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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

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martedì, 08 maggio 2007

Buràn: La città

"Un luogo è un linguaggio: noi possiamo essere "qui" solo accettando le regole linguistiche che lo inventano. Essendo il porsi di un linguaggio arbitrario e non deducibile, i diversi linguaggi indicheranno luoghi totalmente discontinui. [...] Un linguaggio è un gigantesco "come se", una legislazione ipotetica che in primo luogo inventa i propri sudditi: i luoghi, gli eventi. Con quel gesto arbitrario fissiamo i valori delle carte, ma da quel momento subentra il rigore del gioco e del rito..."

G. Manganelli "Un luogo è un linguaggio"


"Che cosa si può conoscere del mondo? Dalla nascita alla morte, che quantità di spazio può sperare di abbracciare il nostro sguardo? Quanti centimetri quadrati del pianeta Terra avranno toccato le nostre suole? Girare il mondo, percorrerlo in lungo e in largo, non permetterà di conoscere più che qualche ara, qualche arpento: minuscole incursioni in vestigia incorporee, brividi d'avventura, improbabili ricerche fossilizzate in una nebbia dolciastra di cui alcuni particolari si fisseranno  nella nostra memoria: al di là di tutte queste stazioni e di queste strade, [...] e dei mucchi di pietre e dei mucchi d'opere d'arte, saranno forse tre bambini che corrono su una strada bianca, oppure una casetta uscendo da Avignone, [...] quattro ilari obesi al tavolino di un caffè alla periferia di Napoli, la via principale di Brionne, nell'Eure, due giorni prima di Natale verso le sei di sera, il fresco di una galleria nel suk di Sfax [...] ...
E con essi, irriducibile, immediata e tangibile, la sensazione della concretezza del mondo: qualcosa di chiaro, di più vicino a noi: il mondo, non più come un percorso da rifare senza sosta [...] non come unico pretesto per una esasperante accumulazione né come illusione di una conquista, ma come ritrovamento di un senso, come percezione di una scrittura terrestre, d'una geografia di cui abbiamo dimenticato di essere gli autori."

G. Perec  "Specie di spazi"


Ci sono mondi che si raccontano, là fuori, distanti e differenti, voci che chiedono ascolto, scritture invisibili. Storie narrate in lingue incomprensibili vorticano nel grande oceano della rete. Buràn annulla il silenzio, decodifica il rumore bianco dell'altrove, supera distanze e lingue altre. E' in linea il numero due: "La città"
postato da: fuoridaidenti alle ore 11:57 | link |
categorie: buràn

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