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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

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mercoledì, 24 maggio 2006

Poi s'andò a cena al Falco d'oro di Ostia

Con una morbida sterzata, a retromarcia, imbocca l'auto l'ultimo varco libero. Poco oltre -cigolando- una catena sbarra ogni passaggio. C'è brezza, il cielo è sgombro, sui marciapiedi tutt'intorno nessuno. "Entrambi d'acqua, condannati a ritornare". Lo sguardo abbracciò silenzioso la lunga schiera di palazzine anni '50. Ovunque i segni della salsedine e del sole. Pensai a certe speculazioni di quei tempi: lotti di terra destinati ai marinai poi requisiti e dirottati al jet set. Ovunque -adesso- democratico il passare, che cretta intonaci e addenta le ringhiere. La donna ha belle e affusolate le mani, occhi profondi e mocassini intrecciati. E' alta, ragion per cui può risparmiarsi le conseguenze del quotidiano uso dei tacchi. Seguiamo la curva del porticciolo, a passi lenti, al riparo dei rischi di un mistero che percepiamo al di là della scogliera. Dentro, come al guinzaglio, tante barche. Dondolano, allineandosi col vento. Sulla cima d'un pennone -in controluce- una donna lavora a qualche cosa. Sembra a suo agio, non ha nessuna fretta, è un grosso ragno che ha premura del suo nido.

postato da: fuoridaidenti alle ore 14:49 | link |
categorie: minimal stories

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