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Una cascata d'armonici. E poi lo sfregamento dei polpastrelli sulle corde. E i bassi, naturalmente. Non fumo. E' una posa.

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lunedì, 25 febbraio 2008

Buràn: Il Banner

Mi è stato chiesto come fare ad inglobare nel proprio blog il banner di Buràn.
Basta includere nel template le righe sottostanti (dove, lo decidete voi).
Larghezza e altezza, 150 x 150 di default, sono modificabili a piacere.

<a href="http://www.buran.it" target="_blank">
    <img src="http://www.buran.it/img/banner.jpg" border="1" width="150" height="150">
</a>
postato da: fuoridaidenti alle ore 08:30 | link |
categorie: buràn
lunedì, 18 febbraio 2008

Il Cibo


Riciclo - e sono tempi, questi, che è cosa buona il riciclo - le parole con cui presentai il numero 3 di Buràn. Rileggendole per caso, stavo ordinando i miei post a seconda del tema ed ecco, all'etichetta Buràn, gli occhi mi cadono su queste righe,

"...E mi piace immaginarci tutti in uno stesso paradosso: la redazione, quelli che hanno collaborato, setacciato la rete, tradotto testi, scovato fotografie, quelli citati lì nei credits, gli autori dei racconti, i personaggi descritti, quelli ritratti, noi che leggiamo e a nostra volta siamo letti, siamo, d'altro, divoratori e divorati."

Divoratori e divorati, ho pensato, è un'ottima metafora in generale. Ottima, cioè, in ogni circostanza. Ci sono dei racconti - non dirò quali, non posso, per ovvie ragioni - un paio di personaggi in questo numero di Buràn che, ecco, sinceramente, poche altre volte m'è capitato di provare così forte il desiderio di averli voluti conoscere, incrociare per davvero.

Buona lettura.
postato da: fuoridaidenti alle ore 08:31 | link |
categorie: buràn
sabato, 01 dicembre 2007

Liquido, elastico, dinamico: Buràn

Lo vedrete con il prossimo numero. Anzi, non lo vedrete affatto. Vedrete solo qualche piccola variazione. Un paio di icone in più sull'header e sul footer della pagina. Ci andrete sopra col mouse e le cornici si illumineranno come a dirvi: è proprio questo che vuoi? questa è la scelta che intendi fare? Il resto vi sembrerà tutto tale e quale. Il fatto è che io adoro le complessità nascoste, i rovesci metafisici, le seghe mentali. Sono due mesi, forse più, che diserto questo blog. Questioni di tempo, di filosofia della programmazione, di rigore, cocciutaggine, ignoranza e via discorrendo. Ma, fondamentalmente, se sono stato lontano è stato per Buràn

Liquido
.
Dal prossimo numero, Buràn, tecnicamente parlando, apparirà grossomodo con la stessa identica interfaccia indipendentemente dalla risoluzione video con cui vi accederete. A me, caratterialmente, quel grossomodo costa parecchio da mandare giù. Ma il fatto è che ci sono, come dire, limiti "fisici" nei browser, così come nella materia del resto, e li dobbiamo accettare. D'altronde, si sa, ovunque per la rete ci sono siti dove è specificato chiaramente per quale risoluzione il sito stesso è "ottimizzato". L'idea di farlo liquido, Buràn, mi venne in mente studiando le statistiche (e di questo ringrazio l'ottimo Doug: grazie Doug!). C'era e c'è una bella insalata di browser per il mondo, risoluzioni schermo, sistemi operativi ecc. ecc.. Be', non voglio entrare nel merito. Come dicevo sono due mesi che ci ho lavorato. L'ho testato e ritestato. Vedrete. Anzi, non vedrete. Vedrete poco o niente. Poi mi saprete dire

Elastico.

