti un epilogo giallo, che è il culmine di un intreccio  di vite arravogliate. Tutto avviene dentro e intorno a un casermone, un falansterio, Prado 121. Mejides ha una scrittura che affascina: colta, veloce, sulfurea, lascia indizi sparpagliandoli con sapienza. Straordinaria l'architettura del romanzo che si snocciola come una progressione di flash, tante schegge esistenziali. E c'è un bel mescolarsi dell'elemento magico al reale, senza sbavature o forzature, che genera un flusso perfettamente amalgamato tra ciò che è logico e ciò che non lo è. Bellissimo.

Di Douglas Coupland non avevo letto nulla. "La vita dopo Dio" è un libro che mi ha commosso. Ho letto in giro un po' di recensioni e qualcuno lo include tra le cose minori di questo autore. Be', mi chiedo come devono essere le altre. Mi spiace adesso di non avere tempo per parlarne (e oltretutto di non averne una gran voglia), ma c'è una cosa che vorrei sottolineare, che peraltro ha ben poco a che vedere con la letteratura in senso stretto. Ogni pagina presenta in epigrafe un disegno. Sembrano tutti tracciati da una mano infantile. Be', sulle ultime due c'è la silhouette di una mano (la destra è sulla penultima, mi pare). Io ho percepito questo come un "ciao ciao". E non è un caso, mi pare non sia un caso dopo tutto, che più che dire di quel che è scritto dentro il libro io stia pensando a questa strana sinergia.
postato da: fuoridaidenti alle ore 10:54 | link |
categorie: mi pregio daver letto

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