E' un periodo questo che davvero non ho nemmeno il tempo di guardarmi con calma in faccia alla mattina. Sono a Roma, mi sono scordato di portare: rasoio, caricabatterie dei telefonini, lenti a contatto, amuleto Winnie Pooh di cui a questo post e chissà che altro ancora. Usurpo questa città per lungo e largo a botte di metropolitana (linea A con passaggio alla B una volta giunto a Termini e viceversa poi al ritorno), camminate a passo veloce tra giapponesi a grappoli sciamanti già alle 8 appresso a bandierine gialle e bianche (gnente gnente che il Vaticano gestisse quacch'agenzia di viaggi directly?). E la mattina poi (ah! le parsimoniose sorelle!) mi sveglio che il riscaldamento non è manco stato appicciato (non guardate adesso che è una giornata da dio, pensate alle sei e mezza sette con la condensa ai vetri). La doccia è un morso nei reni, un bel morso scozzese (bollente prima, gelato dopo). Perimetralmente a stento mi contiene devo dire (e sì che non ho un'epa prominente, non sono sovrappeso, scendo giù dritto come un fuso, come un tuffo dal trampolino). 'Sta cazzo di tendina! Lo sapete come succede, no? L'acqua riscalda l'aria, provoca un risucchio, la stoffa s'azzecca addosso, che incazzamento a primma matina! Eppure c'è una cosa, due parole soltanto consentitemi. Le devo al libro che sto leggendo a smozzichi e lacerti tra una fermata e l'altra d'autobusse, di metro, di pause pranzo, caffé, d'aperitivi, cene, telefonate, essemmesse, chattate e via dicendo. E.L.Doctorow è l'autore. S'intitola "La città di dio" ed è un libro della madonna (non s'offenda nessuno che questa è casa mia e qui comando io). Tre euri su una bancarella a Napule la scorsa settimana. Vomero. Davanti alla scuola elementare in Via Luca Giordano. C'erano altre tre copie. Se passate di lì...