Gli ultimi sono giunti prima dell'alba, coi loro carichi, ordinati sullo spiazzo. Di qua dal fiume c'è il sentiero ecologico. Serpeggia, all'ombra tremula dei pioppi e dalle acacie. Spingono carrozzine con affanno, l'occhio alla sponda, badanti accaldate. Può capitare d'imbattersi sovente in pensionati, sulle panchine giù allo snodo. Discutono di calcio, di politica, sbirciano il culo e le tette delle donne, qualcuno legge il giornale. E joggers, certamente, e innamorati. Ed altri, poi, che vanno a spasso con il cane. Il battistrada delle mie scarpe è così liscio che devo stare attento, sulla breccia, alle discese e alle curve troppo strette. Ho il fiato corto, tengo un ritmo non mio. Di là da qui, lunghe pertiche impugnando, hanno uno sguardo stanco i camionisti; e barbe incolte, e canotte sudate. Le sponde, ora calate, sono scivoli: unico sfogo, unico inghiottitoio. Incitano le bestie i lavoranti a incamminarcisi a ficconi, senza meno. La costruzione è gelosa di quel che dentro vi accade. Trame sottili le grate alle finestre. La morte ha ruote dentate, molti ganci, e ingranaggi tonitruanti da cui erutta. Mi sono inginocchiato sulla breccia per rifarmi un nodo slacciato e ho liberato la stringa da una foglia pelosa, abbarbicata. Affannavo e sudavo a goccioloni, lungo i bracci, le ascelle, il collo, i peli, la punta dei capelli, sulle mani, e per i rami pulsanti delle vene. La breccia s'inghiottiva tutto quanto. Di là dal fiume la morte cigolava, incurante e metallica, stridendo. Sbuffi bollenti urla compresse accavallando sfiatava il tutto poi in un lungo rutto triste.
Ma è proprio così diverso, è un'altra cosa quest'amore che concepiamo, di parole, dal grifo gli occhi il grugnito delle troie?
Ho ripreso la corsa, un po' più vecchio, ben attento al battistrada e alle sue insidie.
Tre coppie d'uova, quelle di campagna, qui al mercato le fanno un euro e ottanta.