Tu sei una che assomiglia molto, come tipo, all'attrice americana Julia Roberts. Per la magrezza, gli occhiali di Gucci e quel cappello che s'affloscia sul tuo sorriso largo in controluce. E poi per lo spolverino stazzonato e le tracolle - due - molto capienti e chissà che ci porti.
L'altra invece non è come quando l'ho conosciuta. Fu a Firenze un Ottobre e aveva capelli sale e pepe cortissimi. Stonavano sulla sua fronte da bambina. I lineamenti sì, sono gli stessi: naso sottile, bocca piena e dai contorni netti. Gli occhi invece - eccetto che il colore - mi chiedo quante lacrime abbiano pianto e trattenuto da allora.
Sono due giorni che questa cosa che ho dentro non trova le parole giuste in cui morire. S'appiglia a qualsiasi forma, che sia voce che canta o vecchie foto o perfino l'imperturbabilità della mia tartaruga sotto il sole. Provo a darle un gamberetto e lei niente, si volta e scivola piano nell'acqua, con eleganza.
Ieri sera provavano lo spettacolo in piazza i falconieri. Non so se è stato un incidente, forse la confusione, la gente accalcata, ma a un certo punto un falco è sfrecciato via verso il tramonto e uno stormo di piccioni s'è levato dai cornicioni e dal campanile della piazza. Una nuvola d'ali scure ha disegnato compostamente la traccia d'una disperazione ancestrale, dimenticata. E noi lì sotto a goderci l'imprevisto. Poi il falco ha scelto un albero del parco e si è posato su un ramo alto, che il sole illuminava. Il falconiere l'ha chiamato. Si batteva su un braccio e lo muoveva in su e giù.
Ciò che ho dentro cerca continuità che la mente ripugna. Un senso, il segno forse di un dio perduto. Ieri notte, per via di parole lette per caso, ho preso in mano un libro cui tengo molto e l'ho sfogliato. Dentro c'era un foglietto scarabocchiato. Ho cominciato a rileggere quel libro e ho deciso che me lo porterò in questo viaggio.
Stamattina sentivo l'urgenza d'entrare in una chiesa. Sono entrato che il prete stava dicendo "
scambiatevi un segno di pace". Allora ho dato la mano a una signora che ha ricambiato la mia mollezza con vigore. Mi sono seduto e ho lasciato scorrere lo sguardo. Altra bellezza chiedo e non so quale.
J.S.Bach Cantata BWV 47 Wer sich selbst erhöhet, der soll erniedriget werden