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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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sabato, 26 gennaio 2008

Esegesi di un augurio

Ci sono alcune considerazioni propedeutiche da fare, e questo a prescindere dell'aspetto linguistico. Sono questioni storico-sociologiche, geografiche, consuetudini e usanze che permeano la locuzione finita, la speziano. Procediamo con ordine però. Partiamo dagli equini. Si tratta almeno d'una coppia di morelli. A seconda del censo dell'utente (e qui già il termine utente presta il fianco a qualche perplessità, a fraintendimenti; utente come fruitore di prestazione? come soggetto consapevole o passivo? lo so che non è chiaro per niente, comprenderete più avanti); a seconda del censo dell'utente, si diceva, si stabilisce quante coppie di morelli. In genere è sufficiente un paio di esemplari, cioè una coppia soltanto, ma non di rado s'abbonda, s'esagera, si sciala, si giunge a quattro coppie, dipende dalle pulsioni narcisistiche forse, o revanscistiche, o è solo mera brama d'ostentazione. Quattro coppie; in altri termini un bel "tiro da otto". Tirati a lucido, nonché debitamente impennacchiati, che abbiano balzane o liste bianche non importa; se c'è da cavillare qualcosa riguardo ai morelli è se si tratta di stalloni o di castroni. Propenderei per la seconda ipotesi; non ce li vedo otto stalloni adempiere al servizio. Riguardo al cocchio, tralasciamo descrizione e dimensioni, il tempo me lo impone nonché il rispetto per la vostra pazienza. Dirò solo che il cocchio è di legno e che presenta stucchevoli ed arzigogolati intrecci in ferro battuto, riverniciati di nero e d'oro zecchino. Raffigurano tralci contorti d'edera (presumo d'edera per ciò che simboleggia: attaccamento, pervicacia). Di dubbio gusto, decisamente rococò, hanno la funzione di schermare e proteggere il vetrame retrostante. Napoli è una città di discese e salite, celeberrima è quella del Cavone. Congiunge due quartieri assai popolari. Si inerpica, ripidissima, la salita del Cavone. A Napoli inoltre il culto dei morti ha una valenza non indifferente. Pensate alle catacombe di S.Gennaro, al cimitero delle Fontanelle, tanto per dire. Napoli infine è il paese del sole. Immaginatevi allora questo cocchio superbo, un tiro da otto, nero, otto morelli lucidi e bardati a dovere che scalpitano e mordono il freno in un giorno d'estate. Immagine potente. E poi c'è la questione del nero. Il fatto che attrae la luce, che l'intrappola, e con essa il calore. Non ci importa il sudore dei convenuti (per quanto, certo, tutti vestiti di nero, sarà di certo un profluvio, uno stillare generoso). Pensiamo a quei cavalli piuttosto, e alla salita, al peso, al sole che picchia. E' questo dunque il patrimonio di significanti che indirizzo allo sconosciuto che mi ha rigato il fianco della macchina, stanotte. Lui non lo sa quanto d'iconografico sia condensato nell'espressione che m'è affiorata alla mente osservando il danno.

Tu nun sì manc' a schiumm' d'o sudor' e miez' e pall' d'o cavall'e Bellomunn'nfaccia a sagliuta d'o Cavone!

Non sei neanche la schiuma del sudore tra le palle del cavallo di Bellomunno (Onoranze Funebri) che affronta la salita del Cavone.

(Lo so, s'era detto castroni e non stalloni. Qualcuno infatti sostituisce pacche a palle, ove le pacche evidentemente sono le chiappe del destriero)
postato da: fuoridaidenti alle ore 19:40 | link |
categorie: donde provengo, truculenze

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