Ciascuna al lato - sinistra e destra - a sé corrispondente, poggiano lungo le cosce flesse del mio corpo sì che passa quanto basta di spazio onde evitare che sudino tanto i palmi che le cosce, là dove queste a quelli son congiunte.
E' quasi l'alba, fa caldo sotto il piumone.
Si sono incontrate e scontrate, nella notte, sinistra e destra, più volte, bisbigliandosi cose a modo loro (vale a dire loquendo tattilmente, abborracciando, come può questa lingua parziale e in fondo muta; lingua di pelle, mediazioni di dita).
E' capitato che siano state interrotte nel mezzo d'un vivace scambio di opinioni e perciò dunque abbiano provato dispiacere, rammarico, sgomento, impotenza, frustrazione, un senso di per nulla sgravato, d'incompleto; insomma, un malloppo di cose dentro il gozzo (metaforicamente parlando, stante il caso).
E' capitato poi che un certo raccontare, vuoi per il tema, vuoi per il modo d'esporlo (come dire? una carezza leggera verso il polso, lì dove pulsa la vita, lo sapete, è come se venisse risucchiata e percepita fin nell'imo, come un tiro di coca, dritta diretta dove simboli, parole, inconscio individuale e collettivo fanno una massa fusa tuttosenziente e in fin dei conti di sé propriocettiva) abbia preso derive inaspettate, spumeggiando e schiumando e tracimando.
E' capitato (d'altronde, stando lì a mescolare, a permutare, a combinare, direi pure giocoforza!) che sia venuta fuori, perlomeno abbozzata, una parabola di cui non vergognarsi.
Ora s'intrecciano (mi rado? non mi rado?).
Cantano i merli (da quanto? non me n'ero accorto).
"Ci sono due tipi di verità: le verità semplici, dove gli opposti sono chiaramente assurdi, e le verità profonde, riconoscibili dal fatto che l'opposto è a sua volta una profonda verità"
Niels Bohr