Si sa che in tempi di magra basta dare un'occhiata al proprio counter statistico e qualche chiave bislacca la si trova.
Ho avuto una mattinata non proprio allegra. Ho accompagnato mia madre al cimitero. Ieri sera, tra una chiacchiera e l'altra mi ha chiesto "Tu lo sai dov'è che sono i nonni?" No, le ho risposto. Allora domani ci andiamo. Il cimitero. Non me lo ricordavo proprio. Stamattina c'era quella luce metallica e lucente di ogni volta che il freddo è secco, c'è vento e a sprazzi appare il sole. Ho preso nota dov'è che sono i nonni. E' una città, ovviamente, questo cimitero, come lo sono tutti i cimiteri d'ogni città. I morti hanno indirizzi, numeri civici e piazze. E' da venticinque anni che io vivo in provincia, dove i cimiteri sono luoghi che ci vai a passeggiare, la ghiaia che scrocchia, confronti la tua solitudine con quella degli altri e tutto pare senza tempo. Non hai bisogno di particolari accorgimenti, di mappature codificate per orientarti. Non so se il cimitero e il luogo in cui vivo potranno un giorno mai diventare città.
Qualcuno qui ci è finito andando in cerca di una chiave: "testicoli calanti".
Mi sa che è giunto il tempo di fare un respiro profondo, di occuparsi d'altro