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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Mi carezzo una ruga e me la stiro

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mercoledì, 11 giugno 2008

L'aneddoto di Tolstoj (un epitaffio)

"La nobildonna va a teatro. Nevica. Lascia il cocchiere per tre ore sotto la neve.
Il cocchiere soffre le pene dell'inferno. Ha freddo.
A teatro la contessa assiste a uno spettacolo che parla di poveri russi esposti alle intemperie.
Soffrono le pene dell'inferno. Hanno freddo. La nobildonna si commuove, piange.
Quando esce, senza preoccuparsi del cocchiere, per il quale non versa una lacrima né spreca un pensiero, gli ordina di tornare a casa.

1) L'aneddoto dimostra (dimostrerebbe) che la letteratura o l'arte riescono a trasmettere emozioni più vive della realtà.
La nobildonna soffre per i poveri 'a teatro' ma del cocchiere, persona viva e reale, non gliene frega un cazzo.

2) Dimostra l'alienazione dello spirito umano.
A un'asta di quadri di Van Gogh le ricche signore esultano per i quadri dell'artista.
Gridolini, ammirazione.
Sono parenti di quelle signore che, Van Gogh in vita, non gli comprarono mai un quadro.
Nemmeno le prostitute accettavano le sue orecchie.
Trovatemi una prostituta che non si farebbe fottere per un disegno di Van Gogh!

...I libri sono dolore, dolore, dolore
"
                                                                                                          Maria Strofa, 2 Maggio 2002


Passavo molto del mio tempo a leggere Carlo Berselli-Maria Strofa.
Assai prima che aprisse quel suo blog.
Amavo i dialoghi surreali che sapeva imbastire.
Raccontava i libri, in quel modo, una quantità sterminata di libri.
E non solo: i libri erano pretesto per tutt'altro.
Quel suo stralcio dice tutto chiaramente.

postato da: fuoridaidenti alle ore 15:24 | link |
categorie: fumus et fragmenta, sciapò

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