A meno che la sorte non sia stata fin dalla gioventù prodiga e generosa nell'ammannirvi boffici imbottiture, trippe opulente ed altro, finchè non vi raggriccerete (ovemai questo accada) in un profluvio cascante di morbide grinze rugose non potrete mai concepire o donne, bontà vostra, l'incarnazione di un certo tipo di astratta dilatabilità ontologica. E' forse questo un disegno premeditato, la curva che pareggia la piena comprensione, preclusa a noi maschi, di cosa significhi davvero partorire. Perchè c'è dilatabilità di sfinteri, nobili o meno, aperti comunque verso l'altro da sé, di cui entrambe le metà del cielo hanno cognizione, ma c'è anche quella, tormentata rassegnata e autoreferente, del contenitore che non ha sfogo se non negandosi, schiattando nella crepa. E quest'ultima è inconcepibile senza uno scroto. L'intuite, io lo so, quando usate espressioni come "rompere i coglioni" e via dicendo, e so anche che non è l'invidia del pisello a vellicarvi, no. E' il senso di sororale condivisione di un fardello, uno qualunque a scelta: il ritardo di un treno, la riunione che si protrae, l'interazione col call center, un bug di sistema...