E' giovedì, ed è dalle 7,32 di stamattina che combatto con un caotico affastellarsi di varie amenità sopportabili solo in quanto retribuite. Ma quello che mi attrae e mi distrae di continuo è il libro che ho sul tavolo. Ancora incellophanato, è il dono d'una persona cui tengo molto. Si tratta d'un romanzo di tal Ariel Dorfman, intitolato "La tata e l'iceberg". Ancora non ho deciso se deflorare il package qui in ufficio o rimandare l'operazione a posdomani pomeriggio, durante il volo verso El Quseir. Nel frattempo -feticisticamente- lo porto appresso dovunque e ne pregusto la profanazione. Ieri ho finito di leggere "L'opera struggente di un formidabile genio" di Dave Eggers e mi è piaciuto abbastanza, anche se il finale è -come dire- un po' sottotono. Avevo letto in giro che si trattava d'un romanzo leggero e invece a me è parsa una storia profondamente triste. Questo può significare solamente che o io o chi l'ha recensito non ha capito la proverbiale mazza. Rabbrividisco. In ogni caso non è di libri che volevo parlare. Domani avrò una giornata molto pesante, fatta eccezione per la parentesi serale conviviale che molto probabilmente mi lascerà groggy e con la fiatata di Superciuk. Dunque non credo che potrò ricapitare qui a meno che non m'avanzi qualche inattesa frattaglia temporale.
Pian piano si sta aprendo il cielo, ed era ora, finalmente!.
Il post è intitolato "Empatìe" perché effettivamente proprio a quel senso di condivisione profonda (del tutto inaspettato, visto che proveniva da un computer) ho ripensato quando, subendo la pesantezza di questa giornata, il monitor di sistema m'avvertiva che "IL MEMBRO E' PIENO".
"Eh già, il membro è pieno" - ho pensato - "però non m'aspettavo che lo fosse pure il tuo".
Saluti a tutti. Ci si risente tra un po'.