Alle 9,57 l'ampolla mostrava incontrovertibilmente a fedeli, curiosi ed uditorio tutto che lo scioglimento del sangue s'era di fatto compiuto. Nessuna necessità pertanto, da parte delle "parenti", di spronare "faccia 'ngialluta" a che si desse una mossa a miracolare. Perchè a 'sto giro, e c'è ben poco da scherzarci sopra, ci va di mezzo Partenope e tutta la zona flegrea. A 450 chilometri di distanza riemergevo (persistenza di sincronie subliminali) da un black out letargico strappato a morsi e brandelli al termine di un ritorno omnicomprensivo di:
-disguidi burocratici alla dogana egiziana
-check in
-negoziazione sul peso dei colli
-sorvolamento anchilosante su una mappatura giallastra e filiforme che fa pensare la terra una enorme base lunare
-check out
-104 euro di pedaggio al parcheggio lunga sosta
-250 chilometri di guida abbioccata nella gestazione lenta di un albeggiare grigio
-scarico di colli
-crollo finale diagonalmente al materasso.
Riciclo perciò quanto ebbi a dire l'anno scorso in analoghe circostanze anaerobiche, abbracciandovi metaforicamente tutti.
Gravida di caligine questa mattina, così distante dall'accecamento dei giorni scorsi da metterne in dubbio l'esistenza.
Mi osservo, rassicurato, le mani; il piccolo graffio, rimediato sulla barriera corallina, sarà cicatrice, carnosa certezza d'un percorso vissuto.
Ancora qualche barbaglio insiste al limite della visuale: pesci, miriadi di pesci d'ogni taglia.
Le pinne e la maschera sono quelle da ragazzo: tecnologicamente obsolete, aerodinamicamente inefficaci.
Completamente immerso, a meno sei metri da un mondo secco e sabbioso, percepisco il senso dell'acqua come una condizione dello spirito.
Acqua come aria densa, che avvolge suoni e colori e li rallenta, che addolcisce il moto, persiste finanche nella torpidezza dell'occhio, nella molle curva della bocca della grossa cernia che, pensierosa e indolente, controlla la distanza da me con un morbido colpo di coda.
Dunque sono sospeso qui: senza peso, come solo nel volo o nell'orgasmo.
Contemplo sulla parete di fronte il tripudio di vita che sprofonda là sotto.
L'origine, la morte, il mistero, abbarbicati alla stessa radice.
E' tutto calma apparente, senza un guizzo; serpeggiando incede la murena, sbuffando nuvolaglie sabbiose grufolano triglie, iridescenze di pinne.
Finchè poi un brivido, l'alito freddo di un sipario tremante, non mi ricorda le ragioni dell'aria.
Come in certe illusioni, in certi sogni, lenta e leggera, è un soffio poi la risalita.