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Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

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giovedì, 27 gennaio 2005

Destra e Sinistra

Il più delle volte è così che accade. La destra (la fettuccia elastica dei boxer ne imprigiona il polso) indugia calda al flaccido gonfiore, lo soppesa.
Può accadere dopo l'amore, dopo il gioco, o sequenze di suoni, di parole. La destra è una conchiglia monovalve, tiene oltre una soglia ombrosa le incertezze. La sinistra, possibilmente, torna a curve prestabilite. Concave, se è di dorso che s'approccia, che associa ancora a un tenero succhiare.
Si lascia andare (certo perchè io mancino) a giravolte lente e quindi danza, dirige orchestre, stira i nervi al tocco gommoso di un gluteo, di una coscia.
Artiglio di pianista, fremito lungo quanto gli è dato da artigliare. Sto lì, proprio così, sto galleggiando. L'occhio non è imbrigliato, può vagare.
In genere sorvola, fruga pianelle e travi a leggere le rughe del soffitto. Torpori già provati, vecchie tracce.Talvolta il ticchettio d'ottone, se caricai la molla all'orologio tra i libri dell'ingresso, sembrerebbe giovare, incoraggia l'abbrivio, una partenza. Al primo soffio, però, urge una giravolta, un cambiamento.
La destra striscia dunque come serpe fin sotto il cuscino pinzandone la punta quanto basta. Prosegue piano ancora alla conca dell'orecchio, accorta che non senta quest'ultimo il cuore, no!, resti sordo alla voce delle arterie. Solo cosi continuo la manovra. Stende l'altra le grinze come un boccio, è un prolasso, sboffo d'artiglio, soffice dunque il braccio cabra adesso lungo una direttrice come d'acqua. D'inerzia può avvitarsi allora il tronco, trainandosi il bacino e poi il ginocchio. La luce che si smorza è uno sbadiglio, un planare di forme cotonate. Pare chiudersi un flutto, una cesura, quando le unisco, chiudo gli occhi e salpo.

postato da: fuoridaidenti alle ore 17:49 | link |
categorie: fumus et fragmenta

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