CalMa

Chi sono

Blogger: fuoridaidenti
Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
mercoledì, 26 luglio 2006

La banalità del male

Nell'ultimo libro che ho letto (lo so, ho smesso di fare la conta, e chissenefrega), bellissimo, una raccolta di racconti di Friederich Durrenmatt (andrebbe scritto coi due puntini sulla U, non so come metterli, chissenefrega) mi pare, tralasciando qualsivoglia considerazione riguardo a stilemi, prosa e via dicendo (massì, tralasciamo, che siamo incompetenti, epperò talvolta anzi sovente c'era sembrato di stare a leggere kafka, chissenefrega), mi pare, dicevo, d'avere individuato una sorta d'ossessione (a dire il vero più d'una, ma concentriamoci su quel che è funzionale al discorso che andiamo a sviluppare e a culo il resto) che è poi quanto si percepisce in certi altri suoi celeberrimi romanzi, quali "Il Sospetto", "La promessa", "Il giudice e il suo boia" (Tié! Accussì v'aggio fatto vede' che nun sto improvvisann'. Io 'o cunosc'  bbuon' a Durrenmàtt!), e cioè, dicevo, una sorta d'impossibilità della giustizia. Che significa? Be', voglio dire (chi m'ha cecat' 'e parti' proprio da qui! Mo' c'è caso che qualcuno viene, legge, e mi contraddice alla grande, vafangùl') non aspettatevi, leggendo Durrenmatt, di trovare una spiegazione logica del perché il male, la guerra, l'omicidio, la ragione, la scusa, il perdono, il rimorso, l'espiazione la colpa il colpevole e quant'altro. In un lungo racconto, "La guerra invernale del Tibet", c'è un interessantissimo parallelismo (corroborato da teorie della fisica, costanti numeriche e altre cose del genere) che sviscera l'evoluzione delle stelle e l'agire dell'uomo. In pratica, dice il nostro, la coesistenza di forze antagoniste, lo spin di particelle, elettroni, stelle, pianeti o galassie, l'agire per non collidere, collassare, questa sorta di condanna ontologica, che non esclude affatto l'esplosione più intensa e, se il caso o chi per esso lo vuole, l'implosione in sé stessi fino al buco nero, tutto ciò, a livello individuale, micro macro o di gruppo, impone che l'azione di chiunque, sia esso pianeta o uomo, sfugga, lo deve necessariamente, da qualsivoglia lettura eticomoralistica. D'accordo o non d'accordo, ma tant'è.
L'impiegato allo sportello della banca mi sta proprio sul cazzo, m'è sempre stato sul cazzo. E' che come si fa a cinquant'anni suonati a vestirsi come se ne avessi 20? 'Sti pantaloni a mezzo polpaccio, coi laccettini che stringono o allargano a seconda di non so quale necessità. Cazzo, se hai caldo metti i calzoni corti no? e se no vafangùl'! Quel ciuffettino ribelle, 'sta mezza sega rossomalpelbarbuta una volta mi rispose a traverso guadagnandosi un angoluccio nel killfile. Quando arrivo ("sosta consentita alla sola clientela per il tempo necessario a svolgere le operazioni bancarie") adoro parcheggiare in modo da rendere al mio prossimo difficoltose assai le manovre per uscire dal piazzale. Ma in modo, lo faccio, che non mi si possa dire "Le spiacerebbe spostare la macchina?". In modo perfettamente lecito. Tuttalpiù penseranno "Che imbranato, poteva metterla meglio e tutto 'sto casino non nasceva". Gli sto sul cazzo anch'io, lo vedo da come mi guarda. Vuolsi così, è ontologica condizione.
postato da: fuoridaidenti alle ore 13:02 | link |
categorie: casi umani, mi pregio daver letto, fanculamenti

Commenti