Ho lavorato all'accessibilità. Concettualmente l'accessibilità è legata a doppio filo alla liquidità di cui sopra. Perché, a seconda della risoluzione video utilizzata, la grandezza dei caratteri del browser rende il sito leggibile più o meno. Dal prossimo numero di Buràn, qualora ingrandirete o rimpicciolirete i caratteri a vostro piacere (tutti i browser consentono questo. Firefox, ad esempio, lo fa tramite la combinazione di ctrl+, ctrl-, ctrl0) Buràn si comporterà elasticamente. Vale a dire che manterrà sostanzialmente invariato il suo layout. Non ci saranno sovrapposizioni di caratteri uno sull'altro. Non interferiranno tra di loro. Non è cosa da poco. Non mi dilungo, ma credetemi sulla parola. Fa fede la mia scrivania che è piena zeppa di articoli a riguardo (nonché, non vi dico le iscrizioni ai forum qua e là per il web. Lasciamo perdere)

Dinamico
La parte più divertente, come programmazione. Ho lavorato alla generazione dinamica delle pagine di Buràn. Avevo scritto un bel motore in javascript e filosoficamente era d'una coerenza affascinante. La struttura di ogni numero della rivista - ridotta ai minimi termini - è una cosa fortemente reiterativa. Dunque è un'attività da automatizzare. In questi casi la prima cosa da fare è individuare quali sono i componenti base della struttura: quelli imprescindibili, quelli che si reiterano. Tre pagine. Ogni numero ha bisogno soltanto di tre pagine. Questo è il bello della programmazione. Generalizzare. Questa è filosofia, altroché. Le pagine, in fondo, sono soltanto dei contenitori. Le cose contenute al loro interno (testi, immagini, come devono presentarsi, quale colore avere, se in grassetto, in corsivo, se fisse o elastiche ecc. ecc.) sono regole definite in un foglio di stile esterno. Il riempimento delle pagine è un'azione che nella fattispecie viene gestita da un motore, un programma. Funzionava tutto perfettamente. Wow! Spettacolare! Poi però non avevo considerato i motori di ricerca. Se all'interno d'una pagina web non ci sono più parole-chiave, ma soltanto chiamate a funzioni di programma, come fanno gli spider dei motori di ricerca a censire quelle pagine e a indirizzare chi cerca un autore, un titolo, una stringa di parole? Insomma m'è toccato fare marcia indietro. Però non ho abbandonato il mio progetto. Il motore l'ho portato fuori, realizzando un programma a parte (in Visual C, per l'esattezza). Adesso gli diamo in pasto i testi e... oplà! Lui genera dieci cento mille pagine html statiche con buona pace degli spider. Voi tutto questo non lo vedrete. Ma io dovevo raccontarlo ugualmente.
postato da: fuoridaidenti alle ore 11:12 | link |
categorie: buràn
lunedì, 01 ottobre 2007

Buràn 3-Il Conflitto



Mi bastano e avanzano le dita di una mano per contare le volte che ho incontrato dal vivo Brunella, Luca o Sabrina; con Flaviano, per dire, non ci siamo mai visti.
Si ha un bel parlare di "democrazia della rete" ultimamente. Buràn, nel suo piccolo, ne è un esempio concreto.
Ci si conosce poco, in senso convenzionale intendo, noialtri; eppure è un anno e passa che lavoriamo a questo progetto.
Il numero che esce quest'oggi ha per titolo "Il Conflitto" ed è ovvio che, guardando ai fatti di Birmania (ma non solo, ché di conflitti purtroppo è intriso il mondo), il tema proposto risulta tristemente d'attualità.
Ma il punto è che qualsiasi cosa, intendo la natura stessa dell'agire, ogni fenomeno fisico, volendo, poggia in un certo senso su un conflitto, uno squilibrio.
Sogni, malattie, la furia creativa dell'arte, padri e figli.
C'è un proverbio taoista che pressappoco dice: "quando la luna è piena comincia a calare".
La calma, il lemma che battezza questo blog, non è che una dialettica di forze antagoniste in equilibrio.
Perciò mi sento particolarmente legato a questo numero di Buràn.
E mi piace immaginarci tutti in uno stesso paradosso: la redazione, quelli che hanno collaborato, setacciato la rete, tradotto testi, scovato fotografie, quelli citati lì nei credits, gli autori dei racconti, i personaggi descritti, quelli ritratti, noi che leggiamo e a nostra volta siamo letti, siamo, d'altro, divoratori e divorati.
postato da: fuoridaidenti alle ore 00:03 | link |
categorie: buràn
martedì, 08 maggio 2007

Buràn: La città

"Un luogo è un linguaggio: noi possiamo essere "qui" solo accettando le regole linguistiche che lo inventano. Essendo il porsi di un linguaggio arbitrario e non deducibile, i diversi linguaggi indicheranno luoghi totalmente discontinui. [...] Un linguaggio è un gigantesco "come se", una legislazione ipotetica che in primo luogo inventa i propri sudditi: i luoghi, gli eventi. Con quel gesto arbitrario fissiamo i valori delle carte, ma da quel momento subentra il rigore del gioco e del rito..."

