Mi chiedono cose continuamente, qui, e non ho nulla, sono pieno di un nulla silenzioso. La spianata imbrecciata che ho davanti si interrompe con la gobba della pineta. Ho fatto un giro, prima, respirando profondo, il che, si sa, vuol dire evocare le cose, quelle andate; dunque indugiare per strade percorse, echi di voci, occhi di un tempo, i miei e non solo quelli. Ho sbriciolato il tutto tra le ciglia, sotto le suole cricchiavano gli aghi di pino, un tappeto rossastro bello spesso, pareva di camminare su una moquette. Domani parto, starò via per una settimana. Rivedrò i miei, se mi riesce farò un salto a Sorrento. Mi piacerebbe portarci mia madre un giorno a pranzo, mangeremmo vermicelli coi frutti di mare. Mi piacerebbe portarci mio fratello, pescheremmo da un certo molo, ma ho paura che tutto sia cambiato. Mi chiedono cose continuamente, qui, e non ho nulla e il tempo sta cambiando. C'era il sole fino a prima che decidessi di mettermi a scrivere, sarà anche questo un segno di mollare? E' assai bizzoso il tempo da qualche giorno, ma stamattina il cielo era un cristallo tiepido e azzurrato sicché alle nove e mezza ero già in acqua. Solo S. ed io, a bracciate regolari e coi pull boy. E' stato bello, due chilometri in un'ora. Poi la doccia, il rito della crema idratante, il deodorante per le ascelle, un po' di gel. M'ero dimenticato le mutande di ricambio sicché sono tornato che ero nudo sotto i calzoni. La cameriera, prima, non mi ha riconosciuto. Venticinque son tanti e adesso è una signora. Eppure ho cercato, non senza sfacciataggine direi, l'impatto degli occhi suoi quando ha servito l'arrosto e l'insalata. Niente. Questo significa che il tempo m'ha cambiato. Che non ci pensi, si sa, come al cuore che batte e via così. Ma io lo so bene, o perlomeno sarei pronto a scommettere qualcosa, che le è rimasto un bagliore d'allora. Lo tiene stretto, è d'argento e lavorato. Le cinge il pollice, un vezzo come un altro.
Partita n°1 BWV 825 J.S.Bach Sarabande, R. Bahrami