Lo vedrete con il prossimo numero. Anzi, non lo vedrete affatto. Vedrete solo qualche piccola variazione. Un paio di icone in più sull'header e sul footer della pagina. Ci andrete sopra col mouse e le cornici si illumineranno come a dirvi:
è proprio questo che vuoi? questa è la scelta che intendi fare? Il resto vi sembrerà tutto tale e quale. Il fatto è che io adoro le complessità nascoste, i rovesci metafisici, le seghe mentali. Sono due mesi, forse più, che diserto questo blog. Questioni di tempo, di filosofia della programmazione, di rigore, cocciutaggine, ignoranza e via discorrendo. Ma, fondamentalmente, se sono stato lontano è stato per
Buràn
Liquido.
Dal prossimo numero, Buràn, tecnicamente parlando, apparirà
grossomodo con la stessa identica interfaccia
indipendentemente dalla risoluzione video con cui vi accederete. A me, caratterialmente, quel
grossomodo costa parecchio da mandare giù. Ma il fatto è che ci sono, come dire, limiti "fisici" nei browser, così come nella materia del resto, e li dobbiamo accettare. D'altronde, si sa, ovunque per la rete ci sono siti dove è specificato chiaramente per quale risoluzione il sito stesso è "ottimizzato". L'idea di farlo
liquido, Buràn, mi venne in mente studiando le statistiche (e di questo ringrazio l'ottimo
Doug: grazie Doug!). C'era e c'è una bella insalata di browser per il mondo, risoluzioni schermo, sistemi operativi ecc. ecc.. Be', non voglio entrare nel merito. Come dicevo sono due mesi che ci ho lavorato. L'ho testato e ritestato. Vedrete. Anzi, non vedrete. Vedrete poco o niente. Poi mi saprete dire
Elastico.
Ho lavorato all'
accessibilità. Concettualmente l'
accessibilità è legata a doppio filo alla
liquidità di cui sopra. Perché, a seconda della risoluzione video utilizzata, la grandezza dei caratteri del browser rende il sito leggibile più o meno. Dal prossimo numero di Buràn, qualora ingrandirete o rimpicciolirete i caratteri a vostro piacere (tutti i browser consentono questo. Firefox, ad esempio, lo fa tramite la combinazione di ctrl+, ctrl-, ctrl0) Buràn si comporterà
elasticamente. Vale a dire che manterrà sostanzialmente invariato il suo layout. Non ci saranno sovrapposizioni di caratteri uno sull'altro. Non interferiranno tra di loro. Non è cosa da poco. Non mi dilungo, ma credetemi sulla parola. Fa fede la mia scrivania che è piena zeppa di articoli a riguardo (nonché, non vi dico le iscrizioni ai forum qua e là per il web. Lasciamo perdere)
Dinamico
La parte più divertente, come programmazione. Ho lavorato alla generazione dinamica delle pagine di Buràn. Avevo scritto un bel
motore in javascript e filosoficamente era d'una coerenza affascinante. La struttura di ogni numero della rivista - ridotta ai minimi termini - è una cosa fortemente reiterativa. Dunque è un'attività da automatizzare. In questi casi la prima cosa da fare è individuare quali sono i componenti base della struttura: quelli imprescindibili, quelli che si reiterano. Tre pagine. Ogni numero ha bisogno soltanto di tre pagine. Questo è il bello della programmazione. Generalizzare. Questa è filosofia, altroché. Le pagine, in fondo, sono soltanto dei contenitori. Le
cose contenute al loro interno (testi, immagini, come devono presentarsi, quale colore avere, se in grassetto, in corsivo, se fisse o elastiche ecc. ecc.) sono regole definite in un
foglio di stile esterno. Il
riempimento delle pagine è un'azione che nella fattispecie viene gestita da un motore, un programma. Funzionava tutto perfettamente. Wow! Spettacolare! Poi però non avevo considerato i motori di ricerca. Se all'interno d'una pagina web non ci sono più parole-chiave, ma soltanto chiamate a funzioni di programma, come fanno gli spider dei motori di ricerca a censire quelle pagine e a indirizzare chi cerca un autore, un titolo, una stringa di parole? Insomma m'è toccato fare marcia indietro. Però non ho abbandonato il mio progetto. Il motore l'ho portato fuori, realizzando un programma a parte (in Visual C, per l'esattezza). Adesso gli diamo in pasto i testi e... oplà! Lui genera dieci cento mille pagine html statiche con buona pace degli spider. Voi tutto questo non lo vedrete. Ma io dovevo raccontarlo ugualmente.