G. Manganelli "Un luogo è un linguaggio"


"Che cosa si può conoscere del mondo? Dalla nascita alla morte, che quantità di spazio può sperare di abbracciare il nostro sguardo? Quanti centimetri quadrati del pianeta Terra avranno toccato le nostre suole? Girare il mondo, percorrerlo in lungo e in largo, non permetterà di conoscere più che qualche ara, qualche arpento: minuscole incursioni in vestigia incorporee, brividi d'avventura, improbabili ricerche fossilizzate in una nebbia dolciastra di cui alcuni particolari si fisseranno  nella nostra memoria: al di là di tutte queste stazioni e di queste strade, [...] e dei mucchi di pietre e dei mucchi d'opere d'arte, saranno forse tre bambini che corrono su una strada bianca, oppure una casetta uscendo da Avignone, [...] quattro ilari obesi al tavolino di un caffè alla periferia di Napoli, la via principale di Brionne, nell'Eure, due giorni prima di Natale verso le sei di sera, il fresco di una galleria nel suk di Sfax [...] ...
E con essi, irriducibile, immediata e tangibile, la sensazione della concretezza del mondo: qualcosa di chiaro, di più vicino a noi: il mondo, non più come un percorso da rifare senza sosta [...] non come unico pretesto per una esasperante accumulazione né come illusione di una conquista, ma come ritrovamento di un senso, come percezione di una scrittura terrestre, d'una geografia di cui abbiamo dimenticato di essere gli autori."

G. Perec  "Specie di spazi"


Ci sono mondi che si raccontano, là fuori, distanti e differenti, voci che chiedono ascolto, scritture invisibili. Storie narrate in lingue incomprensibili vorticano nel grande oceano della rete. Buràn annulla il silenzio, decodifica il rumore bianco dell'altrove, supera distanze e lingue altre. E' in linea il numero due: "La città"
postato da: fuoridaidenti alle ore 11:57 | link |
categorie: buràn
lunedì, 08 gennaio 2007

Buràn buriana spariglia voci il mondo


Era lo scorso luglio, una sera, a casa sua, luogo stupendo, Brunella mi prende da parte, voi capite, ci eravamo bevuti il bevibile, pensate che poi sono tornato a casa in taxi, insieme a Dido e Verdemare, su al Vomero,  all'Arenella precisamente, sono sceso tronco strainìto e manco ho fatto il verso di pagare, e questo non è da me. Dicevo, Brunella mi prende da parte, mi illustra questo progetto partorito dalla mente di Flaviano, un vulcano a ben altre latitudini. Qui c'e il Vesuvio e c'è piazza del Plebiscito, ed il traffico c'è, e le voci, fuori e dentro. Accetto, nella squadra c'è qualcun altro, mucchi di affinità, di sintonie, di modi di percepire. Accetto, e non so bene qual è il mio ruolo. E insomma, stamattina a questo pensavo, oltre i vetri un cielo grigio ma che tiene, certo che tiene, e una temperatura dolce, da primavera. Mi gorgoglia il caffé sul fuoco e penso alle mescole di fluidi, in senso stretto ed in senso molto più lato, mescole di caffé con latte, mescole d'aria, e venti, belle 'mbriane, buriane, portano voci, odori, semi, il carico di cose della vita. Parte Buràn, è un carrozzone cigolante, così lo immagino e lo vedo, sa di legni e di spezie, è bruciacchiato, impolverato e macchiato di caffé, e d'olio, e un ragazzino ha appiccicato sotto il tavolo una cicca ciancicata. Così parte Buràn numero zero. Leggetevelo, è uno spicchio delle voci di là fuori.
postato da: fuoridaidenti alle ore 09:51 | link |
categorie: buràn