Fino a dieci anni or sono questo elegante borgo era un mucchio di costruzioni sgarrupate. Ci si veniva in cerca di asparagi a primavera. A valle -fino alla forra che poi si tuffa al fiume- s'estende una lunga piana coltivata a tabacco. Un tempo il posto ospitava un ciuffo di famiglie. E' rimasta un'edicola in pietra sulla curva. Contiene un'immagine votiva, oggi sbiadita. A malapena si riconosce la madonna. Qualcuno continua a portarci fiori freschi. In un anno tutto è stato ricostruito nel rispetto d'una tradizione sobria e austera. Ma c'è qualcosa di artatamente manieristico -l'eccessiva ricercatezza dei dettagli- che violenta in un certo senso questo luogo relegandolo a mero "prodotto di consumo". Le finiture in ferro battuto, le ringhiere, le griglie, le forazze, i riquadri in pietra serena alle finestre, le soglie, gli architravi sui portali delle case: tutto è seriale, tutto è uguale, spiccicato. E il contrasto poi, un pugno nell'occhio addirittura, tra il cemento bianco lucente dello stucco e l'arenaria nelle mura di cinta e nei bastioni: l'effetto mi risulta fastidioso. Quando mi trovo in posti del genere mi torna a mente la "Romantic Strasse". Mi ricordo prendemmo una deviazione attirati da un castello intravisto in mezzo ai boschi. Da lontano sembrava un meraviglia. Ci arrivammo di pomeriggio, s'era agli inizi d'autunno. I merli, le torrette, il fossato, le mura rosa: tutto era finto, rifatto, recentissimo. Sembrava d'essere finiti a Disneyland.
Il mio amico cincischia col cellulare, seduti a un angolo d'una lunga tavolata. Siamo un gruppo di quindici persone. Un altro tavolo, composto di donne solamente, è parallelo al nostro. Le abbiamo contate, quindici come noi. Mentre mi parla sbircio una ragazza che indossa un corpetto chiuso da certe lunghe stringhe incrociate. Sotto la scollatura schizza all'occhio la gonfia costrizione dei suoi seni. Due monumenti, che dio li benedica. Il mio amico mi racconta le sue storie. Lui tesse mucchi di relazioni con le donne. Di rado concretizza, preferisce tenersi sul virtuale. Quel che è strano è che imbastisce più d'una storia con la stessa donna, assume diverse identità. Mi mostra la foto di una signora che sorride tristemente. "Con questa -dice- "da questa sim chatto con il mio vero nome. Da quest'altra uso un nome come il tuo. Col mio nome sono una persona seria, col tuo ci faccio mucchi di porcate". La cameriera serve gnocchi al tartufo al tavolo di fronte, quello di sole donne. Piegandosi mette in mostra una regione lombare che ha tutta la mia più sincera ammirazione. C'è un piccolo neo, un puntino rotondo, nero, preciso. Fissa in modo superbo e conclusivo il castello di cose dette fino adesso.