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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente.

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sabato, 12 novembre 2005

In ottemperanza a quanto richiesto costì mi pregio di presentarvi

Il nipote di Gregorio

E adesso dovrei spiegarlielo proprio a questi animali che cosa ci facevo vicino a quello scempio sulla spiaggia? E a cosa mai servirebbe? Dovrei raccontargli del nonno? Di questa maledizione che ci portiamo appresso? M'hanno pestato a sangue, erano in quattro, con le loro divise, gli davano giù di brutto con manganelli e scarponi. Le palpebre, dopo, mi si sono gonfiate così tanto che faccio fatica adesso a capire dove sono e chi sono. Uno di loro, una bestia con la barba, sputandomi addosso m'ha abbaiato "Porco assassino!" sferrandomi un calcio in mezzo a queste gambe. In bocca sento un sapore sconosciuto, qualcosa mi si deve essere rotto. Denti, li chiamerebbero denti questo tritume doloroso, ancora non mi ci sono abituato. L'odore intorno è di marcio e di piscio, e questo posto è umido e freddo. In altre circostanze l'avrei gradito molto, l'avrei addirittura cercato un posto così. Devo essermi pisciato e forse pure cacato addosso. Ho striature di muco, di sangue e d'altri umori, vomito forse, lo stomaco che brucia, e ancora non so capire di quest'ossatura fragile che m'intrappola che cosa si sia rotto ed incrinato. Dovrei spiegarglielo a questi animali il senso d'una coscienza mai perduta? Di quel fortore penetrante di cadavere che mi attirò, deviandomi la traiettoria? Le mosche carnarie, loro, a miliardi già ne avevano conquistato le budella. Io, con la mia palla di sterco, la condanna di Sisifo nel sangue, sfidavo le ondulazioni sulla sabbia, controvento. Una giornata di vento, carica di promesse e di profumi. Tutti ci curiamo di un uovo almeno una volta nella vita. Il senso d'una coscienza mai perduta. L'unghia smaltata di rosso, scheggiata e sanguinante, tratteneva un foglietto. "Non ti dimenticare..." c'era scritto. Il senso di cose mai perdute, mi ci caddero gli occhi. Il nonno, quel mistero volatosene un giorno da una stanza, poi la guerra, le deportazioni. Fu l'ultimo pensiero, dall'altra parte di questo specchio sporco che è il mondo. Mi ricongiunsi, non saprei dirlo come, a una radice conosciuta e maledetta, ritrovandomi lì, completamente nudo sulla sabbia, le mani e il volto sporchi di quella merda che fino a poco prima rotolavo. Una pallina ridicola, adesso. Ma che le zampe, leggendo quelle parole poco prima, avevano inavvertitamente spiaccicato sulla carta.

postato da: fuoridaidenti alle ore 08:54 | link |
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