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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

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venerdì, 21 aprile 2006

Libri

Fino ai quaranta si fischia e si canta
Dopo i quaranta 'na fitta de qua, un dolore de là...


"La Tata e L'iceberg" di Ariel Dorfman non m'è piaciuto affatto (aveva ragione QuotaZero ad inarcare le sopracciglia). Mi porta comunque a quota 24 da inizio anno. Perché non m'è piaciuto? L'ho dimenticato. M'ha appiccicato però un senso, come dire, di prolissità (e detto da me è quanto dire). M'è parso inoltre che la trama fosse in un certo senso inconcludente forzata e stiracchiata in più di un punto.

Invece una gran bella sorpresa si è rivelata l'opera della dottoressa EvaCarriego, alias Lina Dettori, "La famiglia immaginaria". Ci sono effettivamente, ma questo è un discorso che rischia di portarci a Nowhereland, scritture che assumono un sapore assai diverso quando vengono trasferite sulla carta. Voglio dire, al di là del fatto che la preferenza di leggere delle parole da uno schermo piuttosto che da un foglio sia imputabile o meno ad una questione generazionale, è pur vero che se non scegliete un bel bicchiere da degustazione e non lo fate riposare quanto occorre, oppure se non avete l'accortezza di stapparlo ad una determinata temperatura, allora il vernacolo d'un Brunello o d'un Barolo non si distinguerà mica poi tanto da quello d'un Ronco o d'un Tavernello. Beh, "La famiglia immaginaria" la ritrovate nel blog di EvaCarriego. Io vi consiglio di comprarlo. Oltretutto è stampato da dio. E vado a quota 25.

Riletto il grande Alan Bennett ("La signora nel furgone", "La cerimonia del massaggio", "Nudi e crudi", "La pazzia di Re Giorgio"). L'ho invidiato, ovviamente. Fluidissimo, intelligente, te lo sciroppi uno via l'altro che manco te ne accorgi. E vado a 29.

Poi James Hillman, "Puer Aeternus", e ancora sto riflettendo sul concetto di tradimento. I libri di psicologia mi piace piluccarli ogni tanto. Resto esterrefatto dalle conseguenze di certi ragionamenti. Voglio dire, si fanno viaggi davvero sorprendenti. Ci tornerò con più calma su questa cosa, adesso non ho tempo. Promesso. Intanto segno 30 e passo appresso.

Jonatan Coe "La banda dei brocchi". Oh, che dirvi? A me Coe piace. Appena "Il circolo chiuso" passa in second price me l'accatto. Ne "La Banda" c'è perfino un capitolo come la chiusa dell'Ulisse di Joyce. Una sorta di "stream of consciousness". Con i dovuti distinguo, non c'è bisogno d'aggiungere, qui stiamo in un contesto meno pretestuoso e più leggero. Ma resta un gran bel romanzo a mio avviso. E segno 31.

Roberto Bolano. "Un romanzetto canaglia" e "Monsieur Pain". Di Bolano avevo letto "La letteratura nazista in America", dopo un'occhiata a un articolo su Nazione Indiana (che peraltro non ritrovo più e dunque scordatevi il link). Ed ero rimasto affascinato dalla sua prosa cristallina e senza sbavature pur nella catabasi dell'orrore in cui pian piano conduceva il lettore. Questi due romanzetti, che mi portano a quota 33, sono stati come una bella fetta di pastiera napoletana profumata ai fiori d'arancio. "Monsieur Pain", tra l'altro, che tratta di mesmerismo, m'ha riportato alla mente i tiemp' bell' 'e 'na vota di quando Flounder andava per certi locali con dei minivestiti strizzati addosso e i pappagalli appiccicati sopra. Lo so, chi ignora di cosa si stia parlando adesso ci resterà male, ma quel link non lo trovo. Spulciatevi il suo passato, e statevi bene. Ciao
postato da: fuoridaidenti alle ore 09:38 | link |
categorie: mi pregio daver letto

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