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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

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martedì, 14 febbraio 2006

Sulla morte, con leggerezza (il dodicesimo libro dell'anno)

Questo mio breve pezzullo novembrino a qualcuno piacque e a qualcun altro un po' meno. Si dirà che è la sorte comune ad ogni cosa scritta o disegnata, cantata o interpretata, cotta o mangiata e via discorrendo. Ma lì si parlava in fondo - e manco tanto in fondo - di una presunta morte che, si sa, è faccenda assai seria come ogni "punto e basta". Noi siamo quel che siamo nel frattempo, e il mondo intorno è quel che ci dicono i sensi. E dunque, perché no?, pure quel salto contestuale - invero assai imprevisto -  che ieri l'altro mi sorprese nel mezzo di un consesso giaculatorio. L'ostia - non senza un certo ieratico trasporto - il reverendo ossequiamente innalzava. Il cataletto, il feretro, i fiori, le corone, i parenti, gli amici ed i colleghi tutti: nulla mancava nell' attesa di quell' "Ite" allorquando lo squillo assai impietoso da una borsa (e, tra le suonerie, non s'era andata a scegliere la "La Raspa"?) eruppe in un crescendo come beffa, prese per i fondelli l'uditorio, occhi calamitò lì come braci roventi a incenerir la rea, (in sé stessa compresa e assai conchiusa, poverina!, e prima che s'accorgesse e poi smorzasse quel metaforizzare vita e morte come polka leggera tutti quanti - il reverendo in primis, postea il diacono, il chierichetto ed il restante degli astanti - avremmo avuto il tempo d'azzardarne ben più d'un passo).
L'ultimo romanzo di Saramago, "Le intermittenze della morte", è semplicemente spettacolare. Datemi Saramago, datemi qualsiasi cosa di Saramago, non chiedo altro che impastoiarmi ben bene nel disorientamento labirintico della sua prosa. Datemi la perfetta coerenza che Saramago persegue e padroneggia quando sviscera e snocciola e sciorina la più incredibile sequenza di situazioni nate da un assunto iniziale impossibile, perfettamente assurdo. Poi magari a qualcuno piacerà e a qualcun altro un po' meno o niente affatto. Ma è la sorte di quel che giace sotto il sole. E nel mio piccolo (anzi direi minuscolo, infimo, microbico al confronto col Maestro) mi sono proprio goduto un'extrasistole man mano che scoprivo, in quelle pagine, più di uno zero in comune con questo pezzo qui
postato da: fuoridaidenti alle ore 15:39 | link |
categorie: mi pregio daver letto

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