La verità è che non ho mai smesso di ascoltare quel contrappunto. Metti adesso, che sono qui di nuovo (ed oggi è la quinta volta, cazzo, già la quinta). Mia moglie è scesa e nostra figlia è con lei, ho detto avviatevi, vi raggiungo tra un poco, controllo la posta elettronica e ascolto questo pezzo. E dunque eccomi qui di nuovo. Non è un'ossessione, non è un dramma, non lo so cos'è esattamente. Ho un sospetto, però, che sia l'urgenza di un contatto "altro". Vedi, ultimamente scrivo per chi mi legge. Ti credi che non l'abbia capito? Ho il mio circolo ristretto di lettori. Sta di fatto che comincio scrivendo per me stesso e poi man mano aggiusto e non c'è più molto di me alla fine, capisci? Leggi, e non ci trovi più il "me" grezzo e genuino. E invece adesso, rara occasione in cui mi limito a comunicare (ad illudermi di farlo) con qualcuno che mi sta veramente a cuore, vale a dire me stesso, be', riaffiora la natura scabra del momento, alterata se vuoi per via di quello che ho bevuto, o malinconica per via di un contrappunto e una distanza, o vogliosa di baci e di sesso e di parole. E tu, forse, anzi certamente sai leggerla in un "ciao". E mi va bene, va benissimo così. Non smettere di lasciarmi tracce di te, qualunque cosa, questa tra noi, sia, tu non smettere, recita pure una preghiera. E se non ti dovesse costare molto, solo in questo caso, sacrifica una sigaretta o due tra le tue tante. Mi piacerebbe tu lo facessi. Mi piacerebbe non si limitasse a un blaterare vacuo questo fatto di te di me che ci diciamo, che ci ascoltiamo (manco lo sai, manco lo so chi tu sei mai, qui, io chi sono...)
(Postato, poi misteriosamente perso, infine recuperato, mo' vediamo come butta)